Partite IVA, proroga regime dei minimi per il 2015

Un emendamento al decreto Milleproroghe approvato alla Camera proroga la scadenza del termine per scegliere di aprire una partita IVA col vecchio regime dei minimi al 5%. Il decreto, la cui scadenza è prevista per il 1 marzo, è ora in discussione nelle aule parlamentari per essere convertito in legge. Il Governo è intenzionato a porre la questione di fiducia. Bloccato anche l’aumento dell’aliquota dei contributi INPS.

Per tutto il 2015 sarà possibile optare per il regime dei minimi con aliquota al 5%

La legge di stabilità 2015, non senza strascichi di polemiche, aveva disposto la fine del regime del minimi al 5%, stabilendo il termine per aprire una partita IVA e optare per questo regime al 31 dicembre 2014.
Veniva stabilito in particolare che, per 5 anni, e comunque non oltre il compimento dei 35 anni di età, chi avesse optato per questa soluzione avrebbe pagato un’aliquota del 5%.

Questo regime sarebbe stato sostituito dalla nuova versione del regime forfettario (chiamato anche “nuovo regime dei minimi”), che prevede un’aliquota del 15% e dei requisiti d’accesso diversi rispetto al vecchio sistema.

Come prevedibile la norma aveva portato all’apertura di un accesso dibattito, perché eliminava, proprio in questo periodo di difficoltà, una misura che poteva favorire l’apertura di nuove imprese o l’avvio di attività artigianali o di libera professione.

Un emendamento al decreto Milleproroghe approvato alla Camera ha esteso la possibilità di aprire una partita IVA con aliquota al 5% per tutto il 2015. Ora bisogna attendere l’approvazione finale da parte dei due rami del Parlamento. Il Governo, per accelerare i tempi, sarebbe intenzionato a porre la questione di fiducia.

Cosa prevede l’emendamento?

L’emendamento prevede che i titolari di partita IVA con guadagni fino a 30 mila euro all’anno, fino al 31 dicembre 2015 potranno scegliere:

  • il vecchio regime al 5% ma, solo per 5 anni o comunque fino al raggiungimento dei 35 anni d’età;
  • il nuovo regime dei minimi con aliquota forfettaria al 15%, come previsto dalla legge di Stabilità 2015.

Oltre a questo, è stato anche approvato l’emendamento Saltamartini, che blocca al 27,72% l’aumento previsto per l’aliquota per i contributi previdenziali dei titolari di partita IVA iscritti alla Gestione separata INPS.
L’aumento dell’aliquota sarà graduale; raggiungerà il 28% nel 2016, per poi salire al 29% nel 2017.

Si tratta di misure importanti, considerata la situazione di difficoltà in cui versano le imprese e le attività artigianali, oltre che i giovani liberi professionisti, in questo delicato periodo. Avviare e mantenere un’attività comporta impegno e costi, che in una situazione di crisi incombono in maniera particolarmente gravosa. Occorrono delle efficaci strategie per crearsi uno spazio sul mercato, spesso servono dei prestiti e occorre pagarne le rate. Quello di poter scegliere un regime fiscale più leggero, almeno nel primo periodo di attività, può rappresentare un’importante boccata di ossigeno per giovani imprenditori o professionisti che rischiano di essere schiacciati dal debito.
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