Pannelli fotovoltaici e incendi, quali sono i principali rischi?

Negli ultimi anni si è registrata una crescita esponenziale di impianti fotovoltaici, grazie sopratutto alla politica di incentivi statali che ha reso economicamente conveniente l’installazione di questi impianti. La scelta se installare o meno i pannelli, di quale tipo, con quale estensione, ecc. è stata da sempre dominata da considerazioni economiche mentre altri tipi di considerazioni, come il rischio di incendio connesso all’impianto, sono passate in secondo piano. Invece per gli impianti fotovoltaici il rischio di incendio esiste: ecco i principali rischi.

Pannelli fotovoltaici, caratteristiche, vantaggi e svantaggi
Pannelli fotovoltaici: come prevenire un incendio?

Gli impianti di generazione dell’energia elettrica che utilizzano pannelli fotovoltaici rientrano nell’insieme più generale degli impianti elettrici e quindi, come tutti gli impianti di tale tipo, presentano un certo rischio di incendio, essenzialmente dovuto a sovraccarico e corto circuito. Entrambi sono rischi ben conosciuti, facilmente valutabili e risolvibili.

Ma se un impianto elettrico presenta rischi connessi alla distribuzione, con l’aggiunta di un impianto fotovoltaico subentrano anche rischi legati alla produzione, in quanto si tratta di un impianto che per l’appunto produce energia elettrica a una determinata tensione.

Per esaminare più nel dettaglio la questione dobbiamo fare prima però un breve ripasso di com’è fatto un impianto fotovoltaico “normale”.

Naturalmente vi è il campo fotovoltaico, realizzato con più moduli, i cavi di connessione, i quadri elettrici, un regolatore di tensione, uno o più inverter. Spesso inverter, regolatore di tensione e accumulatore (dove presente) sono ospitati in un apposito locale, mentre il resto dell’impianto è all’aperto.

L’impianto mediante i moduli produce corrente continua, spesso a tensioni elevate (anche oltre i 1000 V), che attraverso appositi cavi raggiunge i quadri, il regolatore e l’inverter, dove viene trasformata in corrente alternata.

Ciò premesso, i principali rischi dal punto di vista della prevenzione degli incendi sono presto detti.

Quali sono i principali rischi di incendio di un fotovoltaico?

Intanto un primo rischio è quello di arco elettrico, viste le tensioni non indifferenti in gioco, con la conseguente importanza dei cablaggi e delle protezioni. In particolare i cavi devono essere resistenti ai raggi UV ed alle alte temperature (sono posizionati al sole!), essere di sezione adeguata ed essere correttamente collegati.

La questione dei cablaggi appare spesso sottovalutata e le connessioni lente pare siano una delle cause di incendio più comuni nel caso di incendi di impianti fotovoltaici.

Recentemente un esperimento condotto dai Vigili del Fuoco ha dimostrato che un arco elettrico in tensione continua, a voltaggio normalmente in uso negli impianti fotovoltaici, che può restare acceso per moltissimo tempo, nell’ordine addirittura dei minuti, è tranquillamente in grado di forare una lamiera zincata come quella normalmente utilizzata per l’appoggio dei pannelli su un tetto e può costituire innesco per i materiali sottostanti.

Un secondo rischio è legato all’inverter che, come tutti gli apparecchi di questo tipo, può surriscaldarsi: e, se il suo sistema di raffreddamento non è stato correttamente dimensionato, può costituire fonte di innesco. Visto che l’inverter è normalmente ospitato in un apposito locale, l’innesco può facilmente propagarsi alle altre apparecchiature contenute nel locale stesso.

C’è poi il rischio dovuto al cosiddetto “hot spot”, ovvero al riscaldamento localizzato. Nei moduli, è impossibile che tutte le celle fotovoltaiche siano perfettamente identiche, a causa di inevitabili lievi differenze in fase di fabbricazione.

Può anche accadere che una parte del campo sia in ombra, o anche semplicemente più sporca (foglie, polvere…), e quindi due stringhe di moduli collegate in parallelo non avranno mai perfettamente la stessa tensione. Quindi si potrebbe verificare una corrente interna inversa che potrebbe provocare danni o surriscaldamenti localizzati: l’hot spot.

Per evitare questo, si inseriscono nei circuiti elettrici appositi diodi: ovviamente, la mancanza dei diodi, il posizionamento di diodi in numero o di caratteristiche insufficienti, il loro posizionamento scorretto, la scelta di materiale non idoneo, ecc. sono tutti fattori che possono provocare l’hot spot, con conseguente rischio di innesco.

Fonte: “Orizzontenergia.it – Articoli e Interviste”. Intervista al Dott. Guido Zaccarelli – Studio Tecnico Zaccarelli – Esperto prevenzione incendi (iscritto negli elenchi del Ministero dell’Interno di cui al D.Lg.s 139/2006).

Commenti Facebook: