Officine convenzionate: l’assicurazione può imporle?

La Corte di Cassazione ha decretato che non è illegale il fatto che una compagnia di assicurazione imponga ai propri clienti in sede di contratto l’obbligo di rivolgersi a un’autofficina convenzionata in caso di sinistro per avere accesso al rimborso dei danni.

L'Assicurazione più imporre un'autofficina convenzionata
L'Assicurazione più imporre un'autofficina convenzionata

L’obbligo da parte della compagnia assicurativa verso i propri clienti di rivolgersi ad un’autofficina convenzionata non è illegale e non rientra nemmeno nell’ambito delle clausole vessatorie. Lo hanno stabilito i giudici supremi della Corte di Cassazione con la sentenza del 16 febbraio – 15 maggio 2018, n. 11757 sez. III Civile.

Il caso dell’incidente stradale

Ciò significa che in caso di incidente stradale, anche se esente da colpa, nel momento in cui il cliente si rivolge a un’officina diversa rispetto a quella convenzionata con la propria compagnia di assicurazione – quindi, per esempio, al proprio meccanico di fiducia – l’assicurazione può non risarcire il danno.

Il problema principale, in questi casi, è che spesso le assicurazioni quando propongono un contratto da stipulare ai propri futuri clienti, includono questa tipologia di clausole nelle note del contratto, laddove raramente anche il cliente più attento va a leggere. C’è poi da dire che per la maggior parte dei casi, nel momento in cui si stipula un nuovo contratto assicurativo, il tomo di fogli da leggere sembra talmente fitto e corposo da far desistere ogni avventore: è davvero raro che qualcuno legga davvero il contratto, ci si “fida” di ciò che l’assicuratore ci racconta, credendo nella buona fede del venditore.

La libertà contrattuale dell’ordinamento italiano

Ma la verità è che l’ordinamento italiano prevede la cosiddetta “libertà contrattuale“: ossia in Italia vige la libertà assoluta (sempre nei limiti previsti dalla legge) di inserire all’interno del contratto stesso tutte le clausole possibili e immaginabili che possano servire a regolare al meglio gli interessi di entrambe le parti. In poche parole, l’ordinamento italiano prevede la possibilità di inserire in un contratto qualsiasi tipo di clausola, a meno che non si tratti di un certo numero di elementi che invece prevedono che sia la legge a fidare il contenuto – ma non è il caso che ci riguarda.

Cosa sono le clausole vessatorie?

Esistono tuttavia le cosiddette “clausole vessatorie“, ossia quelle clausole che potrebbero risultare particolarmente gravose per una delle due parti del contratto, come ad esempio quelle clausole che impongono determinati imponibili o limiti a chi firma, oppure che limitano la responsabilità delle aziende (o compagnie assicuratrici, nel caso specifico che stiamo trattando). Tali clausole vessatorie, se inserite in un contratto standard, ossia in uno di quei contratti non modificabili o negoziabili, ma che rientrano nella casistica del “firmi accettando, oppure non firmi” – come è il caso dei contrati assicurativi, ma anche di quelli che si stipulano con le compagnie della luce o del gas -, si diceva: tali clausole inserite in un contratto standard per avere validità devono essere firmate e controfirmate da chi sottoscrive il contratto, proprio al fine di forzare l’attenzione del consumatore su di esse, garantendo così un consenso realmente informato.

La verità è che, nonostante la doppia firma, chi non presta attenzione scegliendo di non leggere il contratto quando appone la prima firma, molto probabilmente non avrà la volontà di leggere il contratto nemmeno prima di firmare per la seconda volta.

La sentenza della Corte di Cassazione

In ogni caso la Corte di Cassazione, con la sentenza del 16 febbraio – 15 maggio 2018 ha definitivamente decretato che la clausola che impone al consumatore di rivolgersi, in caso di sinistro stradale, anche se con ragione, a un carrozziere convenzionato per poter avere diritto al risarcimento dei danni subiti non è una clausola vessatoria e quindi non necessita della “doppia firma di sicurezza” in sede di stipula del contratto.

Cosa fare in sede di stipula del contratto?

Questo significa anche che l’unico modo per evitare situazioni di questo genere è armarsi di forza di volontà e attenzione e leggere bene il contratto assicurativo prima di decidere di firmare, e magari confrontarlo con altri contratti, analizzandone tutte le clausole e – perché no – verificare le opinioni online degli utenti che hanno stipulato contratti dello stesso genere o con la stessa compagnia assicurativa in precedenza per accertarsi che non si siano casi di truffa o malcontenti.

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Insomma, la vera arma contro ogni fregatura è quella dell’attenzione. Anche perché spesso, in caso di sinistro, si tende a rivolgersi al proprio meccanico di fiducia che sarà in grado – il più delle volte e a meno che il sinistro non abbia causato danni particolarmente ingenti all’automobile o motoveicolo che sia – di riparare il danno in pochi giorni; mentre per avere una risposta dalla compagnia assicurativa sarà necessario parecchio tempo in più, in genere si tratta dell’ordine di un paio di settimane. Ciò significa che il responso da parte della compagnia assicurativa, che magari informa anche il cliente della necessità – obbligo previsto dal contratto sottoscritto – di rivolgersi a un’autofficina convenzionata per la riparazione del danno, arriverà parecchi giorni dopo il sinistro, quando ormai il veicolo sarà già stato riparato.

Nonostante tutto questo, la Corte di Cassazione ha comunque ritenuto che l’obbligo imposto da parte di un’assicurazione ai propri clienti di rivolgersi esclusivamente a un’autofficina convenzionata per riparare i danni al veicolo in seguito a un sinistro stradale – anche se si è dalla parte della ragione e non da quella del torto, quindi anche se non si detiene la colpa dell’incidente – non è da ritenersi una clausola vessatoria in quanto non avrebbe quelle caratteristiche di onerosità o di limitazione nei confronti di una delle due parti contraenti che determinano lo status di vessatoria della clausola stessa.

Come si suol dire: oltre al danno la beffa. L’unico modo per tutelarsi resta l’attenzione.

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