Niente NGN senza Telecom, parola di Romani

Daniele Lepido oggi sul Sole 24 Ore gela l’aria di ottimismo che si era creata ieri, dopo l’annuncio della costituzione di una NewCo tra Fastweb, Vodafone e Wind per la creazione di una rete NGN alternativa a Telecom.

Paolo Romani, dopo l’incontro avvenuto ieri con i vertici delle società competitor di TI, afferma che il progetto è interessante ma in un progetto nazionale per la realizzazione della fibra è necessario e obbligatorio coinvolgere l’ex Monopolista Telecom.

Nonostante quindi i 3 operatori non abbiano chiesto soldi (anche perchè non ce ne sono, e in tutta sincerità basta quel pasticciaccio ridicolo del piano Romani e dei fondi previsti dopo il Rapporto Caio) Romani blocca l’iniziativa (non si capisca quali poteri abbia per farlo) e aggiunge che dovrà essere sviluppata un’ulteriore regolamentazione sull’unbundling prima di procedere ad altri ragionamenti.

PaoloRomani-ngn-telecom

Nonostante Franco Bernabè valuti l’iniziativa positiva, la reazione dell’AD di Telecom è solo di facciata: è ben consapevole che Wind, Fastweb e Vodafone stanno giocando al “bluff” per mettere pressione a TI visto che da troppo tempo le cose sembrano essere riposte in congelatore.

Calabrò, presidente dell’ACGOM, auspica che prima di tutto venga stesa una bozza di progetto sulla quale spera si possa aprire un dialogo tra i player.

Non c’è ancora neanche una bozza della nuova rete alternativa ad alta velocità ma già Antitrust e AGCOM si prendono a “schiaffi”: Antonio Catricalà afferma che la NGN non avrà nessun tipo di problemi concorrenziali se l’Antitrust potesse stabilire regole e leggi. Non si fa attendere la risposta di Calabrò che giudica prematura una disquisizione sulle competenze normative che potranno essere fatte solo in un secondo momento.

Il dubbio quindi è importante: i concorrenti di Telecom Italia, saranno costretti ad aprire la rete proprio a quel gigante che, in ogni modo, ha ostacolato l’innovazione in tempi rapidi del network italiano?

Tra le righe Agcom parla chiaro: se la rete NGN alternativa fosse esclusiva e unica in determinate zone, la posizione dominante sarebbe inevitabile e quindi scatterebbe l’obbligo di aprirla a terzi.

Causa anche l’indifendibilità dell’investimento, con regole incerte e nebbia legislativa tutta la vicenda potrebbe essere solo una grande fumata nera e si ridurrebbe ad una enorme operazione di Marketing lanciata dall’ex AD Fastweb, Stefano Parisi, dopo i rincari delle tariffe unbundling,

Se ci fossero meno parole e più fatti ne saremmo tutti contenti.

tp://danielelepido.blog.ilsole24ore.com” target=”_blank”>Daniele Lepido oggi sul Sole 24 Ore gela l’aria di ottimismo che si era creata ieri, dopo l’annuncio della costituzione di una NewCo tra Fastweb, Vodafone e Wind per la creazione di una rete NGN alternativa a Telecom.

Paolo Romani, dopo l’incontro avvenuto ieri con i vertici delle società competitor di TI, afferma che il progetto è interessante ma in un progetto nazionale per la realizzazione della fibra è necessario e obbligatorio coinvolgere l’ex Monopolista Telecom.

Nonostante quindi i 3 operatori non abbiano chiesto soldi (anche perchè non ce ne sono, e in tutta sincerità basta quel pasticciaccio ridicolo del piano Romani e dei fondi previsti dopo il Rapporto Caio) Romani blocca l’iniziativa (non si capisca quali poteri abbia per farlo) e aggiunge che dovrà essere sviluppata un’ulteriore regolamentazione sull’unbundling prima di procedere ad altri ragionamenti.

PaoloRomani-ngn-telecom

Nonostante Franco Bernabè valuti l’iniziativa positiva, la reazione dell’AD di Telecom è solo di facciata: è ben consapevole che Wind, Fastweb e Vodafone stanno giocando al “bluff” per mettere pressione a TI visto che da troppo tempo le cose sembrano essere riposte in congelatore.

Calabrò, presidente dell’ACGOM, auspica che prima di tutto venga stesa una bozza di progetto sulla quale spera si possa aprire un dialogo tra i player.

Non c’è ancora neanche una bozza della nuova rete alternativa ad alta velocità ma già Antitrust e AGCOM si prendono a “schiaffi”: Antonio Catricalà afferma che la NGN non avrà nessun tipo di problemi concorrenziali se l’Antitrust potesse stabilire regole e leggi. Non si fa attendere la risposta di Calabrò che giudica prematura una disquisizione sulle competenze normative che potranno essere fatte solo in un secondo momento.

Il dubbio quindi è importante: i concorrenti di Telecom Italia, saranno costretti ad aprire la rete proprio a quel gigante che, in ogni modo, ha ostacolato l’innovazione in tempi rapidi del network italiano?

Tra le righe Agcom parla chiaro: se la rete NGN alternativa fosse esclusiva e unica in determinate zone, la posizione dominante sarebbe inevitabile e quindi scatterebbe l’obbligo di aprirla a terzi.

Causa anche l’indifendibilità dell’investimento, con regole incerte e nebbia legislativa tutta la vicenda potrebbe essere solo una grande fumata nera e si ridurrebbe ad una enorme operazione di Marketing lanciata dall’ex AD Fastweb, Stefano Parisi, dopo i rincari delle tariffe unbundling,

Se ci fossero meno parole e più fatti ne saremmo tutti contenti.

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