NGN, la Commissione UE per la suddivisione in Cluster

Gli operatori alternativi dovrebbero idealmente avere la possibilità di sviluppare i propri network in fibra negli stessi tempi dell’operatore dominante, condividendo i costi sulle opere civili. Così la Commissione Europea in uno dei passaggi chiave di un documento segreto portato alla luce da Daniele Lepido.

Una serie di raccomandazioni che appare in linea con quanto anticipato da Dow Jones Newswire in merito al tema del coinvestimento per la realizzazione della New Generation network per la banda ultralarga. Il coinvestimento nei network di nuova generazione – sostiene la Commissione UE – può ridurre sia i costi sia i rischi affrontati dalle imprese e può così condurre a uno sviluppo maggiore della fiber-to-the-home, la fibra direttamente nelle abitazioni dei clienti.

Il documento sembra sposare anche parte delle contestate linee guida elaborate dal Comitato NGN Italia istituito da Agcom. Bruxelles, infatti, scrive: le autorità nazionali dovrebbero esaminare le differenti condizioni di competizione nelle diverse aree geografiche per determinare eventualmente la definizione di mercati geografici sub-nazionali.

Si tratta, nei fatti, del medesimo approccio portato avanti dal Comitato NGN Italia – la suddivisione del territorio italiano in tre Cluster – contro cui hanno puntato l’indice Fastweb, Vodafone, Wind, Tiscali, Welcome Italia e Aiip, gli operatori alternativi a Telecom Italia che hanno deciso di lasciare il tavolo di lavoro. Secondo gli OLO, tale approccio, proposto dall’ex monopolista e condiviso dal presidente del Comitato, cozza con i principi regolatori definiti da Agcom e appare in conflitto con quelli europei e nazionali, in virtù del criterio della profittabilità da cui muove.

Ora arriva la Commissione Europea a suggerire una suddivisione del territorio nazionale per favorire la nascita di una rete di nuova generazione in fibra ottica. In merito all’accesso alla rete, però, da Bruxelles arriva un raccomandazione altrettanto chiara: dove possibile, le autorità nazionali dovrebbero lavorare per assicurare che tutto il complesso di nuovi strumenti messi a punto dagli operatori dominanti per il mercato dei nuovi network siano pensati in modo da permettere ai concorrenti lo sviluppo delle proprie linee in fibra.

E ancora: dove è dimostrato che la duplicazione delle infrastrutture è inefficiente economicamente e impraticabile dal punto di vista fisico, gli Stati membri possono anche imporre l’obbligo della condivisione reciproca delle infrastrutture.

ri alternativi dovrebbero idealmente avere la possibilità di sviluppare i propri network in fibra negli stessi tempi dell’operatore dominante, condividendo i costi sulle opere civili. Così la Commissione Europea in uno dei passaggi chiave di un documento segreto portato alla luce da Daniele Lepido.

Una serie di raccomandazioni che appare in linea con quanto anticipato da Dow Jones Newswire in merito al tema del coinvestimento per la realizzazione della New Generation network per la banda ultralarga. Il coinvestimento nei network di nuova generazione – sostiene la Commissione UE – può ridurre sia i costi sia i rischi affrontati dalle imprese e può così condurre a uno sviluppo maggiore della fiber-to-the-home, la fibra direttamente nelle abitazioni dei clienti.

Il documento sembra sposare anche parte delle contestate linee guida elaborate dal Comitato NGN Italia istituito da Agcom. Bruxelles, infatti, scrive: le autorità nazionali dovrebbero esaminare le differenti condizioni di competizione nelle diverse aree geografiche per determinare eventualmente la definizione di mercati geografici sub-nazionali.

Si tratta, nei fatti, del medesimo approccio portato avanti dal Comitato NGN Italia – la suddivisione del territorio italiano in tre Cluster – contro cui hanno puntato l’indice Fastweb, Vodafone, Wind, Tiscali, Welcome Italia e Aiip, gli operatori alternativi a Telecom Italia che hanno deciso di lasciare il tavolo di lavoro. Secondo gli OLO, tale approccio, proposto dall’ex monopolista e condiviso dal presidente del Comitato, cozza con i principi regolatori definiti da Agcom e appare in conflitto con quelli europei e nazionali, in virtù del criterio della profittabilità da cui muove.

Ora arriva la Commissione Europea a suggerire una suddivisione del territorio nazionale per favorire la nascita di una rete di nuova generazione in fibra ottica. In merito all’accesso alla rete, però, da Bruxelles arriva un raccomandazione altrettanto chiara: dove possibile, le autorità nazionali dovrebbero lavorare per assicurare che tutto il complesso di nuovi strumenti messi a punto dagli operatori dominanti per il mercato dei nuovi network siano pensati in modo da permettere ai concorrenti lo sviluppo delle proprie linee in fibra.

E ancora: dove è dimostrato che la duplicazione delle infrastrutture è inefficiente economicamente e impraticabile dal punto di vista fisico, gli Stati membri possono anche imporre l’obbligo della condivisione reciproca delle infrastrutture.

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