Net neutrality, un problema sempre più attuale

Come sottolineava l’amico Stefano Quintarelli già dal lontano 2007 il problema della neutralità della rete sta diventando sempre più grande e vacilla ancora senza una regolamentazione precisa.

Una delle cause più importanti è la crescente domanda di traffico: gli ISP stanno pensando di far pagare, aziende come Google, per usare le loro reti a banda larga. Perchè si deve pagare oggi quando finora è stato gratuito? I provider non possono chiedere ai fornitori di servizi e contenuti di pagare per il free ride di cui hanno beneficiato finora.

Se fosse questa la rivoluzione internet da un punto “neutro”, dove anche le migliori idee vengono a galla grazie alla rete, si trasforma in un grande circolo dove solo chi ha soldi e potere può permettersi “l’attico a Manhattan”.

Come sottolineato, il traffico a banda larga continua a crescere, mentre il canone di abbonamento rimane uguale o in diminuzione.Ciò porta gli ISP ad iniziare a rallentare il traffico pesante per mantenere i costi. A sua volta però le imprese devono pagare i gli ISP per garantire che i loro servizi di raggiungano il consumatore in uno stato accettabile.

Sebbene la maggior parte dei fornitori filtra in qualche modo il traffico, nessuno avrebbe il coraggio di farlo in modo pesante e imparziale portando ad essere inutilizzabile la rete. I provider, quindi, non possono vincere questa battaglia. Coloro che forniscono contenuti e servizi passano semplicemente ad un concorrente che, nel frattempo, avrà fatti come cavallo di battaglia lo slogan “Nessuno deve controllare, ciò che i clienti possono fanno”.

Un risultato più probabile è che i provider se non possono mantenere i costi semplicemente sono costretti a vendere a chi riesce gestire e far quadrare i conti. Alcuni operatori ritengono inoltre che i fornitori di contenuti saranno disposti a pagare un premio per i nuovi servizi che includerebbero una maggiore qualità del servizio (QoS), per garantire tempi di connessione adeguati o eseguire download più veloci con risoluzioni superiore rispetto a quelli dei concorrenti. Una variante di questa tesi suggerisce che il business del video online (youtube in primis) dovrà pagare per tali caratteristiche se desiderano fare il salto dal PC al televisore.

ineava l’amico Stefano Quintarelli già dal lontano 2007 il problema della neutralità della rete sta diventando sempre più grande e vacilla ancora senza una regolamentazione precisa.

Una delle cause più importanti è la crescente domanda di traffico: gli ISP stanno pensando di far pagare, aziende come Google, per usare le loro reti a banda larga. Perchè si deve pagare oggi quando finora è stato gratuito? I provider non possono chiedere ai fornitori di servizi e contenuti di pagare per il free ride di cui hanno beneficiato finora.

Se fosse questa la rivoluzione internet da un punto “neutro”, dove anche le migliori idee vengono a galla grazie alla rete, si trasforma in un grande circolo dove solo chi ha soldi e potere può permettersi “l’attico a Manhattan”.

Come sottolineato, il traffico a banda larga continua a crescere, mentre il canone di abbonamento rimane uguale o in diminuzione.Ciò porta gli ISP ad iniziare a rallentare il traffico pesante per mantenere i costi. A sua volta però le imprese devono pagare i gli ISP per garantire che i loro servizi di raggiungano il consumatore in uno stato accettabile.

Sebbene la maggior parte dei fornitori filtra in qualche modo il traffico, nessuno avrebbe il coraggio di farlo in modo pesante e imparziale portando ad essere inutilizzabile la rete. I provider, quindi, non possono vincere questa battaglia. Coloro che forniscono contenuti e servizi passano semplicemente ad un concorrente che, nel frattempo, avrà fatti come cavallo di battaglia lo slogan “Nessuno deve controllare, ciò che i clienti possono fanno”.

Un risultato più probabile è che i provider se non possono mantenere i costi semplicemente sono costretti a vendere a chi riesce gestire e far quadrare i conti. Alcuni operatori ritengono inoltre che i fornitori di contenuti saranno disposti a pagare un premio per i nuovi servizi che includerebbero una maggiore qualità del servizio (QoS), per garantire tempi di connessione adeguati o eseguire download più veloci con risoluzioni superiore rispetto a quelli dei concorrenti. Una variante di questa tesi suggerisce che il business del video online (youtube in primis) dovrà pagare per tali caratteristiche se desiderano fare il salto dal PC al televisore.

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