Mutuo a tasso variabile conviene. Le previsioni del mercato fino al 2017

Quando si ha intenzioni di sottoscrivere un mutuo per l’acquisto di una casa, la prima domanda che uno si pone è: tasso fisso o tasso variabile? Purtroppo, non c’è una risposta semplice a tale quesito, perché bisogna considerare ben più di una variabile. In ogni caso, esperti in materia ritengono che il mutuo a tasso variabile conviene.

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La scelta tra mutuo a tasso fisso o variabile è l’enigma più importante di tutti quelli che cercano di avviare questo tipo di prestito.

Secondo un recente approfondimento condotto da Vito Lops e riportato da Il Sole 24 Ore, i dati sulle erogazioni di mutui del primo trimestre di quest’anno “tracciano un -47% rispetto all’anno scorso (quando i prestiti ipotecari avevano già accusato una pesante battuta d’arresto). Contratti che calano, vuoi per l’offerta certamente più cauta in questa fase, vuoi per il drastico ridimensionamento delle richieste. Leggendo questo dato al contrario, però, e considerando che in tempi “normali” in Italia mediamente 400mila famiglie l’anno stipulano un mutuo, si deduce che, seppur in calo a livello percentuale, ci sono migliaia e migliaia di famiglie che sono in questo momento alle prese con la richiesta di un finanziamento”.

Come scegliere tra tasso fisso e tasso variabile?

Innanzitutto bisogna sapere che il tasso per un mutuo bancario è costituito da due elementi: il parametro di riferimento (IRS per il tasso fisso, Euribor / BCE per quello variabile), e lo spread imposto dalle banche (oggigiorno, è difficile trovare una aumento oneroso sotto il 3%).

Per quanto riguarda i parametri di riferimento, secondo Lops “dopo il taglio del tasso di riferimento europeo dall’1% allo 0,75% annunciato il 5 luglio dalla Bce, gli Euribor hanno continuato a perdere quota, già scontando prossimi tagli da parte della Bce. L’Euribor a 3 mesi è scivolato intorno allo 0,5% e l’indice mensile è sceso sotto lo 0,25. Ne consegue che oggi si può spuntare un tasso variabile, valutando le migliori offerte, di poco superiore al 3%

In effetti, storicamente, il tasso Euribor è in grado di anticipare le tendenze di quello BCE, e quindi anticipa le decisioni della banca monetaria. “Di converso -continua Lops-, la crisi spinge gli investitori a rifugiarsi sul Bund tedesco, al cui rendimento è in linea teorica collegato l’andamento degli Eurirs che, quindi, sono anch’essi sui minimi storici. Gli Eurirs a 20-25 anni viaggiano intorno al 2,2 per cento”.

“Così –spiega Il Sole 24 Ore– aggiungendo uno spread del 3, si ha un tasso finito fisso di poco superiore al 5%, nella migliore delle ipotesi. Quindi, pur trattandosi di un tasso storicamente non elevato, più caro rispetto al variabile di circa 200 punti base (2%). Ovvero 200 euro al mese in più restando nell’ipotesi di un mutuo da 150mila euro da restituire in 25 anni (con rate variabili da circa 700 euro e rate fisse vicine ai 900)”.

Ma cosa succede se i tassi dovessero aumentare? Non sarebbe allora meglio preferire il tasso fisso e “congelare” l’importo delle rate? “Chi di fronte a questa domanda non riesce a dormire sonni sereni è giusto che si fermi qui. Ma chi è pronto a fare un salto in più, è bene che dia uno sguardo alle previsioni sugli indici Euribor. I future sui contratti a 5 anni indicano che l’Euribor a 3 mesi continuerà a scendere fino a fine 2013 per risalire lentamente e raggiungere l’1,9% nel 2017″.

“In sostanza – prosegue il giornalista – gli Euribor dovrebbero restare sotto gli indici Eurirs almeno per altri cinque anni, ovvero per 60 rate. È pur vero che si tratta di previsioni suscettibili di errori, ma il mercato in questo momento dà un segnale chiaro: considerando che si pagano più interessi nei primi anni del mutuo, dal punto di vista finanziario sarebbe più logico partire con un variabile e beneficiare del risparmio derivante dal differenziale tra i tassi” – conclude il Sole 24 Ore.

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