Mutui prima casa: cosa cambia nel 2020 e che agevolazioni ci sono

Una delle principali novità introdotte dal decreto fiscale 2020 riguarda lo stop al pignoramento della prima casa nel caso in cui si fosse in difficoltà con i pagamenti: da quest'anno sarà possibile rinegoziare il mutuo e non perdere così l’immobile nel quale si risiede come abitazione principale. Vediamo come funziona e quali sono i requisiti per impedire che la propria casa venga pignorata.

Mutui prima casa: cosa cambia nel 2020 e che agevolazioni ci sono

Il decreto fiscale 2020 porta con sé tutta una serie di novità per quanto riguarda il versante casa: dalle detrazioni edilizie ai bonus facciata, le agevolazioni fiscali riguardano anche l’IMU, la TASI e il mutuo per l’acquisto della prima casa.

Analizziamo nel dettaglio quali saranno i cambiamenti più rilevanti per i cittadini, attraverso i quali si potrà risparmiare e ottenere diversi vantaggi sulla propria abitazione.

Le agevolazioni fiscali: dall’edilizia alle imposte sugli immobili

La prima buona notizia consiste nel fatto che sono state prorogate misure attualmente già in vigore, quali per esempio le detrazioni al 50% sulle ristrutturazioni fino a 96 mila euro di spesa, l’ecobonus al 65%, il bonus mobili al 50% fino a un massimo di 10 mila euro, e anche al bonus verde al 36%, che può arrivare a un tetto massimo di 5 mila euro. La novità è rappresentata invece, dal bonus facciate al 90%, previsto per i lavori alle facciate degli edifici, anche a quelli di manutenzione ordinaria.

Nel 2020 sparisce la TASI, che viene incorporata all’IMU, la quale rimarrà l’unica imposta da pagare sugli immobili. Il suo valore potrà essere portato dai vari Comuni fino a un massimo pari all’1,14%. Le detrazioni fiscali già presenti sul mutuo prima casa, pari al 19%, resteranno invariate, a patto che il pagamento della rata del mutuo avvenga attraverso modalità tracciabili.

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Mutuo prima casa 2020: cosa cambia

La vera new entry a proposito dei mutui per l’acquisto di una prima casa è quella relativa allo stop del pignoramento nell’ipotesi in cui chi ha richiesto un prestito si ritrovasse nelle condizioni di difficoltà nel pagarlo. In genere, in casi come questo scatta l’ipoteca e la successiva vendita dell’immobile tramite asta giudiziaria.

Proprio nella situazione appena descritta, chi risiede nella casa per la quale ha contratto un mutuo per l’acquisto della prima casa ha diritto alla rinegoziazione del mutuo. Tale possibilità è invece negata a chi non risiede nell’immobile.

Ci sono, tuttavia delle limitazioni: la procedura per evitare il pignoramento della prima casa attraverso la rinegoziazione del mutuo può essere avviata soltanto per pignoramenti attivati nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2010 e il 30 giugno 2019. Oltre a questo parametro fondamentale, ci sono anche determinati requisiti che devono essere necessariamente rispettati: vediamo di seguito quali sono.

Mutuo prima casa 2020: i requisiti per evitare il pignoramento

Non tutti i soggetti che rischiano di perdere la loro prima casa a causa di un pignoramento possono procedere con la rinegoziazione del mutuo. Per farlo devono presentare i seguenti requisiti:

  • la casa deve essere stata comprata con un mutuo;
  • la casa deve inoltre coincidere con la residenza del debitore;
  • il creditore deve essere una banca;
  • il creditore deve aver ricevuto un rimborso pari al 10% del prestito erogato alla persona che rischia di perdere il proprio immobile.

Ne consegue che la procedura non è applicabile né nei casi in cui non si fosse residenti nell’immobile in questione, né su un’eventuale seconda casa.

Mutuo prima casa 2020: come avviare la procedura di rinegoziazione

Dopo aver verificato di essere in possesso sia dei requisiti temporali sia di quelli abitativi e di rientrare tra i soggetti che possono evitare il pignoramento del proprio immobile, è possibile fare richiesta di rinegoziazione del proprio mutuo. Esiste una procedura da seguire per farlo e dei termini che devono essere rispettati.

La richiesta deve essere effettuata entro e non oltre il 31 dicembre 2021, mentre le domande non possono riguardare cifre superiori ai 250 mila euro. Inoltre bisogna considerare che:

  • gli importi che saranno proposti con la procedura di rinegoziazione non devono essere inferiori al debito residuo del debitore, al quale sarà necessario aggiungere gli interessi;
  • nel caso in cui la nuova offerta venisse accettata, il creditore avrà un periodo massimo di 30 anni per saldare il nuovo mutuo, ma non potrà mai superare gli 80 anni di età per completare definitivamente il pagamento di tutte le rate.

Mutuo prima casa 2020: cosa fare se la rinegoziazione fosse respinta

L’ipotesi più rosea è, ovviamente, quella in cui facendo richiesta si riuscisse in tempi brevi a ottenere la rinegoziazione del mutuo, riuscendo anche a evitare il pignoramento dell’immobile. Non sempre, però, le cose vanno per il verso giusto e tutto fila liscio. Potrebbe infatti accadere che la domanda di rinegoziazione venga respinta.

In questo caso specifico il debitore potrà fare ricorso ai parenti fino al terzo grado, i quali devono essere in possesso dei medesimi requisiti previsti dalla richiesta. Qualora la domanda del parente venisse accettata:

  • il parente diventerebbe il nuovo proprietario dell’immobile;
  • il debitore avrebbe diritto a stare nell’immobile per un periodo di 5 anni;
  • trascorsi i 5 anni, con parere favorevole da parte della banca, il debitore che è riuscito a restituire al parente i soldi ricevuti per la rinegoziazione, potrebbe tornare a essere nuovamente proprietario dell’immobile e procedere con il pagamento delle restanti rate del mutuo.

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