Modem libero: AGCOM prende tempo

Si chiama #modemlibero ed è la campagna portata avanti da Ivan Catalano, il quale ha promosso una doppia istanza in parlamento al fine di sensibilizzare circa la libertà di scelta del router con il quale navigare su Internet. Ma l’AGCOM prende tempo.

Modem libero o no? AGCOM prende tempo e avvia le consultazioni
Modem libero o no? AGCOM prende tempo e avvia le consultazioni

Chiunque voglia avere una connessione internet, che si tratti di un privato o di un’azienda, necessita di un modem fisso da tenere in loco, al quale il device con il quale si vuole navigare in Internet deve collegarsi per ricevere il segnale. Routine.

Così, l’operatore che si sceglie per il collegamento Internet e con cui si firma il contratto, spesso mette a disposizione dell’utente un router – per lo più in vendita abbinata, ossia con un piccolo surplus (2 o 3 euro per un tot di rinnovi) nella bolletta mensile – da utilizzare per il wifi. E fino a qui tutto bene: per il cliente meno esperto si tratta di un servizio gentilmente offerto dalla società della rete, la quale evita al cliente stesso l’onere di scegliere e comprare un dispositivo necessario ma sconosciuto, fornendone uno essa stessa. Un servizio completo, insomma.

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Il problema si presenta nel momento in cui il cliente che richiede la connessione non è poi così inesperto e dunque ha la volontà di scegliere autonomamente il router da utilizzare in base alle proprie necessità: un modem più potente, un modem non vincolato al servizio, o semplicemente un modem più economico rispetto a quello messo a disposizione dalla società di telecomunicazione. Così, spesso, nasce una controversia: quello che si presentava come un servizio aggiunto da parte della società, diviene un’imposizione.

Il caso

Quella del modem legato all’operatore è una particolarità tutta italiana: esiste, infatti, una normativa europea che prevede la libertà per ogni utente di scegliere il modem wifi che più lo aggrada, e che impone agli operatori del servizio di accettare e preservare tale scelta. D’altra parte il modem è l’apparecchio di rete più vicino agli utenti: viene ospitato in casa e garantisce il libero accesso a internet. Oltre al fatto che l’operatore di rete, tramite la configurazione, potrebbe anche privilegiare certi contenuti a scapito di altri, l’utente, secondo la direttiva europea, deve avere anche la garanzia di poter scegliere quale tecnologia utilizzare tra quelle messe a disposizione dal mercato.

Se, come abbiamo visto, la scelta può essere superflua (se non onerosa) per il cliente inesperto, può invece risultare preponderante per quello esperto o per l’azienda che, in tal modo, può gestire in autonomia ogni problema di rete che dovesse presentarsi senza dover aspettare l’intervento del tecnico autorizzato fornito dall’operatore – il che permette, spesso, di risparmiare in termini di tempo ed economici.

Non solo: il modem slegato dall’operatore permette una maggiore personalizzazione della rete in base delle proprie necessità, o di evitare che una politica aziendale promossa dalla società dell’operatore che sceglie di mantenere il medesimo apparecchio per anni possa intralciare lo sviluppo tecnologico della società o del cliente. Inoltre l’imporre un tipo specifico di apparecchio mina, inevitabilmente, la concorrenza facendo lievitare i prezzi di mercato. C’è, inoltre, un’ultima – ma fondamentale – seccatura da considerare nella situazione italiana: nel caso in cui si decida di cambiare operatore, spesso è necessario restituire il modem fornito in comodato d’uso.

Questo può considerarsi un vero e proprio ostacolo alla libertà di cambiare operatore, una vera e propria barriera d’uscita in quanto per evitare di rimanere senza internet dalla disdetta fino all’installazione della linea in fibra o ADSL da parte del nuovo operatore (i tempi possono essere assai lunghi) si finisce con l’evitare l’intera procedura di cambio del contratto.

Perché gli operatori non lo accettano?

In Italia gli operatori di rete si rifiutano di sottostare alla normativa europea – che prevede di liberalizzare la proprietà del modem – adducendo motivi di sicurezza. Intendiamoci: di per sé l’idea di un abbonamento che fornisca anche il modem da parte dell’operatore non è sbagliata.

Il problema è il rifiuto di liberalizzare il router quando il cliente preferisce utilizzarne uno di sua proprietà. La scusa adottata dalla maggior parte degli operatori che fanno ostruzionismo in tal senso, è che il modem privato sia incompatibile con i servizi offerti poiché differente da quello fornito dall’operatore stesso. Ma per la maggioranza dei casi si tratta solo di una scusa.

Il secondo cavillo adottato dagli operatori di rete è un cavillo di forma, ossia basato sulla definizione stessa di “modem”: il ministero dello Sviluppo economico ha detto che “se l’obbligo di utilizzare un modem o un router specifico scaturisce da una effettiva esigenza tecnica, detta apparecchiatura dev’essere considerata un apparato della rete dell’operatore e non un modem o un terminale dell’utente e quindi non è soggetta alle disposizioni europee”. Ma la realtà è diversa, ossia che la legge varata a Bruxelles non fa distinzioni di sorta tra le apparecchiature terminali o quelle di rete, prevedendo la libertà di scelta in entrambi i casi.

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#modemlibero e AGCOM

L’ultima parola spetta dunque all’AGCOM, ossia L’Autorità per le garanzie nella comunicazione, che ha avviato un processo, il quale – dopo una fase istruttoria – dovrebbe formulare un provvedimento vincolante e decretare se anche l’Italia dovrà conformarsi alla norma europea o se costituirà un caso a parte (la medesima disputa affrontata in Germania ha dato ragione al cliente e costretto gli operatori di rete a liberalizzare l’acquisto del modem). La campagna italiana è portata avanti in primo luogo da Ivan Catalano e dalla sua associazione “modem Libero”, che sta spopolando sui social; ma l’AGCOM prende tempo e dà un mese di tempo agli attori del mercato per motivare le proprie istanze.

La questione è rimandata, insomma. Vedremo tra un mese chi la spunterà: se le compagnie di telefonia che tentano di difendere un business di milioni di euro o i sostenitori della cosiddetta #netneutrality che puntano al risparmio per il consumatore o l’azienda consapevole.

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