Mobilità sostenibile – La hit parade delle idee più innovative

Da qualche anno a questa parte nel settore della mobilità c’è sempre più voglia di sperimentare nuove tecnologie e soluzioni che siano più efficienti e rispettose dell’ambiente, non solo per le quattro ruote o per quanto riguarda i trasporti pubblici o condivisi, ma anche per le due ruote, tanto è vero che le biciclette elettriche e quelle a pedalata assistita stanno vivendo un vero e proprio boom.

Nuove tecnologie efficienti e sostenibili per la mobilità

Le loro vendite si attestano infatti attorno alle 50.000 unità annue, ma forse non tutti sanno che per avere una e-bike non occorre necessariamente acquistarla ex-novo.

Una tecnica di conversione fai-da-te denominata retrofit consente infatti di trasformare una tradizionale bicicletta in un mezzo elettrico a pedalata assistita. Ma come? Semplicemente rimpiazzando la vecchia ruota posteriore con una nuova ruota dotata di motore elettrico Wheelkits. Una soluzione che ha riscosso successo anche nel nostro Paese, tant’è che il Comune di Bergamo, nell’ambito del progetto “New Mob – Meno energia, più movimento” ha visto rinascere in chiave sostenibile il suo parco bici.

Con lo stesso concept è stata progettata Tabby, la city car elettrica low-cost che si monta in meno di un’ora. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un kit assemblabile direttamente dal cliente. La Urban Tabby fa parte del progetto OSV – Open Source Vehicle – un’iniziativa opensource appositamente pensata per la mobilità che consente di costruire con meno di 3.000€ un’auto elettrica.

Un grosso risparmio per il portafoglio, dal momento che uno dei maggiori deterrenti alla diffusione dei veicoli elettrici è proprio il loro elevato prezzo dovuto per lo più agli ingenti costi delle batterie e delle componenti impiantistiche. Tra gli altri limiti tecnici la limitata velocità, la scarsa autonomia ed i lunghi tempi di ricarica, piuttosto che la carenza di colonnine pubbliche per il rifornimento. Contro che vanno però soppesati con i risparmi economici ottenibili dai minori costi di gestione (un pieno di elettricità costa circa 4€) e di mantenimento.

Una sfida tecnologica che si prospetta però in discesa dal momento che il boom nelle vendite di smartphone e dispositivi mobili ha già aperto la strada a studi e ricerche per trovare nuove soluzioni tecnologiche capaci di aumentare l’efficienza delle batterie.

Un altro fronte che sembrava insormontabile solo qualche decennio fa, ma che ora sta per diventare realtà è quello delle auto ad idrogeno: Toyota ha infatti annunciato che lancerà sul mercato il suo primo modello ad idrogeno già nel 2015.

La casa automobilistica giapponese punterà quindi sulle celle combustibili ad idrogeno per produrre l’elettricità necessaria per alimentare il motore delle sue autovetture, con ingenti vantaggi nelle tempistiche di ricarica. Il tempo necessario per fare il pieno ad un serbatoio di idrogeno equivale infatti a quello che si impiega per fare un pieno di benzina.

Ad avvalersi di idrogeno anche MHyBus, il primo autobus in Italia che funziona ad idrometano.

MHyBus miscela idrogeno e metano consentendo di ridurre del 15% le emissioni di CO2, grazie ad un minor contenuto di carbonio e ad una migliore combustione indotta dalla presenza dell’idrogeno. Sperimentato nel Comune di Ravenna, questo progetto pilota, cofinanziato nell’ambito del programma europeo LIFE+ ed al quale ha collaborato anche l’ENEA, ha aperto la strada all’omologazione di una nuova tipologia di veicoli per il trasporto pubblico.
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Ad attirare l’attenzione dei media, vi sono poi i vari prototipi di veicoli alimentati ad energia solare. In tal senso, tra i requisiti fondamentali di cui deve essere dotato un sistema fotovoltaico chiamato a generare l’unica fonte di energia disponibile per un veicolo, sono la grande efficienza delle celle, la leggerezza, la flessibilità, la robustezza e l’affidabilità. Non a caso, date le molteplici complessità tecnologiche, questo tipo di veicoli si limita ad oggi a concorrere in competizioni agonistiche come l’Australian Solar Challenge, ed il debutto sul mercato è ben lontano.

Più concrete sono invece le possibilità di ottenere biocombustibili per la trazione da materie prime e composti diversi da quelli che normalmente vengono impiegati per la produzione di biodiesel e bioetanolo. E’ questo il caso della svedese AB Svensk Biogas che ha ben pensato di trasformare l’alcool di contrabbando in biogas con risultati a dir poco ammirevoli: lo scorso anno infatti, con i 560 litri di alcool confiscati, sono stati alimentati ben 1.000 tra autobus e camion, ed anche un treno.

Anche in Australia si stanno cercando modi alternativi per produrre biofuel che non sia in competizione con la catena alimentare. Un team di ricercatori della University of Central Queensland sta infatti studiando l’agave tequilana per produrre etanolo. L’agave avrebbe infatti un’efficienza superiore rispetto alla canna da zucchero: 16.000 litri di etanolo per ettaro contro i 10.000 della canna da zucchero, la quale richiede altresì maggiore irrigazione.

Redazione: Orizzontenergia

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