Messaggi WhatsApp inviati per sbaglio? Finalmente li potrai cancellare

WhatsApp continua a essere in cima alla lista delle applicazioni più usate nei nostri smartphone, ma è una posizione che per essere mantenuta ha bisogno di innovazione continua. Ecco perché la piattaforma di messaggistica più famosa del mondo continua ad aggiungere funzionalità: ora sono in arrivo la possibilità di cancellare i messaggi già inviati e gli account verificati per le aziende.

Progetti e novità dell'app per i messaggi più famosa al mondo

Galeotto fu il messaggio (sbagliato)

WhatsApp accorre a salvare matrimoni e amicizie (per i maligni), ma anche ipocrisia e tradimenti (per i moralisti). Punti di vista: in ogni caso, basta con i rischi di un messaggio sbagliato alla persona sbagliata e nel momento sbagliato, solo per un tap sovrappensiero. Una delle funzionalità più invocate di tutti i tempi, ovvero la possibilità di cancellare i testi o le foto inviati per errore, sta infatti per debuttare sulla piattaforma di messaggistica più famosa del mondo.

Secondo WABetaInfo, sito specializzato nello scoprire le novità di WhatsApp, è quasi tutto pronto, compresi i server. La funzione si chiama “Delete for Everyone” e il suo scopo è quello di cancellare dalla faccia della terra il messaggio spedito per sbaglio. Lasciando però una traccia: entrambe le parti, infatti, visualizzeranno la notifica che un messaggio precedentemente inviato è stato cancellato. Dando origine, forse, ad ancora più sospetti – che cosa avevi scritto? Perché l’hai rimosso? – di quanto capitasse prima. Mark Zuckerberg, che WhatsApp l’ha comprato a peso d’oro qualche tempo fa, non difetta di umorismo.

Stati: la risposta a Instagram e Snapchat

Non si tratta comunque dell’unica novità in serbo per il futuro. Malgrado la propria posizione di sostanziale monopolio (almeno fino a quando non si tirano in mezzo fasce specifiche d’età, come i più giovani orientati a usare Snapchat), WhatsApp è infatti tutt’altro che immune alla concorrenza: e se qualcuno ha sorriso vedendo la dimostrazione degli Animoji di Apple, gli ingegneri di Menlo Park probabilmente avranno preso molto meno bene la cosa.

Prendiamo gli Stati: molti si chiedono cosa siano, a che cosa servono, perché stanno lì, ma considerando il successo clamoroso (quest’estate ve ne sarete accorti) che hanno avuto le Instagram Stories, si può ben capire che WhatsApp si sia voluta cautelare. Con l’ultimo aggiornamento, inoltre, l’app ha introdotto gli stati di testo, con la possibilità di inserire il proprio stato solo in modalità testuale; vanno bene anche i link a siti Internet, che saranno dotati di una piccola anteprima. Le regole sono le stesse degli stati “standard”: dopo 24 ore scompaiono, in questo trionfo dell’effimero che ha fatto la fortuna proprio di Snapchat.

WhatsApp e il mercato business

Insomma, è necessario innovare per rispondere alla concorrenza. I dati, c’è da dire, sono più che positivi, complice anche la sempre maggior convenienza di Internet mobile rispetto agli SMS: WhatsApp è utilizzato da 22 milioni di italiani (nel mondo ha 1,2 miliardi di utenti attivi al mese), con una crescita del +19% rispetto all’anno scorso. È di gran lunga l’applicazione di messaggistica più usata nella maggioranza dei Paesi del pianeta, eppure ha ancora potenziali margini di crescita – in Cina, ad esempio, spopola WeChat, altra applicazione che a sua volta sembra non avere alcuna intenzione di fermarsi con l’innovazione.
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Un mercato estremamente promettente è quello aziendale: già lo scorso febbraio WhatsApp aveva annunciato una serie di nuove funzionalità business, e ora trapelano nuovi dettagli. A rivelarli stavolta è proprio il blog ufficiale dell’azienda, in un messaggio recentissimo:

stiamo costruendo e testando nuovi strumenti, tramite l’applicazione WhatsApp Business, gratuita e per piccole attività, e tramite una soluzione enterprise per aziende di maggiori dimensioni che operano su larga scala con una base clienti globale, quali compagnie aeree, siti di e-commerce e banche. Queste aziende potranno usare le nostre soluzioni per inviare ai loro clienti notifiche utili, come ad esempio gli orari di un volo, conferme di avvenuta consegna, o altri aggiornamenti.

La stringata FAQ collegata all’articolo spiega che l’azienda sta

testando nuovi strumenti attraverso un programma pilota chiuso

e che quando si vedono messaggi con un’icona verde e un segno di spunta bianco accanto al nome di un contatto, allora si tratta di un numero di telefono verificato di un account business.

Le potenzialità dell’innovazione sono notevoli: considerando la sicurezza dei protocolli di comunicazione di WhatsApp, non è improbabile che nel giro di pochissimo sia possibile usare la messaggistica anche per acquisti e-commerce.

Dove comprare online con WhatsApp

C’è già chi lo fa, almeno a suo modo. Il progetto «Au Villes Du Monde», annunciato pochi giorni fa da Vittorio Radice, Vice Chairman la Rinascente, racchiude un network di 8 department store di lusso nel mondo: La Rinascente di Milano Duomo, a cui si aggiungerà anche quella di Roma Tritone, l’Alsterhau di Amburgo, i Golden Quarters di Vienna, il KeDeWe di Berlino, i Central Childom & Central Embassy di Bangkok, l’Oberpollinger di Monaco, l’Illum di Copenaghen.

Oltre a un curatissimo magazine online edito da Condé Nast, una newsletter e l’immancabile app, il progetto include anche una forma di acquisti via WhatsApp, grazie al servizio di «on demand sale». La chat, aperta negli orari di negozio, permette di parlare al volo con un addetto vendita dedicato, fargli tutte le domande desiderate su qualsiasi genere di prodotto venduto (o, se è il caso, chiedere supporto per problemi e resi). Se si decide di comprare, benissimo: si può finalizzare l’acquisto via chat e pagarlo con le consuete modalità, dal bonifico ad Apple Pay.

Secondo i numeri diffusi dalla stessa Rinascente, la chat dello store di Milano ogni mattina apre già con 70 richieste via WhatsApp, delle quali 4 su 5 sono richieste di accessori, in gran parte borse, magari già visti in negozio in un altro momento. Il 15% delle richieste si conclude con un acquisto, e finora, su centinaia di transazioni portate a termine, solo 2 hanno portato a un reso.

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