Manovra Imu e Iva, ora tagli alla sanità e i trasporti

Per finanziare la manovra di abolizione Imu prima casa, rinvio aumento Iva e altre misure sono necessari circa 10 miliardi. Nello specifico ci sono 4 miliardi da trovare subito, tra l’abolizione del saldo Imu prima casa, il rinvio dell’aumento Iva, e il rifinanziamento di Cassa in deroga (Cigs); in più, servono almeno altri 4 o 5 miliardi per interventi strutturali sul 2014 e altri 2 miliardi per evitare l’aumento dei ticket sanitari.

Oltre ai 10 miliardi per le manovre Imu, Iva e Cassa Integrazione, servono 4 o 5 miliardi per interventi strutturali sul 2014, come la nuova service tax (2 miliardi), la deducibilità dell’Imu sui capannoni industriali (1,5 miliardi), la diminuzione del cuneo fiscale sul lavoro e la revisione del patto di stabilità con i Comuni.

Poi servono 2 miliardi per evitare il rincaro dei ticket sanitari e infine altri 4 miliardi per cancellare per sempre l’aumento Iva al 22%.

Queste risorse devono essere individuate entro la legge di stabilità di metà ottobre, con una spesa finale che potrebbe raggiungere i 14 miliardi per rispettare il vincolo del 3% di deficit/Pil.

La cifra è lontana dai 30 miliardi che servirono al Decreto Salva-Italia nel 2011, ma in ogni caso si tratta sempre di numeri consistenti, intorno ai 10 miliardi. Per questo motivo, il ministero dell’Economia (Mef) è alla ricerca di queste risorse a tempo pieno.

Nuova spending review

L’ipotesi riguarda tagli selettivi come quelli adottati recentemente nel decreto Imu prima rata (quasi 680 milioni). La differenza potrebbe farla l’introduzione dei costi standard e la revisione dei 720 benefici fiscali del rapporto Ceriani. Questi ultimi, però, sono già stati impiegati (taglio alle polizze vita) e richiedono un intervento di più lungo periodo.

L’obiettivo del ministero è tagliare la spesa pubblica in maniera strutturale. «Serve un chiarimento politico – ha dichiarato il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta – non si può continuare a discutere un problema alla volta, ci vuole un salto di qualità».

Costi standard in Comuni e Province

Probabilmente si partirà quindi dall’adozione di costi e fabbisogni standard da imporre soprattutto a Regioni e Comuni sull’acquisto di beni e servizi intermedi. La nuova spending review cercherà di reperire 3-3,5 miliardi nel 2014 che potrebbero diventare 4-5 miliardi l’anno a regime.

Nell’analisi ci sono tutti i settori gestiti a livello comunale e provinciale, come ad esempio la polizia locale, i rifiuti, gli asili nido e l‘istruzione.

Ma il ministero sta lavorando anche su sanità, trasporto locale, municipalizzate e le società inhouse. Così, comune e province che spenderanno oltre il costo standard rischieranno tagli lineari o una diminuzione dei trasferimenti dallo Stato.

 

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