Ma quanta voglia di e-commerce...

Gli e-commerce nascono come funghi. Online ce ne sono talmente tanti di e-commerce che non sappiamo talvolta neanche dare un significato vero e proprio al vocabolo e-commerce, che significa molto semplicemente commercio elettronico, dunque qualsiasi piattaforma online che genera reddito è un e-commerce. Ne vediamo di tutti i tipi, ed è forse questa l'unica forma di distinzione percettibile a occhio nudo, sappiamo inoltre di aver comprato più volte su qualche piattaforma online, di essere registrati da qualche parte in qualche sito internet in giro per il mondo ma non sappiamo quasi mai quanto possa valere in termini economici una internet company vera e propria.

Ma quanta voglia di e-commerce...

Sappiamo però che dal fenomeno e-commerce ne siamo affascinati, l’idea magica di intavolare un facile business online a tratti ci strega, ci rapisce, e succede alle volte che ci chiediamo perché anche noi non apriamo un “bell’e-commerce”. Questa è la domanda che dati alla mano se la sono fatta diverse persone al giorno d’oggi, dall’America all’Asia, dall’Europa all’Africa. La quantificazione del numero di piattaforme che producono commercio elettronico nel mondo è un numero non attendibile, si parla di circa 26 milioni di utenti che vendono su E-Bay contro i 6 milioni che vendono su Taobao (l’equivalente in Cina), 2 milioni di users abili a vendere ci sono anche su Amazon, e solo, si fa per dire, 875.000, sono coloro che vendono prodotti su Etsy. I numeri di quante siano comunque le piattaforme che “vendono online” non è comunque attendibile perché come ogni giorno ne nasce una e allo stesso tempo “ne muore un altra”.

L’E-commerce ha però una lunga storia che merita di essere raccontata. Nasce in Francia nel 1982 ed è subito rivoluzione concettuale. Si trattava di una “specie di televisore” che dava la possibilità agli utenti di interagire con diversi prodotti di France Telecom, ovviamente all’epoca di digitale non c’era niente e tutto filava liscio su roboanti onde analogiche. Minitel, così si chiamava il prototipo di una rivoluzione culturale in tutti i sensi che è poi esplosa pochi anni fa soprattutto grazie alla prima ondata di crisi post 2008.

E’ il paese a stelle strisce la culla delle prime grandi innovazioni in ambito di commercio elettronico. L’E-commerce giusto 4 o 5 anni fa era la risposta secca del commerciante alla crisi. Chi apriva spesso gestiva un negozio “offline” che non era più gestibile allo stesso costo di prima e si cimentava nell’avventura online (magari nemmeno troppo proficua) ma di certo meno onerosa di quella tradizione. Secondo Jason Goldberg, ideatore di Fancy, (una delle prime piattaforme al mondo in che mischia social network e e-commerce), la grande “onda” dell’e-commerce è appunto divisa in tre fasi: quella della vendita delle commodity a basso prezzo, quella della vendita di cose immateriali (basti pensare file, immagini web ecc.) e quest’ultima che stiamo vivendo adesso della vendita online effettuata tramite un rapporto tipicamente empatico con l’utente, un’emozione virtuale che ci dovrebbe ormai trascinare verso l’acquisto.

Le 3 onde dell’e-commerce hanno portato anche un maremoto per quanto riguarda le nuove professioni digitali del web. Chi avrebbe ma sentito parlare 15 anni fa di Seo Specialist? Chi di esperto in Google AdWords? Chi di Social Media Specialist? Tutti nuovi mestieri che presuppongono skills in ambito marketing e una profonda concezione del web.

Già empatia, l’emozione di comprare online che deriva dalle magiche sensazioni che abbiamo nella vita non virtuale, quando andiamo per negozi e vediamo belle vetrine, illuminati centri commerciali, tutto a prova di feeling con l’acquisto; adesso lo chiamiamo anche “usability”. Ci sono infatti designer specializzati al giorno d’oggi che studiano alla perfezione come rendere agevole, perfetta e fluida la navigazione online degli utenti di un sito.

Certo oggi il web è più complicato di prima, fare e-commerce non è poi così semplice come sembrerebbe. E’ invece non troppo complesso imbastirne uno con le proprie banali doti tecniche. Sì, non è complesso come sembrebbe, Magento, Wordpress, Prestashop e tanti altri sono CMS che giungono in nostro aiuto se pensiamo ad un business online. Senza avere tanti problemi con codici, fastidiose installazioni, estensioni impossibili e quant’altro, ecco che ci sono i c.d. prefabbricati che poi male non sono, secondo gli addetti ai lavori che le considerano piattaforme utili e a basso consumo.

Secondo le ultime statistiche la sete di commercio elettronico è esplosa anche nel nostro paese. Se gli esperti dicono che il potenziale massimo è rappresentato dai mercati inerenti ai “Brics”, anche in Italia un aumento esponenziale di siti e-commerce ha reso questo fenomeno una realtà ormai assolutamente consolidata. Ci sono negozi online che sono semplici shop, altri che sono gruppi d’acquisto che puntano ad abbassare il prezzo dei prodotti, altri ancora sono dei social commerce, dove l’elemento fondamentale di questi ultimi diventa proprio l’apertura verso l’aspetto emotivo di un acquisto che spesso e volentieri deriva da una discussione accesa con un altro utente.

Quanti sono gli acquisti in media al mese per un piccolo trader? Difficile rispondere a questa domanda, in Italia alcuni dati dimostrano come la maggior parte dei piccoli e-commerce sono gestiti da donne e che spesso e volentieri non hanno un’ attività offline alle spalle, sono veri e proprio micro-business che si scontrano coi grandi del settore. Partite impari, dicono i più esperti che diffidano gli stessi ad affidarsi a millantatori che promettono facili guadagni online tramite le loro web agency. Come si possono battere sul mercato aziende infinite, tentacolari e gigantesche nei rispettivi settori merceologici? Aziende come: Amazon, Asos, Hexpress e tanti altri confermano che sul web non c’è nessun “Davide a schiacciare Golia”, salvo rarissime eccezioni.

A Milano lo scorso 17 aprile l’e-commerce ha fatto i conti, a livello mondiale nel 2014 raggiungerà i 1.500 miliardi di dollari, crescendo del 20% in rapporto allo scorso anno. Il mobile è il fattore chiave nella crescita dell’e-commerce.
La diffusione di smartphone e tablet ha esteso di molto l’accesso al mercato online, anche in Italia, dove 29 milioni di clienti finali accedono a internet da mobile.

Dunque tutto si è spostato sul versante mobile. E’ lo smartphone l’oggetto del futuro secondo i guru del digitale, ed è il dispositivo che rivoluzionerà la nostra voglia di comprare online. Bisogna vedere se la voglia di comprare online verrà anche agli utenti del nostro sito, dato che vendere per ogni singolo negozio virtuale è comunque sempre più difficile e la lotta fino all’ultimo carrello sempre più acerrima.

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