Ma il legislatore può imporre lo sconto Rc auto?

In Parlamento, giace un importantissimo disegno legge Rca: prevede che le Assicurazioni siano obbligate a fare lo sconto del di una certa percentuale sulla tariffa Rca normale, nel caso in cui vengano applicate determinate clausole. Stando al disegno legge Rca (Zanonato, dal nome del ministro che l’ha proposto), c’è uno sconto minimo del 7%, sulla media dei prezzi regionali, per l’applicazione della scatola nera. Oppure uno sconto 10% per risarcimento in forma specifica presso carrozzerie convenzionate.

La strana storia dei tagli Rca

Si arriva al 23%

Ecco poi una riduzione minima del 4% per il divieto di cessione del diritto al risarcimento. E una sforbiciata del 7% per prestazioni di servizi medico-sanitari resi da professionisti convenzionati con le imprese assicurative. Il totale delle riduzioni previste dal governo è del 23%. Esempio: chi pagava un premio Rca di 1.000 euro all’anno, avrà una decurtazione a 770 euro. Sempreché il disegno legge diventi legge.

La prima osservazione è che sono sconti minimi teorici: magari le Assicurazioni applicheranno solo quelle riduzioni, senza spingersi oltre con i ribassi. Secondo: le Compagnie potrebbero sempre eliminare i singoli sconti che fanno agli assicurati, introducendo quello sconto fisso determinato dalla legge.

Ricorso alla Corte europea?

Ma c’è un altro guaio, ben più grosso. Le Assicurazioni non hanno nessuna intenzione di sottostare a sconti prefissati dallo Stato. Sostengono che il mercato sia completamente libero dal 1994, e che quindi per legge europea quelle norme siano nulle.

Potrebbe perfino esserci un ricorso alla Corte europea da parte delle Compagnie, contro gli sconti prefissati dallo Stato in un mercato liberalizzato. Sarebbe il colmo: il legislatore che introduce diverse regole volute da anni proprio dalle Assicurazioni, e poi il ricorso delle Compagnie perché chi ha scritto quelle norme s’è spinto troppo in là.

L’opinione della Carta di Bologna

In merito, c’è anche l’autorevole parere delle sigle della Carta di Bologna, capitanate da Federcarrozzieri di Davide Galli: “Con la fine del sistema delle tariffe amministrate in Rc auto, non è più possibile, anche in forza delle norme comunitarie, imporre alcun tipo di predeterminazione della misura dei premi. Ne consegue che l’impostazione del provvedimento sotto tale profilo appare errata”. Non è possibile imporre a una delle parti (l’impresa assicuratrice) alcun “obbligo” di applicare qualsiasi forma di sconto sul premio, neanche consentendo all’assicuratore una serie di violazioni dei diritti dei danneggiati.

Ma sarebbe una beffa anche per gli automobilisti: se le norme dirigistiche e sbagliate verranno eliminate, resteranno in piedi solo le norme che ledono i diritti dei danneggiati. “In sostanza – dice la Carta di Bologna – l’incauto legislatore ha modificato negli anni il mercato della Rc auto passando da un sistema di tariffe amministrate a un inammissibile regime di risarcimenti amministrati”.

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