L’UE vuole regolamentare le reti NGN

Alessandro Longo, su Repubblica, riporta di una bozza di Raccomandazione trasmessa da Neelie Kroes, commissario dell’Agenda digitale per l’UE agli altri commissari. Si tratta di una bozza che sta per cambiare le carte in tavola per quanto riguarda le reti in fibra ottica. Il testo della bozza contiene infatti tutta una serie di direttive, volte a garantire e favorire il libero mercato e la concorrenza nell’ambito delle reti in fibra ottica, che gli operatori dominanti di ogni paese membro (nel nostro caso Telecom Italia) saranno tenuti a rispettare.

Fibra-Ottica

In poche parole, quello che la commissione chiede alle Authority nazionali (ruolo svolto in Italia da AGCOM) è di garantire che gli operatori dominanti concedano ai concorrenti un accesso completo alle reti di nuova generazione, le famose NGN (Next Generation Network). Telecom Italia dovrà quindi condividere i propri cavidotti con i propri concorrenti e dovrà anche garantire l’accesso alla propria fibra spenta, in modo che i concorrenti possano utilizzarla per fornire servizi agli utenti finali. Si tratta del famoso “unbinding” della rete; proprio come avviene già adesso per la rete in rame, la rete ADSL, ogni operatore potrà sfruttare l’infrastruttura passiva di Telecom (il famigerato ultimo miglio) dalla centrale fino a casa del cliente. Fino alla centrale, e nella centrale stessa, ogni provider potrà invece utilizzare le proprie risorse e la propria infrastruttura.

Ovviamente i provider concorrenti dovranno corrispondere a Telecom Italia un compenso per l’utilizzo dell’infrastruttura ma la bozza dell’UE richiede che sia l’Authority nazionale a stabilire i prezzi, con la raccomandazione che siano “orientati al costo”. Nel caso invece di un accesso bitstream (ovvero un utilizzo di tutta l’infrastruttura Telecom, sia attiva che passiva da parte dei provider per fornire i propri servizi) la bozza prevede una maggiore libertà da parte delle Authority a cui sarà concesso di lasciare i prezzi al libero mercato a condizione che vi sia un livello di concorrenza accettabile.

Da registrare un appunto di Stefano Quintarelli il quale sottolinea come in realtà questa non sia una novità. A breve una video intervista rilasciata in esclusiva da Stefano a SosTariffe e contenente il suo punto di vista sulla situazione della fibra ottica in Italia, ci darà modo di approfondire di più l’argomento.

Non è infatti di semplice risoluzione il problema: il bivio tra monopolio, aiuti di stato, investimenti in fibra che non garantiscono redditività appendono il futuro del Paese a un filo, ancora di rame.

ollow” href=”http://www.alongo.it/” target=”_blank”>Alessandro Longo, su Repubblica, riporta di una bozza di Raccomandazione trasmessa da Neelie Kroes, commissario dell’Agenda digitale per l’UE agli altri commissari. Si tratta di una bozza che sta per cambiare le carte in tavola per quanto riguarda le reti in fibra ottica. Il testo della bozza contiene infatti tutta una serie di direttive, volte a garantire e favorire il libero mercato e la concorrenza nell’ambito delle reti in fibra ottica, che gli operatori dominanti di ogni paese membro (nel nostro caso Telecom Italia) saranno tenuti a rispettare.

Fibra-Ottica

In poche parole, quello che la commissione chiede alle Authority nazionali (ruolo svolto in Italia da AGCOM) è di garantire che gli operatori dominanti concedano ai concorrenti un accesso completo alle reti di nuova generazione, le famose NGN (Next Generation Network). Telecom Italia dovrà quindi condividere i propri cavidotti con i propri concorrenti e dovrà anche garantire l’accesso alla propria fibra spenta, in modo che i concorrenti possano utilizzarla per fornire servizi agli utenti finali. Si tratta del famoso “unbinding” della rete; proprio come avviene già adesso per la rete in rame, la rete ADSL, ogni operatore potrà sfruttare l’infrastruttura passiva di Telecom (il famigerato ultimo miglio) dalla centrale fino a casa del cliente. Fino alla centrale, e nella centrale stessa, ogni provider potrà invece utilizzare le proprie risorse e la propria infrastruttura.

Ovviamente i provider concorrenti dovranno corrispondere a Telecom Italia un compenso per l’utilizzo dell’infrastruttura ma la bozza dell’UE richiede che sia l’Authority nazionale a stabilire i prezzi, con la raccomandazione che siano “orientati al costo”. Nel caso invece di un accesso bitstream (ovvero un utilizzo di tutta l’infrastruttura Telecom, sia attiva che passiva da parte dei provider per fornire i propri servizi) la bozza prevede una maggiore libertà da parte delle Authority a cui sarà concesso di lasciare i prezzi al libero mercato a condizione che vi sia un livello di concorrenza accettabile.

Da registrare un appunto di Stefano Quintarelli il quale sottolinea come in realtà questa non sia una novità. A breve una video intervista rilasciata in esclusiva da Stefano a SosTariffe e contenente il suo punto di vista sulla situazione della fibra ottica in Italia, ci darà modo di approfondire di più l’argomento.

Non è infatti di semplice risoluzione il problema: il bivio tra monopolio, aiuti di stato, investimenti in fibra che non garantiscono redditività appendono il futuro del Paese a un filo, ancora di rame.

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