Linkem: critica alla ragion pratica

Linkem riceve 34 milioni di euro per sviluppare la tecnologia senza fili su rete WiMax: 24 milioni arrivano da una cordata bancaria guidata da Unicredit Corporate Banking mentre gli altri 10 provengono dagli azionisti e vanno ad aumentare il capitale sociale (e a ripianare le perdite).

Unicredit unisce un pool di investitori istituzionali da Credito Bergamasco, Banca Popolare di Lodi, Banca Popolare di Milano e Banca Popolare di Vicenza, attraverso il quale ha concesso a Linkem un finanziamento di 24 milioni di euro per garantire l’ulteriore estensione della rete WiMax sul territorio nazionale.

Nonostante i dubbi sugli effettivi schemi di potere e politici tra Sopaf dei fratelli Giorgio e Ruggero Magnoni e le banche la critica è pratica, sui numeri e non sulle supposizioni.

L’operazione sottoscritta prevede un’unica linea di credito della durata di 6 anni, con un periodo di preammortamento di 24 mesi. Le nuove risorse finanziarie permetteranno a Linkem di sviluppare la propria rete e di dar seguito ai piani di crescita.

Entro la fine del 2008 Linkem doveva coprire 50 città. La realtà invece è che il WiMax è arrivato nelle provincie di Brescia, Bari, Crotone, Messina, Latina, Cremona, Lodi, Milano e Catanzaro.

Non ci sono dati ufficiali ma al momento si parla di aver raggiunto qualche decina di migliaia di clienti.

Ora si prevede di coprire il 70% del territorio nazionale raggiungendo circa 1 milione di clienti entro il 2014, a fronte di un investimento di 220 milioni di euro.

Ma già nel 2008 si parlava di 1 milione di utenti nel 2012 che magicamente è diventato 2014: sempre nel 2008 si parlavano di 3000 stazioni Wimax: se si fa il conto il costo sostenuto per ogni BTS è di 70 mila euro circa. (3000 BTS con 200 milioni di investimento circa, dati dichiarati da Linkem stessa)

Alcuni nostri esperti tuttavia segnalano che per ogni BTS, tra costi di installazione, affitto, banda, energia, in un’ipotesi realisitica non si spende meno di 300 mila euro. Prendendo il dato fornito da Linkem pari a 220 milioni di euro significa installare 730 BTS (contro le 3000 prospettate).

Una BTS riesce a garantire un servizio accettabile in area metropolitana per un intorno prossimo al chilometro, mentre in aree rurali tale limite sale a circa 6Km: una media accettabile porta a 4km il raggio massimo d’uso di un’antenna wimax.

L’Italia raggiunge 301.230 chilometri quadrati: con le BTS in programma e una copertura media di 4km significa coprire circa 12.000 km quadrati.

Mettiamo che la densità media di quelle zone sia 70 abitanti per kmq (più bassa della media perchè non si vanno a coprire città metropolitane).

Supponendo per assurdo che tutti e 70 gli abitanti di ogni km coperto sottoscrivano l’offerta Wimax arriviamo a 850.000 utenti circa.

E anche se prendessimo il costo implicito di 70 mila euro (ricavato dalle 3000 BTS con 200 milioni di investimento dichiarati) significherebbe coprire 48 mila chilometri quadrati. Ragionando sempre sull’ipotesi di 70 abitanti per km quadrato significherebbe assumere un potenziale bacino di 3 milioni di utenti: è un’impresa ardua (per non dire impossibile) far fare uno switching al 30% della popolazione considerando concorrenti come Telecom Italia, Infostrada, Fastweb, Tiscali e TeleTu.

Inoltre facendo la prova del nove, ossia il conto che ogni BTS ha 70Mbps in condivisione, con le BTS installate (700) significa poter dare la banda a circa (calcolando che non si riesce andare oltre a 300 utenti per bts) 200 mila persone. E si arriverebbe a 800 mila utenti con circa 3000 BTS installate.

In qualsiasi caso non è quindi possibile raggiungere 1 milione di utenti.

Ricordiamo che sono solo nostre supposizioni, siamo aperti a chiunque voglia controbattere.

Stefano, Alessandro, Dario,  a voi il giudizio

ve 34 milioni di euro per sviluppare la tecnologia senza fili su rete WiMax: 24 milioni arrivano da una cordata bancaria guidata da Unicredit Corporate Banking mentre gli altri 10 provengono dagli azionisti e vanno ad aumentare il capitale sociale (e a ripianare le perdite).

Unicredit unisce un pool di investitori istituzionali da Credito Bergamasco, Banca Popolare di Lodi, Banca Popolare di Milano e Banca Popolare di Vicenza, attraverso il quale ha concesso a Linkem un finanziamento di 24 milioni di euro per garantire l’ulteriore estensione della rete WiMax sul territorio nazionale.

Nonostante i dubbi sugli effettivi schemi di potere e politici tra Sopaf dei fratelli Giorgio e Ruggero Magnoni e le banche la critica è pratica, sui numeri e non sulle supposizioni.

L’operazione sottoscritta prevede un’unica linea di credito della durata di 6 anni, con un periodo di preammortamento di 24 mesi. Le nuove risorse finanziarie permetteranno a Linkem di sviluppare la propria rete e di dar seguito ai piani di crescita.

Entro la fine del 2008 Linkem doveva coprire 50 città. La realtà invece è che il WiMax è arrivato nelle provincie di Brescia, Bari, Crotone, Messina, Latina, Cremona, Lodi, Milano e Catanzaro.

Non ci sono dati ufficiali ma al momento si parla di aver raggiunto qualche decina di migliaia di clienti.

Ora si prevede di coprire il 70% del territorio nazionale raggiungendo circa 1 milione di clienti entro il 2014, a fronte di un investimento di 220 milioni di euro.

Ma già nel 2008 si parlava di 1 milione di utenti nel 2012 che magicamente è diventato 2014: sempre nel 2008 si parlavano di 3000 stazioni Wimax: se si fa il conto il costo sostenuto per ogni BTS è di 70 mila euro circa. (3000 BTS con 200 milioni di investimento circa, dati dichiarati da Linkem stessa)

Alcuni nostri esperti tuttavia segnalano che per ogni BTS, tra costi di installazione, affitto, banda, energia, in un’ipotesi realisitica non si spende meno di 300 mila euro. Prendendo il dato fornito da Linkem pari a 220 milioni di euro significa installare 730 BTS (contro le 3000 prospettate).

Una BTS riesce a garantire un servizio accettabile in area metropolitana per un intorno prossimo al chilometro, mentre in aree rurali tale limite sale a circa 6Km: una media accettabile porta a 4km il raggio massimo d’uso di un’antenna wimax.

L’Italia raggiunge 301.230 chilometri quadrati: con le BTS in programma e una copertura media di 4km significa coprire circa 12.000 km quadrati.

Mettiamo che la densità media di quelle zone sia 70 abitanti per kmq (più bassa della media perchè non si vanno a coprire città metropolitane).

Supponendo per assurdo che tutti e 70 gli abitanti di ogni km coperto sottoscrivano l’offerta Wimax arriviamo a 850.000 utenti circa.

E anche se prendessimo il costo implicito di 70 mila euro (ricavato dalle 3000 BTS con 200 milioni di investimento dichiarati) significherebbe coprire 48 mila chilometri quadrati. Ragionando sempre sull’ipotesi di 70 abitanti per km quadrato significherebbe assumere un potenziale bacino di 3 milioni di utenti: è un’impresa ardua (per non dire impossibile) far fare uno switching al 30% della popolazione considerando concorrenti come Telecom Italia, Infostrada, Fastweb, Tiscali e TeleTu.

Inoltre facendo la prova del nove, ossia il conto che ogni BTS ha 70Mbps in condivisione, con le BTS installate (700) significa poter dare la banda a circa (calcolando che non si riesce andare oltre a 300 utenti per bts) 200 mila persone. E si arriverebbe a 800 mila utenti con circa 3000 BTS installate.

In qualsiasi caso non è quindi possibile raggiungere 1 milione di utenti.

Ricordiamo che sono solo nostre supposizioni, siamo aperti a chiunque voglia controbattere.

Stefano, Alessandro, Dario,  a voi il giudizio

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