LimeWire condannata per il P2P

La RIAA (Recording Industry Association of America), l’associazione costituita dalle compagnie discografiche maggiori, dopo anni di accuse è riuscita a fare condannare LimeWire, la rete basata sulle tecnologie Torrent e Gnutella, per avere infranto la legge americana sul copyright.

L’accusa mossa al network P2P, guidata dal CEO Mark Gordon, è di aver spinto i propri clienti ad infrangere la legge. A dimostrazione di questo, il professore di statistica Richard Waterman, analizzando 1800 file ospitati sui  server LimeWire ha evidenziato come di questi, il 93% fossero file protetti da diritti d’autore. Inoltre la stessa ricerca ha accertato come il 98,8% dei contenuti scambiati tra gli utenti fosse non autorizzato e coperto da copyright.

Non è risultata sufficiente agli occhi del giudice Kimba Wood, il disclaimer di LimeWire con la checkbox “non utilizzerò LimeWire per infrangere la legge” come misura inibitrice di scambio di materiali coperti da diritti d’autore. Anzi durante il processo è venuto alla luce un carteggio digitale tra utenti e azienda P2P che esortava all’utilizzo della piattaforma per lo scambio di contenuti protetti,  mentre l’unico filtro presente su LimeWire evitava esclusivamente la circolazione dei materiali acquistabili sul Digital Store dell’azienda.

Dichiara Mitch Bainwol, rappresentante della RIAA, “A differenza di altre reti P2P che hanno negoziato con noi particolari licenze, imposto filtri o deciso di fermare la propria attività illegale LimeWire aveva sempre deciso di ignorare le indicazioni della legge. La decisione della corte è un’importante pietra miliare nella lotta della comunità creativa perché Internet diventi una piattaforma di commercio legale. Trovando il CEO di LimeWire personalmente colpevole, oltre che la propria compagnia, la corte ha lanciato un chiaro segnale a chi continua a fare profitto da pratiche illegali pensando di sfuggire la possibilità di essere condannati”.

LimeWire nella prossima udienza del processo, il 1 giugno, proverà a mettere in discussione la sentenza del giudice Kimba Wood attivando le contromosse necessarie.

cording Industry Association of America), l’associazione costituita dalle compagnie discografiche maggiori, dopo anni di accuse è riuscita a fare condannare LimeWire, la rete basata sulle tecnologie Torrent e Gnutella, per avere infranto la legge americana sul copyright.

L’accusa mossa al network P2P, guidata dal CEO Mark Gordon, è di aver spinto i propri clienti ad infrangere la legge. A dimostrazione di questo, il professore di statistica Richard Waterman, analizzando 1800 file ospitati sui  server LimeWire ha evidenziato come di questi, il 93% fossero file protetti da diritti d’autore. Inoltre la stessa ricerca ha accertato come il 98,8% dei contenuti scambiati tra gli utenti fosse non autorizzato e coperto da copyright.

Non è risultata sufficiente agli occhi del giudice Kimba Wood, il disclaimer di LimeWire con la checkbox “non utilizzerò LimeWire per infrangere la legge” come misura inibitrice di scambio di materiali coperti da diritti d’autore. Anzi durante il processo è venuto alla luce un carteggio digitale tra utenti e azienda P2P che esortava all’utilizzo della piattaforma per lo scambio di contenuti protetti,  mentre l’unico filtro presente su LimeWire evitava esclusivamente la circolazione dei materiali acquistabili sul Digital Store dell’azienda.

Dichiara Mitch Bainwol, rappresentante della RIAA, “A differenza di altre reti P2P che hanno negoziato con noi particolari licenze, imposto filtri o deciso di fermare la propria attività illegale LimeWire aveva sempre deciso di ignorare le indicazioni della legge. La decisione della corte è un’importante pietra miliare nella lotta della comunità creativa perché Internet diventi una piattaforma di commercio legale. Trovando il CEO di LimeWire personalmente colpevole, oltre che la propria compagnia, la corte ha lanciato un chiaro segnale a chi continua a fare profitto da pratiche illegali pensando di sfuggire la possibilità di essere condannati”.

LimeWire nella prossima udienza del processo, il 1 giugno, proverà a mettere in discussione la sentenza del giudice Kimba Wood attivando le contromosse necessarie.

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