Liberalizzazione domini web: i benefici per le aziende

Da gennaio 2012 sono stati liberati i domini web di primo livello; ad annunciarlo l’Icann, l’ente americano che regola il funzionamento della rete in materia di nomi e domini. Da adesso in poi, i titolari di un sito web potranno registrare i domini di primo livello -ovvero l’ultima parte del proprio indirizzo web – con il nome che preferiscano.

Cosa sono i domini di primo livello?

Finora esistevano 22 domini di primo livello, tra cui i più utilizzati sono .com (commercio), .edu (educazione), .gov (governo), .org (organizzazione), ecc., e altri circa 250 domini di primo livello nazionali come .it (italia), .es (spagna), .fr (francia) e così via.

Coloro che sino a questo momento avviavano un sito web, dovevano adeguarsi ad alcuni di questi domini ancora disponibili.

Adesso invece, chiunque potrà registrare un proprio dominio composto dalla combinazione di lettere o numeri che preferisca, in rimpiazzo del .com o del .it.

Questo che può sembrare una sciocchezza costituisce uno strumento di enorme valore per le aziende, le quali da adesso in poi possono registrare il loro sito in una maniera più intuitiva per l’utente e più rappresentativa per l’impresa; ad esempio, “ferrero.com” potrebbe diventare “nutella.ferrero”, oppure “vodafone.it” potrebbe cambiare a “telefonia.vodafone”.

Tuttavia, vi sono due requisiti che l’Icann stabilisce per la registrazione dei nuovi domini.

Innanzitutto, il dominio scelto deve avere pertinenza con il nome dell’azienda o soggetto; ma il requisito più limitante è il contributo richiesto per la registrazione, pari a ben 185mila dollari. L’ente, che tra l’altro è di natura no profit, ha informato che un terzo degli incassi saranno destinati alle eventuali spese legali dei litigi che sicuramente sorgeranno tra le aziende che procederanno a registrarsi.

Le prime aziende a registrare i nuovi domini

A prescindere dei contributi salati per la registrazione, si prevedono moltissime richieste. Tra le multinazionali che hanno annunciato di aderire alla nuova modalità vi sono Canon (.canon), Hitachi (.hitachi) e Deloitte (.deloitte).

Uno dei settori più interessati ai nuovi domini è il turismo. Difatti, le amministrazioni locali di New York, Londra, Parigi e Berlino hanno già fatto richiesta per ottenere i domini dato che semplificheranno la navigazione da parte dei turisti. Nel nostro Paese, una delle prime città ad attivarsi è stata Firenze.

In questo modo, Icann continua a rivoluzionare il mondo degli internauti. In passato, l’ente aveva già iniziato la registrazione di una nuova gamma di domini, tra cui quello “.xxx” che rappresenterebbe i siti porno.

Tra molte polemiche, aveva anche lanciato la possibilità di utilizzare alfabeti non latini per i nomi dei siti web, incorporando caratteri e simboli grechi, cirillici, cinesi, giapponesi, ebrei ed arabi, oltre alle lettere accentuate del nostro alfabeto.

Ma non tutti sono d’accordo con tutte queste nuove modifiche imposte dall’Icann al mondo virtuale. Difatti, sono moltissimi i governi e i privati che protestano di fronte a questi cambiamenti.

Secondo l’United States Interactive Advertising Bureau, “Non è stato fatto nessuno studio sull’impatto economico e sulle conseguenze di questa rivoluzione, che si può facilmente rivelare un disastro per i grandi brand, per le aziende presenti in rete con investimenti massicci e per l’intero ecosistema della rete, soprattutto visto che la decisione è stata presa da un gruppetto di persone senza alcuna consultazione esterna“.

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