L’età dell’oro della rete Wifi

La crescente diffusione di smartphone e tablet, in combinazione con l’esplosione del mercato delle app, fungeranno da volano per l’incremento del numero di hotspot Wi-Fi pubblici a livello globale. I punti di accesso a Internet in modalità wireless saliranno dagli attuali 1,3 milioni ai 5,8 milioni entro il 2015, per una crescita del 350%. A descrivere lo sviluppo di tale scenario è il Global Developments in Public Wi-Fi – WBA Industry Report 2011, studio elaborato dalla società di ricerca Informa per conto di WBA (Wireless Broadband Alliance). Il report include anche un’approfondita indagine di mercato condotta su un panel di 259 service provider e vendor Wi-Fi.

La “community Hotspot”

Ai 5,8 milioni di hotspot Wi-fi pubblici che saranno disponibili entro il 2015 si potrebbero aggiungere altri 4,5 milioni di punti di accesso wireless veicolati attraverso i cosiddetti “community hotspot”. Si tratta di reti senza fili realizzate a partire da collegamenti adsl privati in banda larga in dote ai consumatori. Un utente si rende disponibile per condividere il broadband con altri utenti via wireless, allo scopo di dare vita a una rete a basso costo di punti di accesso Wi-Fi.

Non è possibile, in tale contesto, sviluppare una strategia di rete che non preveda l’impiego della tecnologia Wi-Fi, sostiene Thomas Wehmeier, principal analyst presso Informa Telecoms & media. Gli operatori di mercato sembrano esserne consapevoli. Il 58% di questi – incluso il 47% degli operatori mobili – ritiene gli hotspot Wi-Fi molto importanti o cruciali per la customer experience, per il decongestionamento delle reti mobili, per fornire una piattaforma di servizi a valore aggiunto. Il traffico dati in mobilità raggiungerà i 16,84 milioni di terabyte entro il 2014. E gli operatori intendono affrontare l’impatto di questa crescita attraverso nuove strategie di prezzo e tramite offload basato su Wi-Fi. In epoca di esplosione del traffico dati mobile, il data offloading assume quindi un ruolo centrale per l’industria di settore, sebbene i modelli di business che hanno guidato – e che continuano a guidare – gli investimenti nel Wi-Fi appaiono estremamente variegati. Una larga parte degli operatori, tra cui True in Thailandia, SK Telekom in Corea del Sud e le telco cinesi, hanno scelto di investire nella costruzione di reti proprietarie. Altri operatori, invece, hanno preferito affidarsi alle capacità wholesale di attori di mercato già presenti in determinati mercati. Altri ancora hanno optato per accordi con i principali aggregatori Wi-Fi, quali iPass e Boingo.

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Per favorire l’uso di hotspot Wi-Fi, e fornire agli utenti finali una esperienza first-class, è necessario semplificare le procedure di autenticazione e di sign-on e assicurare sicurezza e privacy. L’esperienza utente veicolata attraverso tecnologia Wi-Fi è stata implementata con lo sviluppo dello standard 802.11n e del sistema di autenticazione basato su 802.1x. Ma non basta. L’obiettivo, infatti, è di allineare il più possibile l’esperienza utente Wi-Fi a quella proposta tramite reti mobili. In termini di gestione della connessione, procedure di autenticazione e di sign-on, prezzi, sicurezza e privacy. In materia di autenticazione, ci si attende l’esplosione di sistemi SIM-based, spiega il report WBA. Standard quali EAP-SIM e EAP-AKA saranno presto supportati da un’ampia gamma di smartphone e tablet, e sempre più OEM introdurranno il supporto per il Wi-Fi a bordo dei loro dispositivi. La Wi-Fi Alliance ha sviluppato la specifica Hotspot 2.0 per la certificazione dei prodotti, e la Wireless Broadband Alliance sta impiegando i prodotti certificati Hotspot 2.0 nella sperimentazione dei NGH (Next Generation Hotspot), ovvero degli hotspot Wi-Fi di nuova generazione.

Lo sviluppo dei protocolli Wireless

Tra le realtà aziendali impegnate nella Wi-Fi Alliance e nella Wireless Broadband Alliance c’è Ruckus Wireless, che ha annunciato l’integrazione del supporto al nuovo ed emergente protocollo IEEE 802.11u all’interno di tutta la gamma di prodotti Smart Wi-Fi. Il processo sarà terminato nei prossimi 12 mesi. Hotspot 2.0 implementa il protocollo 802.11u quale elemento cardine per automatizzare i processi di ricerca della rete, registrazione e accesso alla stessa. Passaggi che, a oggi, devono essere eseguito manualmente al momento della connessione a un hotspot. «Grazie al progetto Hotspot 2.0 e al nuovo protocollo 802.11u, l’industria del Wi-Fi è a un importante punto di svolta», evidenzia Michael Paparella, Managing Director di Ruckus Wireless in Italia. Con 802.11u e Hotspot 2.0, infatti, l’utente potrà connettersi in automatico e attivare le procedure di autenticazione e di connessione alla migliore rete Wi-Fi disponibile intorno a sé. Un sistema comparabile al processo automatico di selezione delle reti cellulari. Quali, dunque, i vantaggi di 802.11u e Hotspot 2.0 per gli operatori? Eliminazione selettiva del traffico IP non necessario alle reti mobile, ottimizzazione del servizio, monetizzazione, risponde Ruckus Wireless. E per gli utenti? Selezione, autenticazione e roaming automatico direttamente dal dispositivo mobile; opzioni flessibili di autenticazione a supporto di più device e degli accordi di roaming; notifica del tipo di rete (privata, pubblica libera, pubblica a pagamento); notifica della capacità di rete.

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Wi-Fi Pubblico in Italia

Il Wi-Fi si appresta a entrare in una sorta di età dell’oro. E lo sviluppo della tecnologia LTE (Long Term Evolution) non pregiudicherà gli investimenti nel Wi-Fi né rallenterà la crescita degli hotspot Wi-Fi. Entrambi le tecnologie, spiega Thomas Wehmeir, si configurano quali soluzioni necessarie per affrontare l’esplosiva crescita del traffico dati. La necessità di puntare sulla tecnologia Wi-Fi si avverte anche in Italia, dove si scontano ritardi dovuti in parte agli effetti del cosiddetto decreto Pisanu, che per anni ha di fatto limitato lo sviluppo del mercato. Sul Wi-Fi scommette AIIP (Associazione Italiana Internet Provider), che ha promosso l’iniziativa “Italia in Wi-Fi”, un progetto che mira alla realizzazione di una rete Wi-Fi nazionale, composta da migliaia di hotspot in grado di erogare servizi di accesso a Internet e altri servizi a valore aggiunto. «La rete “Italia in Wi-Fi”» precisa AIIP «non intende essere una alternativa o una sostituzione dell’accesso wired fisso né delle reti wireless 3G, ma un complemento, un invito a usare Internet più comodamente, un incentivo allo sviluppo di applicazioni verticali, una valorizzazione del territorio con gli annessi vantaggi per la nostra economia come il turismo, soprattutto culturale». In Italia, sembra avere seguito il progetto “Free ItaliaWiFi”, presentato il 30 novembre 2010 da Provincia di Roma, Regione Autonoma della Sardegna e Comune di Venezia. Una iniziativa rivolta alle pubbliche amministrazioni per la realizzazione della prima rete federata nazionale di accesso gratuito a Internet senza fili. A circa un anno dalla presentazione, Free ItaliaWiFi conta ora 1.109 hotspot, 8 reti federate, e oltre 215.000 utenti.

Andrea Galassi

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