Legge Gasparri 10 anni dopo: la tv non è cambiata

Nel 2004 fu approvata la Legge Gasparri con l’obiettivo di riassestare il sistema radio televisivo in Italia. Tuttavia, cosi come lasciava prevedere la legge, nel mercato televisivo, in 10 anni, poco è cambiato quanto a concentrazione ed assenza di pluralismo. Si può continuare a parlare di monopolio e la Commissione Europea spinge il mercato ad aprirsi a nuovi operatori di rete.

La legge Gasparri compie 10 anni ma il riassetto televisivo è ancora lontano

La legge Gasparri ha spinto per la sostituzione della tv analogica con quella digitale, portando, in linea teorica, con sé un potenziale di democrazia in quanto il digitale può trasmettere fino a 1000 canali su ogni frequenza terrestre in contemporanea e risolvere l’annoso problema delle frequenze.

Tuttavia, per poter garantire questa svolta democratica sarebbe stato necessario ridimensionare la posizione sul mercato dei due attuali monopolisti che raccolgono insieme l’80% delle risorse e il 90% degli ascolti.

La critica principale ai tempi dell’approvazione della Legge Gasparri fu quella di aver aumentato le quote da cui ciascun operatore può attingere, che sono altissime e che dunque prosciugano tutte le risorse che ci possono essere sul mercato, impedendo che soggetti terzi possano entrarci.

Il provvedimento ha reso ancora più insormontabili le barriere all’ingresso di nuovi operatori, penalizzando quei soggetti (come Europa 7) che pur essendo titolari di concessione, non hanno ancora ottenuto le frequenze necessarie per coprire interamente il proprio bacino di utenza. La Commissione Europea ha una procedura aperta di infrazione nei confronti dell’Italia e dichiara che il mercato delle frequenze deve aprirsi a nuovi operatori di rete.

Il mercato delle frequenze nazionali rimane in mano di tre grandi gruppi: Rai, Mediaset, Telecom Italia e l’Espresso.

Ecco una lista dei canali nazionali

Rai

  • Mux 1, Mux 2 Rai, Mux 3 Rai, Mux 4 Rai con 18 canali (i Rai Uno, Rai Due, Rai Tre, Rai News, e le radio Radio Uno, Radio Due, Radio Tre, Rai Sport 1, Rai Sport 2, Tv 2000, la radio FD Leggera, FD Auditorium, Rai YoYo, Rai Movie, Rai Premium, Rai Gulp, Rai 4, Rai Storia, Rai 5, Rai Test HD).

Telecom Italia

  • Mux Timb 1, Mux Timb 2 e Mux Timb 3 per un totale di 21 reti (La 5, Mediaset Extra, Real Time, Sportitalia, Sportitalia 2, Sportitalia 24, QVC Dahlia Sport, Dahlia Calcio, Dahlia Extreme, Dahlia Adult, a7, La7d, Mtv, Mtv+, Frisbee, K2 plus, K2 extra)

Mediaset

  • Mux Mediaset 1, Mux Mediaset 2, Mux Mediaset 4 , Mux Mediaset 5, Mux Mediaset 6 per un totale di 34 reti (Premium Calcio, Premium Extra, Premium Moto Gp, Hiro, Disney Channel, Steel +1, Canale 5, Italia Uno, Rete 4, Iris, Boing, Mediashopping, Class News, Coming Soon, Canale 5, Italia 1, Rete 4, Mediaset Extra, La 5, Premium Calcio HD 2, Premium Cinema HD, Disney Channel +1, Italia 1 HD, Rete 4+1, Canale 5+1, Italia 1+1, Canale 5 HD,
  • Mux D-Free, il mux di Prima Tv che ospita i canali Premium di Mediaset: Joy, Mya, Steel, Premium Cinema, Premium Emotion, Premium Energy, Disney Channel, Studio Universal

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Gruppo L’Espresso

  • Con Mux Rete A 1, Mux Rete A 2, Deejay Tv, Cielo, Pokeritalia24, Mya +1, TG Mediaset, Repubblica Tv, e le radio Radio Deejay, Radio Capital, Radio m2o
Dal grafico qua sotto (fonte AgCom) è evidente come inoltre Sky, Mediaset e Rai superino il 90% dei ricavi totali.

 Destinazione Italia, una svolta per gli operatori Tlc

Una svolta invece c’è stata con l’approvazione dell’articolo “Destinazione Italia” all’inizio del 2014 (fortemente voluta da Assoprovider) che ha segnato una rivoluzione per gli operatori Tlc. Questa ha rotto la logica oligopolistica seguita fino ad oggi.

Per fare un esempio: prima della modifica, una neonata azienda Tlc, giovane e senza investitori alle spalle, doveva staccare un assegno di 55mila euro solo per acquisire un unico cliente, mentre per un gigante come Telecom, con 24 milioni di utenti, il versamento previsto era di soli 110mila euro l’anno.

I player Tlc avevano grosse difficoltà a causa dell’obbligo di somme da pagare (per l’attività di Isp o di fornitore di accesso a reti dati o di rete telefonica) determinate sulla base della popolazione potenzialmente destinataria dell’offerta e suddivisi in fasce senza logica progressiva.

Infatti la Legge Gasparri dichiarava che l’operatore dati in grado di stendere e accendere fibra ottica era tenuto al versamento di 27.500 euro l’anno in un centro con meno di 200mila abitanti, di 55.000 euro in un centro con più di 200mila abitanti e, infine, di 110.000 euro se attivo sull’intero territorio nazionale.

Con la modifica introdotta dall’articolo 6 comma 4 del “Destinazione Italia”, il parametro territoriale è stato sostituito con una “contribuzione amministrativa” legata al numero di clienti serviti: Ogni mille clienti, il costo del contributo è diventato di 300 euro, con un nuovo criterio lineare e progressivo.

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