Le banche controlleranno Sorgenia?

Sorgenia, il produttore e distributore di energia elettrica e gas, è alle prese con una difficile crisi di liquidità. E le banche puntano al controllo. Amaro destino quello dell' azienda del settore energia sulla quale Rodolfo De Benedetti aveva puntato i suoi sogni di ricchezza.

Le banche controlleranno Sorgenia?

La società dell’energia della holding Cir, di De Benedetti, potrebbe perdere il controllo di Sorgenia visti anche gli 1,9 miliardi di debiti che pesano come una spada di Damocle. Ma in arrivo ci sono le banche: Montepaschi, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bpm, Banco Popolare, Ubi e altre 13 banche creditrici stanno per prendere il controllo della società dell’energia ed avere quasi il 100% del capitale.

Questo se verrà approvato dal Consiglio di amministrazione del gruppo il piano che presenteranno, per convertire i 600 milioni di debito in eccesso.

Da pochi giorni si sono aperti i negoziati, il Cir ha già fatto una prima proposta (di un aumento di capitale da 190 milioni – a fronte di un indebitamento di 1,9 miliardi – sottoscritto per 100 milioni dalla holding della famiglia De Benedetti) non accettata dalle banche che gli chiedono di aumentare la quota intorno ai 130-150 milioni. Nel caso contrario le banche sarebbero disposte a entrare come azionisti di controllo nel capitale di Sorgenia con la Cir che avrebbe un ruolo minoritario nella società energetica.

L’attuale amministratore delegato, Andrea Mangoni, dovrebbe rimanere al suo posto, come uomo di garanzia per assicurare la continuità industriale. Se le banche diverranno le maggiori azioniste cederanno alcuni assets per mettere in vendita tutte le attività nelle energie rinnovabili;  ma ci sono alcune grane che dovranno risolvere: la centrale elettrica a carbone Tirreno Power di Vado Ligure (al 39% di Sorgenia e al 50% di Gdf Suez), posta sotto sequestro dalla Procura di Savona.

Stando alle ipotesi  Mps, Intesa, Unicredit, Bpm, Banco Popolare e Ubi diventeranno i grandi soci della nuova Sorgenia. Nella compagine azionaria entrerebbero poi altri 13 istituti, tra cui la società finanziaria Portigon (vanta crediti per 135 milioni), Bnp Paribas (98 milioni)) e Carige (41 milioni)

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