Le banche popolari si trasformeranno in società per azioni

Il premier Matteo Renzi nell’annunciare la riforma delle banche popolari ha dichiarato che nel sistema bancario italiano ci sono “troppi banchieri e troppo poco credito”. Le dieci più grandi banche popolari italiane, quelle con almeno 8 miliardi di attivi, dovranno convertirsi in società per azioni entro un anno e mezzo.

Il Governo ha annunciato la riforma delle banche popolari

Le banche popolari in Italia rappresentano il 25% del mercato dell’intermediazione e circa il 28% degli sportelli bancari distribuiti sul territorio nazionale. Di solito sono costituite come società cooperative e storicamente hanno avuto uno stretto legame col territorio di riferimento, stabilendo delle relazioni solide con le piccole e medie imprese locali. Si sono caratterizzate anche per il sostegno agli aspetti sociali e ai bisogni della comunità, principalmente attraverso l’erogazione di finanziamenti per progetti e servizi.

Non a caso la maggiore presenza di banche popolari si riscontra in quelle aree ad alta concentrazione di piccole e medie imprese.
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Quali sono le principali caratteristiche dal punto di vista giuridico?

  • Limite di quota: c’è un limite legato alla quota massima che oggi socio può detenere; secondo la normativa attuale nessun socio può superare lo 0,5% del capitale sociale.
  • Mutualità: la maggioranza relativa delle quote deve essere detenuta da clienti dell’istituto.
  • Voto capitario: il voto di ogni socio in assemblea è unitario, indipendentemente dalla quota posseduta.
  • Clausola di gradimento: prevede la subordinazione del trasferimento dei titoli al preventivo consenso del consiglio d’amministrazione.

La riforma

Dopo 30 anni vengono riformate le banche popolari, con il decreto legge sulle banche e sugli investimenti, denominato “Investment compact”.

Per Renzi si tratta di un momento storico. Secondo il premier il sistema bancario italiano, pur essendo “serio, solido e sano”, ha “troppi banchieri e troppo poco credito”. La riforma riguarderà solo le banche popolari con almeno 8 miliardi di attivi, che secondo quanto annunciato dallo stesso premier sarebbero solo “le dieci più grandi”. Avranno un anno e mezzo di tempo per cambiare forma giuridica diventando una SPA e quindi eliminare il voto capitario, evidentemente poco gradito al Governo.

L’obiettivo dichiarato dell’intervento del Governo è quello di rafforzare il sistema senza danneggiare i piccoli istituti e senza toccare il credito cooperativo, garantendo ai consumatori che il cambio non si concretizzerà in maggiori costi sul conto corrente.
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Il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan difende la scelta di procedere per decreto legge, ritenendola necessaria “per dare un segnale di urgenza” e afferma che la riforma, renderà le banche popolari più forti ed efficienti.

Infine il Ministro lascia intendere che si è voluto partire dalle grandi banche, ma in futuro si potrebbe mettere mano agli istituti di credito più piccoli, che al momento sono stati lasciati fuori dalla riforma.

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