L’accesso alla rete è un diritto costituzionale?

Secondo Alberto Gambino, presidente dell’Accademia Italiana del Codice Internet (IAIC), l’accesso alla rete è un diritto costituzionale perché nell’attuale contesto tecnologico in cui viviamo è una condizione essenziale per garantirsi una effettiva parità di condizioni e per un pieno esercizio dei diritti di cittadinanza. In questo modo la sua importanza può essere paragonata ad altri bisogni essenziali come la salute, la ricerca e l’istruzione.

L'accesso a Internet deve essere un diritto garantito dalla Costituzione

Internet è ormai diventato uno strumento talmente pervasivo nelle nostre vite quotidiane da essere considerato fondamentale sia per motivi lavorativi, sia per i tantissimi utenti che lo utilizzano nelle loro abitazioni. L’accesso alla rete è quindi un diritto costituzionale secondo quanto ha indicato Alberto Gambino, presidente dell’Accademia Italiana del Codice Internet (IAIC)  nel corso di un suo intervento alla Commissione Affari Costituzionali del Senato.

L’associazione, che si occupa di indicare uno scenario giuridico per il mercato delle comunicazioni e delle tecnologiche digitali, ha quindi sottolineato che l’accesso alla rete per tutti i cittadini è una condizione essenziale nell’attuale contesto tecnologico, per una effettiva parità di condizioni e per un pieno esercizio dei diritti di cittadinanza. In quest’ottica, l’esplicito riconoscimento del diritto d’accesso ad Internet nell’ambito della Costituzione è un primo, fondamentale passo, per dare un’ indispensabile cornice giuridica alle molte iniziative per superare i gap infrastrutturali, tecnologici e culturali dei quali l’Italia soffre rispetto alla media dei Paesi europei.

Un cambiamento può avvenire anche a livello legislativo

A questo punto non si può escludere che modifiche importanti possano essere fatte anche nella nostra Costituzione, che non può rimanere ancorata ad alcuni aspetti che non sono più attuali. L’AIAC si è quindi detta d’accordo con l’iniziativa del Parlamento di inserire l’accesso a Internet tra i diritti sociali e muoversi in modo concreto per renderlo effettivo: la mossa che si pensa di intraprendere porterebbe quindi a una modifica dell’articolo 34 della Costituzione, soluzione sostenuta nel decreto legge 1561 e attualmente  in discussione.

L’accesso alla rete sarà quindi considerato un bisogno essenziale, paragonabile a quanto già avviene con il diritto alla salute, alla ricerca e all’istruzione.

Gambino sottolinea quindi come sia fondamentale che anche il Parlamento prenda coscienza e possa valorizzare tematiche attuali, ma ancora non regolate sotto l’aspetto legislativo. Non si può quindi attendere oltre per definire i limiti costituzionali del diritto di accesso a Internet con una serie di norme.

Una possibilità per seguire le indicazioni europee

Gambino sottolinea inoltre che si tratta di un’opportunità di crescita e di sviluppo verso la realizzazione dell’Agenda Digitale 2020 indicata dall’Unione Europea e conseguente sviluppo di un’Agenda Digitale Italiana, per consentire l’accesso alle rete in modo neutrale, in condizioni di parità e con modalità tecnologicamente avanzate.

Non si deve inoltre dimenticare che impedire agli operatori di adottare politiche di gestione del traffico discriminatorie può essere una garanzia per tutti gli utenti, ma allo stesso tempo può avere conseguenze sul rapporto tra espansione della banda larga e redditività degli investimenti . Si obbliga quindi lo Stato a impegnarsi a lavorare per realizzare l’infrastruttura adeguata necessaria a superare il digital divide, che tarda a essere eliminato del tutto in diverse parti del nostro Paese.

Ancora troppa disuguaglianza in Italia

Nonostante gli importanti sviluppi che la tecnologia ha avuto negli ultimi anni le differenze che coinvolgono il web sia per quanto riguarda la tecnologia sia per le conoscenze sono ancora troppo evidenti e difficili da smuovere. Internet, infatti, può essere considerato un mezzo per l’esercizio della propria libertà, ma è ancora molto diffuso l’analfabetismo digitale strumentale, ovvero l’incapacità di fare uso dei più semplici strumenti di internet, come un browser.

A questo si deve aggiungere l’analfabetismo digitale funzionale, ovvero l’incapacità di usare correttamente gli strumenti di Internet, che può rendere gli utenti poco sicuri. A essere messa a rischio non è solo la tutela della privacy, ma anche problemi di reputazione, influenzabilità ed economici.

Un altro motivo di lotta che continua a essere di attualità è quello relativo alla net neutrality, principio fondamentale che assicura l’accesso indiscriminato e senza corsie preferenziali a tutti i contenuti in rete alla stessa velocità. Internet, però, continua a essere considerato come un mezzo da garantire a tutti e da far sì che tutti possano utilizzare, ma nel momento in cui tutti avranno la possibilità di accedere a una realtà così vasta e affascinante un insieme di regole è indispensabile.

L’accesso alla rete quindi è un diritto costituzionale, ma al momento lo è solo in teoria e resta quindi da capire se anche in un ambito di attualità come questo si dovrà attendere ancora molto per poter contare su una seria regolamentazione.

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