Tv generalista e pay tv: le due diete mediatiche degli italiani

La tv generalista sta perdendo punti (10, negli ultimi quattro anni, confrontando l’andamento dei primi dieci giorni di maggio) nei confronti delle altre offerte (pay TV e canali segmentati): il processo è disomogeneo e avviene solo per particolari settori socioculturali del Paese. Il pubblico generalista si mantiene legato alla TV tradizionale, mentre la fascia più alta della popolazione cerca novità sul web.

Un'analisi sul significato della televisione

Secondo Stefano Blassone, scrittore e produttore tv, esistono due diete televisive degli italiani che andrebbero a delineare anche due italie: c’è chi si allontana dalla tv generalista, riconosciuta da Blassone in Mediaset e nella Rai, trovando più idonee pay tv e canali web e queste sarebbero le fasce alte della popolazione, l’elite culturale ed economica e d’altro canto c’è chi si allontana meno dalla tv tradizionale, mantenendone alto l’audience.

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La strategia di Mediaset sarebbe quella di tenersi legato il target generalista, avendo quest’anno riproposto su Canale 5 nuove telenovelas che erano state confinate su Rete 4, e recuperando cosi i numeri che aveva perso dopo l’abbandono di un buon numeri di utenti dai titoli di studi più elevati.

Anche in Rai le perdite più vistose (attorno a otto punti di share) avvengono tra il pubblico con livelli di studio medi e superiori. Di fronte a questo scenario Blassone legge un “venir meno per la esistenza di un servizio pubblico: tenere insieme il paese.”

Un’analisi non banale e interessante che lascia pensare a quale sia la funzione della tv quando ancora il mezzo è stato poco toccato da sistematizzazioni volte al pluralismo informativo, carattere che invece la gente inizia a trovare nel web.

 

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