La partita su Tim Brasil entra nel vivo

Che la battaglia abbia inizio“: così esordisce l’editoriale di Samantha Pearson, corrispondente dal Brasile del Financial Times, a proposito del cambio di scenario che aspetta gli operatori tlc brasiliani nei prossimi mesi. Una partita che riguarda da vicino anche Telecom Italia, visto il ruolo cruciale che dovrebbe spettare a Tim Brasil.

Tim-Brasil
In un editoriale del Financial Times si riassume la situazione delle tlc in Brasile

A mettere in moto una serie di operazioni destinate a mutare il panorama delle telecomunicazioni nel Paese sudamericano è stata la cessione da parte di Oi degli asset portoghesi ad Altice, dopo il via libera da parte di Portugal Telecom, a cui è seguito l’acquisto di O2 da parte di Hutchison Whampoa, in cambio di più di 10 miliardi di sterline corrisposte a Telefonica.

Secondo la ricostruzione della Pearson i due annunci erano esattamente quello che le banche specialiste in fusioni aspettavano: Tim Brasil potrebbe venire divisa tra i tre altri maggiori player del settore, Oi, Vivo e Claro.

Adesso che Oi ha ridotto il suo enorme debito con la cessione ad Altice e che Telefonica ha avuto una notevole iniezione di potere finanziario, i nodi stanno per venire al pettine; riguardo alla possibilità di Tim Brasil di proporre una contro-offerta per Oi, secondo le fonti citate dalla Pearson è difficile che il governo brasiliano accetti la vendita dell’ultima tlc nazionale, mentre è più probabile una fusione Oi-Tim. In ogni caso, l’amministratore delegato Marco Patuano è atteso in Brasile a fine mese per vedere il nuovo ministro delle comunicazioni Ricardo Berzoini.
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Secondo l’analista Marcos Schmidt di Moody’s, un’acquisizione di Tim Brasil da parte di Oi, Vivo e Claro consumerebbe circa 10 miliardi di reales dei 24 ricavati dalla cessione degli asset portoghesi ad Altice, basandosi sul valore di mercato di Tim Brasil a gennaio, sui 30 miliardi di reales.

Sempre secondo Schmidt, il CADE (Conselho Administrativo de Defesa Econômica) potrebbe guardare con favore a questa soluzione, ma questo scenario lascerebbe Oi con meno liquidità per ripianare il debito. D’altra parte, una fusione tra Tim e Oi, con patto all-stock, non necessiterebbe immissionedi denaro da parte di Oi, lasciando lo spazio per ulteriori riduzioni del debito.

Il Financial Times ricorda comunque che per l’accordo tra Hutchison Whampoa e Telefonica è necessario ancora il via libera regolamentare e l’ok degli azionisti. In più Telefonica è in qualche modo ancora gravata dalla sua acquisizione di GVT verso la fine dello scorso anno, costata 9 miliardi di dollari nonché la maggiore acquisizione di una compagnia brasiliana in tutto il 2014. Da non dimenticare, poi, che su tutto pende la scure del Governo brasiliano, in questo momento impelagato in uno dei maggiori scandali di corruzione della storia del Paese per l’affare Petrobas.

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