La chiamano GO Pro, è la telecamera che ha cambiato la prospettiva degli sportivi

GO Pro, qualche anno fa nessuno ci credeva. Solo Nick Woodmann aveva un altro pensiero, e come in tutte le fiabe che si rispettino, lo davano per pazzo. La storia della Go Pro non è quella della tipica start up americana che nasce in un contesto accademico fatto di illustri investitori e di grandi “smanettoni”, è una storia incredibile che ha tutto un altro sapore, il sapore di una riscossa, di un nuovo modo di vedere il mondo, di un nuovo modo appunto di fare video ad altissima definizione.

Go Pro: la piccola telecamera che ha rivoluzionato il mondo

San Mateo Silicon Valley. La sede della Go Pro è proprio lì, in un loft dove ormai lavorano parecchi dipendenti, tutti consci di avere davvero a che fare con un oggetto rivoluzionario, una telecamerina che non è soltanto malleabile per giovani sportivi in cerca di nuovi punti di vista digitali, è l’oggetto del desiderio di diverse produzioni televisive di tutto il mondo per il suo assurdo potenziale. Un concentrato di altissima definizione la Go Pro, con tanto di allacciamento WiFi da un valore, così quotato in borsa, di circa 2,2 miliardi di dollari.

La storia della Go Pro è ancora più incredibile se vogliamo, la genesi ecco della GO Pro, perché di genesi in questo caso dovremmo parlare. Sono gli anni’90, e il suo fondatore, Nick Woodman di applicarsi negli studi proprio non ne ha assolutamente voglia. Finisce a stento l’università laureandosi in arti visive, con un unico sogno: viaggiare e fare sport. Viaggiare e fare sport in Silicon Valley, per un ragazzo che all’epoca scopriva il web come tanti pionieri di quegli anni veniva tradotta in FunBug, portale online di promozione turistica. Dopo un primo momento di successo, i primi finanziamenti e la fase beta di un’azienda che prometteva bene, il crollo della borsa espone il giovane Woodmann ad un tracollo di dimensioni esorbitanti: 3,9 milioni di dollari sono la cifra che manca all’appello dopo i primi anni di attività.

Solo 25 anni e un duro colpo, Nick Woodmann non sa bene cosa fare, e confuso si allontana dagli States andando a raggiungere un suo caro amico, Ruben Ducheyne, oggi capo del servizio clienti di Go Pro, e da lì inizia la sua incredibile avventura. Accompagnato dalla sua ragazza si dedica solamente al surf cercando di riprendersi dal forte stress dei mesi precedenti. Woodmann nel frattempo costruisce un apparecchio rudimentale, che tramite un laccio sostiene una vecchia Kodak che dovrebbe scattare foto nel pieno dei suoi movimenti durante i suoi movimenti sul surf. Questo è l’inizio dell’esperimento Go Pro. La perfezione dei materiali che allacciano la camera diventa l’ossessione di Woodmann, tanto che ne intuisce l’enorme potenziale e ritorna negli States pronto per una nuova storia imprenditoriale, che questa volta parte da casa sua, con gli ultimi 20 mila dollari rimastigli.

Il laccio da polso che sorregge le primissime e rudimentali Go Pro nel 2004 rende bene l’idea. Sono 100 le prime telecamere, tutte e 100 vendute in un batti baleno. Dal primo passo all’ultimo, la HERO 3+, prezzo di listino 419 euro, scatta foto, riprende video con una risoluzione imbarazzante in termini di qualità e ha l’allacciamento WiFi, la differenza è tanta, ma il percorso, superbo ed entusiasmante è stato tutto sommato breve.
Secondo alcuni dati statistici In Italia la quota di mercato detenuta da Go Pro è enorme, pari al 72% con ben 89 mila pezzi venduti nel 2013. La società in tutto il mondo ha venduto nel 2012 2,3 milioni di modelli di telecamere e ha realizzato un fatturato di circa 521 milioni di dollari nel 2013.

La leggenda vuole, che la svolta sia stata la nascita del figlio Hugo, ripreso durante il parto dal padre Nick proprio per testare gli ormai eccellenti prototipi Go-Pro.

La mania Go Pro ha contagiato tutti da quando è stata utilizzata per immortalare le imprese di sciatori, rallysti, surfisti e tanti altri amanti del pericolo e dello sport. L’intelligenza di Woodmann è stata soprattutto quella di aver creato una miriade di servizi accessori: stabilizzatori, supporti indossabili, pettorine, aste telescopiche, caschi, manubri per biciclette eccetera. Oggetti che hanno un unico comun denominatore: la passione di riprendere e di fare video!
Del resto non solo il mondo dello sport ne ha tratto beneficio, tanti sono i video creati con la Go Pro che rappresentano situazioni della vita quotidiana ma con un punto di vista tutto nuovo, e soprendentemente definito.

Woodmann negli anni si è dimostrato anche un eccellente uomo marketing. Micheal Bay l’ha sperimentata nel set di Pain & Gain”, mentre Felix Baumgartner ha usato la Go Pro per mostrare il suo super salto da 39 chilometri di altitudine visto da milioni di persone online. Le prime celebrities che si sono affacciate al magico mondo della Go Pro sono state le stesse, che per mezzo dei loro video strabilianti, hanno inciso non poco nella mania Go Pro. Youtube ne è stato appunto il canale di eccellenza. Milioni i contatti ricevuti dagli utenti, famosi e meno famosi che postavano video incredibili realizzati con la creazione di Woodmann hanno decretato la grande vittoria finale della Go Pro.

La Foxconn, la fabbrica di Taiwan che produce gli Iphone ha comprato l’8.8% delle quote della Woodmann Labs, azienda che gestisce il marchio Go Pro e una piggia di tanti altri investitori ed acquirenti e attesa a San Mateo, dove l’azienda adesso può contare di ben 700 dipendenti.

Woodmann in Silicon Valley è un po’ il miliardario atipico, quello che tracina i suoi ospiti in giro per il mondo con il suo jet Gulfstream o con il suo biplano della Seconda Guerra Mondiale, un uomo che insomma non ha abbandonato la sua vera passione inziale: le attività outdoor.

La Go Pro non è comunque il solo esempio di occhio bionico che l’uomo vuole possedere. Una telecamerina che piace a tutti di certo non può essere disdegnata dai tanti competitors che investono cascate di denaro in nuovi device perfettamente integrati con questo nuovo mondo digitalizzato.

Non a caso se solo si pensasse a Google Glasses si farebbero tanti altri discorsi e tante altre considerazioni, ci resta solo che attendere le mosse degli altri big per poter capire ancora una volta quanta definizione assoluta l’industria padrona del mondo è in grado di donare alle esperienze degli uomini. Adesso possiamo dire soltanto let’s Go Pro.

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