La BCE “carica” il bazooka, il costo dei mutui scenderà ancora

La BCE dà il via al piano nominato “bazooka” e immette nel nostro Paese una somma compresa tra i 130 e i 150 miliardi di euro di liquidità in più, su un totale di 1140 miliardi previsti dal programma Quantitative easing. Ci si aspetta la riduzione dei tassi sui mutui e l’aumento dell’inflazione. Si spera anche in una riduzione della disoccupazione ed un aumento dell’export per le imprese italiane.

Spread e tassi dei mutui ancora in discesa
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Il piano messo in atto dalla Banca Centrale Europea di Mario Draghi dovrebbe servire a dare una scossa all’economia e magari portare ad una crescita del PIL maggiore rispetto allo 0.6% stimato da Prometeia.

Tra gli ulteriori effetti previsti, quello che appare più probabile è la riduzione dei tassi di interesse sui mutui, il che porterebbe ad un ulteriore aumento delle domande di finanziamento e, di conseguenza, un’ulteriore scossa al mercato mobiliare.
Gli spread dei mutui a tasso variabile, oggi mediamente intorno all’1.5%, potrebbero ridursi fino all’1.3%. Per risparmiare, in caso di un’ulteriore discesa dei tassi, conviene valutare la possibilità di una surroga.
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Le banche avranno maggiore liquidità, quindi maggior credito da offrire in prestito a famiglie e imprese. Si prevede quindi una crescita dei consumi da parte dei consumatori italiani e degli investimenti da parte delle imprese.

Con maggiore liquidità nel sistema economico e una crescita dei consumi sarà inevitabile anche una risalita dell’inflazione.

Anche il costo del debito pubblico dovrebbe scendere. Per quanto riguarda i conti pubblici, la riduzione dei tassi potrebbe portare al risparmio di circa 5 miliardi di spesa pubblica.

Alla notizia della decisione della BCE, anche il tasso di cambio euro-dollaro ha subito degli effetti. L’euro ha perso valore sul dollaro, scendendo 1.3 a 1.10, e si prevede che il cambio possa stabilizzarsi 1 a 1 nel corso dell’anno, fino al 2016. Una moneta meno forte favorirebbe l’esportazione. Per le imprese italiane l’export potrebbe aumenterebbe di circa il 3%.

A livello occupazionale potrebbe esserci una lieve crescita, ma il dato sulla disoccupazione, attualmente del 12.8% in Italia, difficilmente verrà scalfito.

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