La banca alza i costi? Ecco cosa fare

Siamo alle solite: i primi mesi dell’anno sono i preferiti degli istituti bancari per inviare ai titolari dei propri conti correnti le famose «lettere» dove si comunica il cambio delle condizioni contrattuali. In genere è il primo febbraio la data più calda: si va dagli aumenti mensili di tenuta del conto, nell’ordine di un euro al mese, agli 0,50 centesimi per ogni operazione o alle variazioni sul pagamento di Rid eccetera.

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Giustificato motivo, diritto di recesso, ecco come reagire agli aumenti

È bene però sapere che il cliente ha a disposizione delle contromisure in caso si trovi nella cassetta della lettera una di queste comunicazioni. Per prima cosa va ricordato che le banche e le società finanziarie possono sì variare unilateralmente le condizioni economiche dei conti correnti che hanno concordato con i clienti, ma devono esserci due condizioni fondamentali: l’esistenza di un giustificato motivo e l’invio della proposta di modificazione. Se non avete ricevuto nulla, in altre parole, potete opporvi.

Il giustificato motivo non è sempre di facile definizione: secondo quanto ha stabilito il Ministero dello Sviluppo Economico, questo deve comprendere eventi di «comprovabile effetto» sul rapporto bancario, che riguardino la sfera del cliente (come per esempio il mutamento del grado di affidabilità del titolare del conto corrente in termini di rischio di credito) o un aumento documentato dei costi operativi degli intermediari (come l’aumento dell’inflazione, la variazione dei tassi d’interesse e così via).

La comunicazione al cliente va poi inoltrata in maniera sufficientemente precisa, in modo tale da permettere al titolare di valutare la congruità della variazione rispetto alla motivazione che ne è alla base. Se la banca non rispetta le regole qui indicate, allora c’è l’inefficacia delle variazioni contrattuali sfavorevoli per il cliente.
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Già, ma se si ritiene che il giustificato motivo non ci sia o non sia congruo, come ci si può far valere? Una delle prime cose da fare dopo una di queste variazioni unilaterali è recarsi in una delle filiali più vicine della nostra banca, cercando di parlare coi funzionari che hanno l’incarico di seguire il nostro conto corrente; in genere è indicato nella lettera, ma in mancanza di una simile segnalazione ci si può rivolgere al Direttore di filiale per farsi assegnare un funzionario apposito.

Il diritto di recesso, se si decide di non proseguire il rapporto con la banca, deve essere esercitato entro sessanta giorni dalla comunicazione. Eventualmente, è possibile adire a un giudice per valutare la sussistenza o meno del giustificato motivo.

Questo primo febbraio, però, è importante anche per un altro motivo: oltre ai rincari, entrerà infatti in vigore la SEPA, l’Area unica dei pagamenti in euro, che ci permetterà di fare e ricevere, sia dentro che fuori i confini nazionali, pagamenti in euro tra i paesi che compongono l’area suddetta.

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