Ivanpah: il «vecchio» solare termico non è così conveniente

È stata da poco inaugurata ufficialmente la centrale solare di Ivanpah, nel deserto del Mojave, tra Nevada e California orientale, la più grande (almeno per ora) del mondo. Un investimento da più di due miliardi di dollari – e c’è anche lo zampino di Google – che si basa sul funzionamento di 350.000 specchi, in grado di riflettere i raggi solari verso tre diverse torri colme d’acqua, producendo vapore e mettendo così in moto le turbine.

Ivanpah
Ai dubbi degli ambientalisti si aggiungono quelli sull'efficienza

Un grande traguardo per la California, che entro il 2020 dovrà dipendere dalle rinnovabili per quasi un terzo del suo fabbisogno di energia. Eppure non tutti sono entusiasti del progetto. A parte i numerosi problemi con gli ambientalisti per la costruzione del grande impianto di CSP (solare a concentrazione), dovuto all’impatto sul delicato ecosistema desertico e, negli ultimi giorni, ai casi di moria di uccelli che letteralmente prendono fuoco per il calore volando sopra il complesso, in molti puntano il dito su due elementi: il costo per Kwh del solare a concentrazione rispetto al fotovoltaico classico, che è piuttosto elevato – pur essendo contenuto in assoluto, non ha grande efficienza produttiva – e soprattutto la mancanza di possibilità di stoccaggio per l’impianto di Ivanpah.
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Proprio i problemi legali che hanno ritardato l’apertura della centrale potrebbero aver giocato contro la sua efficienza nel futuro: nel frattempo, infatti, la tecnologia è progredita e le batterie al sale fuso sono diventate un fattore quasi indispensabile per ogni impianto moderno. Così Ivanpah rischia di diventare un gigantesco, scintillante dinosauro sperduto in mezzo al deserto americano.

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