Italia-Programmi.net: la truffa continua, come denunciare

Sono ormai migliaia le vittime del sito Italia-Programmi.net che per diversi canali hanno denunciato i truffatori, ma il servizio continua a funzionare e a fare nuove vittime. La truffa? I naviganti credono di scaricare programmi gratis, ma invece a loro insaputa sottoscrivono contratti da 96 euro l’anno. Adesso sono stati messi in atto nuovi provvedimenti per denunciare alla Procura.

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Quella che è considerata la “fase due” dell’operazione per contrastare la truffa di Italia-Programmi.net, comprende nuovi provvedimenti suggeriti da Adico Associazione Difesa Consumatori.

Le vittime sono invitate a presentare una denuncia-querela alla Procura della Repubblica attraverso la Polizia Postale del proprio comune, sollecitando la chiusura del sito in questione. Questa denuncia inoltre servirà da prova scritta qualora ci fosse un’ingiunzione di pagamento.

Ma non è la prima volta che qualcuno denuncia questa truffa online. Già in passato sono stati inviate numerosissime lettere di diffida all’associazione dei consumatori, e c’è chi anche tramite altri canali ha segnalato l’inganno. Difatti, l’Antitrust è già intervenuta sanzionando l’irregolarità del servizio.

Tuttavia, Estesa Limited, la società titolare del sito, continua ad inviare tramite posta elettronica richieste di pagamento e minacce di ricorso a modalità di recupero crediti.

L’ufficio legale di Adico ha spiegato che «Innanzitutto, ribadiamo la validità del mandare come prima cosa una lettera di diffida alla sede legale della società sostenendo la non validità del contratto in quanto la sottoscrizione è stata involontaria ed estorta con l’inganno, così come continuiamo a suggerire a chi voglia andare fino in fondo di non pagare la cifra che viene richiesta. Se la Estesa Limited però volesse perseverare nel considerare quei contratti validi, e continuasse a chiedere come sta facendo i soldi, potrebbe arrivare a un’ingiunzione di pagamento ai consumatori coinvolti».

Il problema è che l’azienda non ha sede in Italia ma alle Seychelles, e quindi per l’oscuramento del sito ci vuole una rogatoria internazionale.

 «Avendo in mano le denunce-querele alla Procura per il tramite della Polizia Postale, sarebbe molto più facile difendersi da un’ipotetica ingiunzione di pagamento, cioè dalla richiesta tramite giudice di pagare i 96 euro – continua l’Associazione – opponendosi all’ingiunzione stessa facendo ricorso. A quel punto il giudice chiederebbe delle prove scritte delle motivazioni per cui non si vuole pagare, e noi le avremmo».

«I cittadini non si spaventino di fronte a questi nostri suggerimenti: noi auspichiamo che siano scrupoli superflui e che la vicenda si risolva prima di dover andare davanti a un giudice – conclude Carlo Garofolini, presidente di Adicoma è bene agire d’anticipo e non farsi cogliere impreparati dalle possibili mosse di società che, dopo aver abusato della buona fede e della distrazione dei cittadini, continuano pure a vessarli».

Per maggiore informazione rivolgetevi alla segreteria dell’Associazione in via Volturno 33 a Mestre, dove troverete la modulistica necessaria per fare la denuncia (modello di diffida, modello di denuncia-querela in Procura, indirizzo della sede di Polizia Postale più vicina al domicilio dell’interessato).

Se non potete recarvi di persona, scrivete a info@associazionedifesaconsumatori.it o chiamate il numero 041.5349637 da lunedì a venerdì.

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