Italia in deflazione

È quanto emerge dagli ultimi dati ISTAT. Continuano a scendere i prezzi. A dicembre l’inflazione è stati pari a zero, sintomo di un crollo di consumi da parte delle famiglie italiane. Le associazioni dei consumatori chiedono interventi strutturali per rilanciare l’occupazione.

A dicembre il tasso di inflazione è stato pari a zero
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Se da un lato arrivano segnali incoraggianti dal mercato dei mutui, dall’altro a deludere le aspettative di ripresa ci pensano i dati sull’inflazione e sui consumi. In pratica il dato di dicembre con crescita dei prezzi pari a zero consentirebbe di affermare che il nostro Paese è in una fase di deflazione.

Il tasso di inflazione medio annuo per il 2014, è stato dello 0,2%, contro l’1,2% del 2013.
Secondo l’ISTAT questa crescita nulla dei prezzi è imputabile “in larga misura al netto accentuarsi del calo tendenziale dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (-8,0%, da -3,1% di novembre), dovuto all’ulteriore marcata diminuzione dei prezzi dei carburanti”.
Ma sono anche i prezzi dei beni di consumo a registrare un sensibile calo, il cosiddetto “paniere”, in particolare il “carrello della spesa”, composto da quei prodotti normalmente acquistati con periodicità dalle famiglie.
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Scendono i prezzi di comunicazioni, servizi per le abitazioni (acqua, luce e gas), alimentari e bevande analcoliche.
A preoccupare maggiormente sono i modesti rialzi dei beni di prima necessità, cresciuti appena dello 0,3% su base annua.
A salire nel 2014, rispetto al 2013, sono solo le spese per l’istruzione (+1,8%), per i servizi ricettivi e di ristorazione (+1,0%), articoli e servizi per la casa (+0,6%), sebbene il rialzo sia stato molto contenuto.
Minimo aumento su base mensile, invece, per servizi e spese sanitarie (appena 0,1%) e per ricreazione, spettacoli e cultura (+0,5%) e trasporti (+0,4%), ma si tratterebbe di rialzi a carattere a stagionale.

Secondo le associazioni dei consumatori è chiaro che i consumi sono fermi e non basta la discesa dei prezzi a farli ripartire. Sottolineano che insieme ai prezzi decrescono anche i livelli occupazionali e sono concordi nel sostenere la necessità che si crei occupazione.

Per il presidente di Adiconsum Pietro Giordano “la deflazione rimarrà tale se il Governo non interverrà con misure capaci di invertire tale tendenza a cominciare dall’ampliamento del bonus degli 80 euro a beneficio anche dei pensionati, degli incapienti, dei lavoratori autonomi e di quella fascia di lavoratori dipendenti finora esclusa, e della riduzione della pressione fiscale”.

Per Rosario Trefiletti e Elio Lannutti, presidenti rispettivamente di Federconsumatori e Adusbef occorrono interventi di modernizzazione delle infrastrutture, la messa in sicurezza degli edifici pubblici, un piano di rilancio del turismo e degli investimenti per lo sviluppo tecnologico ed un piano straordinario per il lavoro, che restituisca alle famiglie italiane reddito e potere di acquisto.

Secondo Carlo Rienzi, presidente di Codacons, “i prezzi si fermano e non aumentano perché non c’è domanda”, e manifesta preoccupazione per la caduta dei prezzi dei generi alimentari passati dal +2,2% del 2013 al +0,3% del 2014. “Ciò è un dramma – dichiara Rienzi – perché significa che gli italiani non comprano più nemmeno l’indispensabile, e rinunciano a beni primari come il cibo. Basti pensare i consumi degli italiani nel settore alimentare si sono ridotti addirittura del 12% tra il 2008 e il 2014”.

Massimiliano Dona, segretario dell’Unione Nazionale Consumatori prova a trarre qualcosa di positivo: “I nostri dati ci confermano che l’abbassamento dell’inflazione, per quanto non abbia ridato capacità di spesa alle famiglie, visto che i prezzi sono comunque saliti dello 0,2%, ha almeno consentito un minor aggravio di spesa rispetto al 2013. Nel 2014, insomma, la situazione di difficoltà delle famiglie italiane resta drammatica. In termini di aumento del costo della vita, però, c’è stato un netto miglioramento rispetto al 2013″.

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