Infostrada: spot ingannevole

L’ultimo spot di Infostrada ( con Mike e Fiorello ) non potrà più essere trasmesso perchè ritenuto ingannevole dal Giurì dell’Autodisciplina Pubblicitaria.

Lo spot è stato bocciato perchè fa passare il messaggio: “Telecom aumenta il canone, Infostrada no – prezzi bloccati” ritenendolo ingannevole con riferimento all’espressione “prezzi bloccati“.

Tale espressione, infatti, sarebbe in contrasto con l’articolo 2 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione (e denigratorio in relazione alla suggestione pubblicitaria derivante dalla frase “ci mancava pure questa!”) quindi in contrasto con l’art. 15 dello stesso Codice.

Lo spot non potrà essere più diffuso con tali modalità, avendone il Giuri’ ordinato l’immediata cessazione. Ad annunciarlo e’ la stessa Telecom Italia in un comunicato.

Immediata la replica di Wind che assicura come lo spot Infostrada, con marginali modifiche, continuerà ad essere diffuso. “La decisione del Giuri’ ha infatti censurato soltanto due particolari secondari, rilevando invece la correttezza dell’impianto e delle informazioni principali ovvero ‘Telecom aumenta il canone, Infostrada no‘”.

Per una maggiore comprensione del problema, ricordiamo che l’Articolo 2 del Codice dice che “la comunicazione commerciale deve evitare ogni dichiarazione o rappresentazione che sia tale da indurre in errore i consumatori, anche per mezzo di omissioni, ambiguità o esagerazioni non palesemente iperboliche, specie per quanto riguarda le caratteristiche e gli effetti del prodotto, il prezzo, la gratuità, le condizioni di vendita, la diffusione, l’identità delle persone rappresentate, i premi o riconoscimenti.

Nel valutare l’ingannevolezza della comunicazione commerciale si assume come parametro il consumatore medio del gruppo di riferimento“.

L’articolo 15, invece, sostiene che “è consentita la comparazione quando sia utile ad illustrare, sotto l’aspetto tecnico o economico, caratteristiche e vantaggi dei beni e servizi oggetto della comunicazione commerciale, ponendo a confronto obiettivamente caratteristiche essenziali, pertinenti, verificabili tecnicamente e rappresentative di beni e servizi concorrenti, che soddisfano gli stessi bisogni o si propongono gli stessi obiettivi.

La comparazione deve essere leale e non ingannevole, non deve ingenerare rischi di confusione, né causare discredito o denigrazione. Non deve trarre indebitamente vantaggio dalla notorietà altrui“.

spot di Infostrada ( con Mike e Fiorello ) non potrà più essere trasmesso perchè ritenuto ingannevole dal Giurì dell’Autodisciplina Pubblicitaria.

Lo spot è stato bocciato perchè fa passare il messaggio: “Telecom aumenta il canone, Infostrada no – prezzi bloccati” ritenendolo ingannevole con riferimento all’espressione “prezzi bloccati“.

Tale espressione, infatti, sarebbe in contrasto con l’articolo 2 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione (e denigratorio in relazione alla suggestione pubblicitaria derivante dalla frase “ci mancava pure questa!”) quindi in contrasto con l’art. 15 dello stesso Codice.

Lo spot non potrà essere più diffuso con tali modalità, avendone il Giuri’ ordinato l’immediata cessazione. Ad annunciarlo e’ la stessa Telecom Italia in un comunicato.

Immediata la replica di Wind che assicura come lo spot Infostrada, con marginali modifiche, continuerà ad essere diffuso. “La decisione del Giuri’ ha infatti censurato soltanto due particolari secondari, rilevando invece la correttezza dell’impianto e delle informazioni principali ovvero ‘Telecom aumenta il canone, Infostrada no‘”.

Per una maggiore comprensione del problema, ricordiamo che l’Articolo 2 del Codice dice che “la comunicazione commerciale deve evitare ogni dichiarazione o rappresentazione che sia tale da indurre in errore i consumatori, anche per mezzo di omissioni, ambiguità o esagerazioni non palesemente iperboliche, specie per quanto riguarda le caratteristiche e gli effetti del prodotto, il prezzo, la gratuità, le condizioni di vendita, la diffusione, l’identità delle persone rappresentate, i premi o riconoscimenti.

Nel valutare l’ingannevolezza della comunicazione commerciale si assume come parametro il consumatore medio del gruppo di riferimento“.

L’articolo 15, invece, sostiene che “è consentita la comparazione quando sia utile ad illustrare, sotto l’aspetto tecnico o economico, caratteristiche e vantaggi dei beni e servizi oggetto della comunicazione commerciale, ponendo a confronto obiettivamente caratteristiche essenziali, pertinenti, verificabili tecnicamente e rappresentative di beni e servizi concorrenti, che soddisfano gli stessi bisogni o si propongono gli stessi obiettivi.

La comparazione deve essere leale e non ingannevole, non deve ingenerare rischi di confusione, né causare discredito o denigrazione. Non deve trarre indebitamente vantaggio dalla notorietà altrui“.

Commenti Facebook: