Indice rivalutazione TFR febbraio 2021: che cosa è e a cosa serve

A Febbraio 2021 sono stati pubblicati i nuovi indici rivalutazione TFR calcolati in base ai coefficienti dei prezzi al consumo e al caro vita. Ecco una guida per capire a cosa serve il trattamento di fine rapporto e su cos'è questo tesoretto che i lavoratori accumulano nel periodo in cui sono occupati. Dal 2018 sono cambiate alcuni aspetti importanti che riguardano il TFR e i fondi pensione

Indice rivalutazione TFR febbraio 2021: che cosa è e a cosa serve

L’Istat ha comunicato il nuovo indice dei prezzi al consumo di Febbraio 2021, secondo le nuove valutazione dell’istituto di statistica è pari a 103,0 punti. Nel rendere nota questa informazione l’ente ha anche sottolineato come: “Dato che l’incidenza della differenza rispetto all’indice in vigore al 31 dicembre 2020 è pari a 0,684262, sommando il 75% di tale valore con il  tasso fisso dell’1,5% annuo,  si ottiene per il mese di febbraio 2021  un indice di rivalutazione del TFR pari a 0,763196%“.

Ma cosa significa e cos’è il TFR? La sigla indica il Trattamento di fine rapporto e in questa guida vedremo a cosa serve e come funziona. Il TFR fino al 1982 è stato chiamato indennità di anzianità, poi con la legge del 25 Maggio n. 297 è stata introdotta la nuova definizione.

Nella norma che regola questo tesoretto sono state previste anche altre innovazioni:
  • anticipo di parte degli importi
  • costituzione di un fondo di garanzia per prevenire ’insolvenza del datore di lavoro
  •  nuove disposizioni in materia pensionistica

La riforma del trattamento di fine rapporto prevede che “in caso di cessazione del rapporto di lavoro, il prestatore ha diritto ad un trattamento di fine rapporto, indipendentemente dalla tipologia di contratto con cui  è stato assunto”.

In pratica nella retribuzione è inclusa una precisa somma che viene accantonata ogni mese, il lavoratore può decidere se destinare l’importo all’azienda, nel Fondo pensione o in busta paga. Ad essere differente nei tre casi è la tassazione applicata, ad esempio ai rendimenti sul TFR se si decide di lasciarlo presso l’azienda sarà applicata l’aliquota del 17%. Con il Fondo pensione l’imposta sale al 20% e sarà del 26% se si scelgono altre soluzioni. Il diritto alla riscossione del trattamento sarà prescritto in 5 anni.

La natura di questa misura è di garantire ai lavoratori una piccola somma nei casi di perdita del lavoro o di un temporaneo periodo di disoccupazione mentre si è in cerca di un nuovo lavoro. La funzione previdenziale è stata introdotta quando la legge ha concesso di destinare il TFR ai fondi pensionistici.
Solo dal 2015, con la nuova Legge di Stabilità approvata quell’anno, è stato previsto per i lavoratori la possibilità di richiedere al proprio datore di lavoro di ricevere il TFR in busta paga. Se leggete il documento sulla remunerazione mensile troverete tutti i dettagli del caso, se avete attivato questa  opzione.

Cos’è la rivalutazione mensile del TFR

La norma relativa al trattamento di fine rapporto ha stabilito dei periodici adeguamenti del fondo per questa misura. Il calcolo dei nuovi coefficienti avviene entro la fine dell’anno. Gli indicatori che compongono l’indicatore che viene poi applicato al TFR sono:

  • un tasso fisso dell’1,5 %
  • una quota variabile in ragione dell’oscillazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati. Come visto questa somma viene calcolata dall’ISTAT e si determinata per il 75%  dall’aumento registrato dall’indice rispetto a quello riscontrato per il mese di dicembre dell’anno precedente

Il dato del 103,0 indicato come indice del 2021 dall’Istat, è frutto di un preciso calcolo. Ecco come  illustra l’ente di statistica questa operazione. Partendo dalla base 2015 = 100 per le famiglie di operai e impiegati, l’indice a febbraio 2021 è risultato in aumento del +0,1% rispetto a gennaio 2021 e in aumento del +0,5% rispetto al gennaio 2020.

Rivalutazione, versamento e trattamento fiscale

Il tesoretto che i lavoratori cumulano nel corso della loro carriera aumenta per ogni anno in cui si presta servizio. Nei contratti collettivi è prevista una quota equivalente annuale, che non potrà superare l’importo della retribuzione, divisa per 13,5.
La somma accantonata di anno in anno subisce una rivalutazione secondo i nuovi indici calcolati dall’Istat. Il tasso composto abbiamo già visto essere un’operazione tra indice fisso e variabile.

Per capire esattamente come funzione il trattamento e il calcolo della somma è necessario considerare:

  • se si chiede l’anticipo del TFR, il tasso di rivalutazione si applica sull’intero importo accantonato fino all’erogazione. Per il resto dell’anno i ritocchi degli indici saranno applicati solo alla quota fissa
  • non è soggetta a rivalutazione quella versata dai lavoratori ai fondi di previdenza complementare
  • il datore deve rivalutare  la quota di TFR maturata dal dipendente di un’azienda con almeno 50 dipendenti che non ha aderito alla previdenza complementare

Le modifiche introdotte dal Ddl Concorrenza

Il decreto che ha modificato in modo rilevante la normativa relativa al trattamento di fine rapporto è stato il Ddl Concorrenza. Con l’approvazione di un emendamento al provvedimento del 2017 è infatti venuto meno l’obbligo di scegliere tra liquidazione e pensione integrativa.

I lavoratori hanno dunque potuto decidere, senza più vincoli, come gestire i propri accantonamenti TFR.  Si può anche optare per un cumulo su più fronti, ovviamente saranno applicati rendimenti differenti e tassazioni diverse.

Dopo i cambiamenti introdotti i lavoratori hanno acquisito il diritto a scegliere se lasciare gli accantonamenti in azienda – modalità che permette di incassare il TFR a fine carriera – , o se investirli in uno dei Fondi previdenziale integrativo o in un Fondo INPS.

Con il Ddl è stato anche stabilito che i lavoratori che perdano il lavoro e siano disoccupati per più di 2 anni possano accedere all’anticipo delle somme accumulate. In precedenza era necessario attendere 4 anni.

I versamenti del TFR

Per legge è stato deciso che il versamento delle somme accantonate per il TFR dovrà essere fatto a chi lo richieda seguendo queste regole:

  •  acconto del 90% della rivalutazione maturata nell’anno precedente entro il 16 dicembre dell’anno di riferimento, tramite modello F24 – andrò indicato il codice tributo 1712
  •  a titolo di saldo, non oltre il 16 febbraio dell’anno successivo, si dovrà segnalare con il codice tributo 1713
  • entro il 16 febbraio è anche previsto il versamento dell’imposta sostitutiva trattenuta se si perde il lavoro o si cessa un rapporto di impiego
L’imposta di cui parliamo non è dovuta  per i contribuenti che aderiscono a una forma pensionistica complementare, dato che il lavoratore è privo del TFR che viene interamente destinato al fondo pensione.

Cosa accade al TFR in caso di morte del contribuente

Per avere un anticipo del TFR è necessario che il lavoratore abbia  almeno otto anni di servizio e che l’impiego sia stato presso lo stesso datore di lavoro. L’anticipazione sul tesoretto del lavoratore non potrà essere superiore al 70 % del trattamento cui avrebbe diritto nel caso di cessazione del rapporto.
Ci sono 4 motivi per poter ricorrere a questa misura:
  • eventuali spese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche
  • acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli, documentato con atto notarile
  • spese da sostenere durante il congedo parentale
  • spese da sostenere per la formazione del lavoratore

Si può ricorrere all’anticipo del TFR solo una volta nell’ambito dello stesso rapporto di lavoro.  viene detratta, a tutti gli effetti dal trattamento di fine rapporto. Le condizioni possono essere differenti in base al contratto collettivo di categoria o ad accordi personalizzati tra dipendente e datore di lavoro.

La riforma del Ddl Concorrenza non ha modificato però la procedura da seguire in caso di morte del lavoratore. Com’era già stato stabilito dall’art. 2122 c.c., il Trattamento di fine rapporto che il dipendente ha maturato durante la sua attività sarà corrisposto al coniuge, ai figli se vivevano a carico del prestatore di lavoro. Se invece si tratta di una persona senza familiari o coniuge potranno richiedere il TFR i parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo grado, sotto forma di indennità sostitutiva o indennità mortis causa.

Fondo di Garanzia, come ottenere TFR da datore insolvente

Nella normativa viene anche evidenziato il caso in cui il datore di lavoro sia sottoposto ad una procedura concorsuale o sia stato infruttuoso l’esperimento dei rimedi esecutivi sui suoi beni ed il credito sia certo. In questi casi il dipendente ha la facoltà di riscuotere il TFR dal “Fondo di Garanzia per il TFR” presso l’ INPS, sia da parte dei lavoratori subordinati che dai soci lavoratori di cooperative.
Se il datore di lavoro risulta insolvente è possibile per il dipendente fare domanda di pagamento del TFR da parte del Fondo di Garanzia:
  • Esperimento esecuzione forzata per garanzie patrimoniali insufficienti
  • Fallimento
  • Concordato preventivo
  • Liquidazione coatta amministrativa

L’erogazione del Fondo dovrà avvenire entro 60 giorni dall’invio della domanda da parte del dipendente. “I 60 giorni decorrono dal momento della domanda al Fondo presso un ufficio competente, non dalla data di cessazione dell’attività lavorativa”, come di può leggere sul sito dell’INPS.

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