In Italia non c’è ancora bisogno di una rete ultraveloce

Secondo Scott Marcus, direttore di WIK-Consult, già consulente della FCC (Federal Communications Commission), in Italia la domanda di servizi che richiedono velocità e capacità di banda molto elevate è ancora molto scarsa e dunque la sostituzione completa del rame con cavi in Fibra Ottica può essere rimandata a quando una rete ultraveloce sarà davvero necessaria. 

Secondo Scott Marcus è sufficiente un sistema misto fibra e rame
Lo switch off del rame può aspettare

Scott Marcus era stato chiamato ad analizzare lo stato delle infrastrutture per la banda larga e ultralarga in Italia nel 2013, quando a guidare il Governo tricolore era Enrico Letta. Il premier aveva chiesto aiuto anche a Gerard Pogorel, professore emerito presso l’Università ParisTech di Parigi, Francia.

Marcus e Pogorel hanno fornito supporto a Francesco Caio, l’allora commissario per l’attuazione dell’Agenda Digitale, oggi amministratore delegato di Poste Italiane.

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Secondo Marcus, intervistato da CorrierEconomia, in Italia «la domanda di servizi che richiedono velocità e capacità di banda è ancora molto scarsa, tra le più basse d’Europa» e quindi «nel breve e medio termine non c’è bisogno di una rete superveloce».

L’esperto sostiene che «le tecnologie che permettono l’utilizzo di un sistema misto fibra e rame per arrivare ai singoli appartamenti sono migliorate in modo che nessuno soltanto pochi anni fa avrebbe immaginato».

Il riferimento è senza dubbio alla tecnologia VDSL2 (Very High-Speed Digital Subscriber di seconda generazione), al Vectoring, allo standard G.fast e alle architetture di rete FTTCab (Fiber to the Cabinet) ed FTTB (Fiber to the Bulding).

Ci sarebbe dunque tempo – almeno 5 anni – per effettuare il cosiddetto switch off del rame in favore del passaggio alla Fibra Ottica integrale, secondo Marcus. «Nel frattempo, l’evoluzione tecnologica continuerà, abbattendo così gli investimenti necessari per la sostituzione dell’ultimo tratto dei cavi in rame con quelli in fibra ottica».

A detta dell’esperto, peraltro, «in Italia la distanza media tra gli armadi e gli appartamenti è ridotta e questo facilita l’applicazione del sistema misto migliorandone le performance». Marcus invita a guardare agli esempi seguiti in Paesi come Regno Unito e Germania, ove «la maggior parte dei collegamenti mantiene i cavi in rame per l’ultimo tratto della rete».

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