I segreti della social influence

Avete mai sentito parlare di social influence? E’un tipo di “influenza 2.0”, un’influenza nuova che agisce solo online e mette in condizione il consumatore di prendere spunto da influencers che giustificano gusti, acquisti, scelte di vita e di consumo. Un mondo tutto nuovo quella della social influence che è nato parallelamente a quello dei social network. Tante sono le start up in giro per il mondo che misurano questa nuova influenza sociale, vediamo il perchè e come.

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Facciamo però una piccola premessa, l’Italia è uno dei paesi che è meno propenso alla social influence. Perchè? Perchè in Itala la condivisione di un contenuto sui social, soprattutto su Twitter dicono gli esperti, è generato spesso e volentieri da situazioni puramente maliziose. Si condivide con molta più probabilità un contenuto per così dire “negativo” che un qualcosa di “positivo”, andando pertanto a perdere una gran fetta del mercato dei contenuti condivisibili. Questo è un po’ il risultato della nostra passione per la polemica e per l’invettiva più che per l’elogio e la celebrazione.

Negli States, social influence vuol dire Klout, Kred, Peerindex, e tanti altri che sono i protagonisti più importanti di questo nuovissimo mercato. Andiamo a vederne alcune carattristiche da vicino.

Klout: la creatura di Joe Fernandez, misura l’indice di influenza tendenziale – assegna punteggi in centesimi a amici, like, retwitt, citazoni, menzioni, condivisioni. Kolout in pratica monitora e forma un grafico che “sale e scende” in base alla vita “integrata” tra i social network di un utente tipo. Ne considera una decina, e ciascuno con un peso ed una rilevanza differente.

Kred: è certamente quello più articolato e completo tra gli indici, anche se limitato a facebook, linkedin e twitter. Kred offre molte scale di misurazione. Quella “assoluta”, che viene espressa in punteggi da 1 a1000 e riproduce essenzialmente le stesse categorie di Klaut, in questo caso: vengono considerati bassi valori sino a 400. Una fascia di attività considerata buona va da 400 a 500.

PeerIndex: misura per punteggi le parole chiave usate nei propri social network, soprattutto per quanto concerne un determinato argomento 8punteggi da1 a 100) quanto nel proprio gruppo di contatti quel profilo è “autorevole”. Peer Index lavora dunque sulla rilevanza dei contenuti e non in scale di valore delle relazioni e dell’influenza del soggetto.

Questi sistemi offrono una percezione molto buona della nostra presenza in rete, determinandola in punteggi. Se si considera che spesso e volentieri utilizziamo più di un social network, e che in certi paesi, come la Cina, piattaforme molto in voga oggi come Pinterest e Orkout sono bandite, di certo quello della social influence è un mercato che fa gola a parecchie aziende. Dati profilati, possibilità di anticipare le esigenze dei consumatori, e tanto altro ancora, per un popolo connesso ad una rete 2.0. che si aggira intorno al miliardo di individui.

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