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I prezzi dell'energia frenano l'Europa

In un editoriale comparso sul Financial Times, si è rilevato il ruolo dell'alto costo dell'energia nel ritardo della ripresa dell'Europa. Un rapporto comparso in Commissione Europea ha messo in luce le grandi differenze tra i prezzi del vecchio continente e quelli degli altri Paesi industrializzati: più del doppio degli Stati Uniti, il 20% in più rispetto alla Cina. E per il gas è ancora peggio, con un costo triplo o quadruplo delle tariffe americane o russe.

I prezzi dell'energia frenano l'Europa

Già Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni, nei giorni scorsi aveva messo in guardia sul differenziale che si sta venendo a creare nei prezzi dell’energia e del vantaggio competitivo per gli Stati Uniti.

I motivi di questi alti costi vanno ricercati soprattutto nell’approvvigionamento, visto che ormai l’Europa è costretta a basarsi sempre di più sulla Russia, l’Algeria e la Norvegia, mentre la rivoluzione dello shale gas è ancora al palo. Ma bisogna anche mettere in conto i regolamenti, con i piani per il clima che obbligano ad abbassare le emissioni di gas serra e impongono l’uso di una certa percentuale di energie rinnovabili.
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Tra le soluzioni proposte dall’articolo, un’esplorazione più approfondita delle potenzialità dello shale gas, che non sarà mai economico come quello statunitense per le difficoltà insite nel fracking in un continente a così alta densità abitativa ma è pur sempre un’alternativa da non sottovalutare. L’articolo del Financial Times, inoltre, è critico sugli obblighi stabiliti dall’Unione per le rinnovabili, che si traducono in sussidi per tecnologie ancora non abbastanza efficienti: e non c’è da stupirsi, visto che il governo britannico sta puntando molto proprio sullo shale gas.

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