Guerra dell’informazione: tutto sulla sicurezza informatica

Stando a quanto afferma il Rapporto Clusit, condotto dall’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, in presentazione a Milano il prossimo 17 marzo 2015, nel 2014 gli attacchi terroristici online sarebbero incrementati di circa il 68% rispetto a quanto riscontrato nell’anno precedente.

Come cambiano gli attacchi informatici
Come cambiano gli attacchi informatici

Secondo quanto contenuto nel report, a favorire l’esplosione degli attacchi cyberterroristici sarebbe principalmente la crescente collaborazione tra i gruppi criminali online e i gruppi terroristici o paramilitari, la cui nociva sinergia avrebbero consentito al cybercrime di elevarsi come causa principale di attacchi gravi a livello globale (il 60% di essi è riconducibile a finalità criminali, in incremento del 41% rispetto al 2011).

Per quanto concerne le tecniche di attacco, nel corso del 2014 sarebbe cresciuto del 122% l’utilizzo dei malware, reperibili a costi sempre più contenuti in un mercato “sotterraneo” globale, semplicemente attraverso la propria ADSL casa.

Sono invece in calo gli utilizzi di SQL Injection, mentre gli attacchi DDoS si confermano lo strumento preferito dagli hacktivist, principalmente utilizzati per azioni puramente dimostrative e, in misura minoritaria, anche per finalità estorsive.
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Per il 2015 vengono confermate le tendenze in atto, e la già ricordata crescente collaborazione tra gruppi cyber criminali e i gruppi terroristici e paramilitari. Ma chi subisce gli attacchi a livello mondiale?

Sempre secondo il report sopra citato, un quarto degli attacchi globali sarebbe stato realizzato ai danni del settore governativo. A seguire, le principali vittime dell’information warfare sono i servizi cloud, le banche, la sanità. Ma, e con parziale sorpresa, nel 2014 si è altresì registrato un apprezzamento nel settore retail, con la grande distribuzione organizzata, le catene di punti vendita in franchising e i siti di e-commerce che hanno fatto registrare globalmente perdite ingentissime.

Per quanto attiene il solo mercato italiano, gli attacchi informatici sono per lo più diretti verso le stesse forze dell’ordine, in grado di “assorbire” circa il 40% del fenomeno dell’hacktivism. Il 60% residuale degli attacchi è invece diretto a vari settori come moda, distribuzione di software, sport.

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