Google smette di spiare le nostre mail?

Rivoluzione a Google: entro la fine dell’anno le mail di chi utilizza la versione free di Gmail non verranno più analizzate dai software di Big G per offrire pubblicità personalizzate. Il colosso americano fa un passo indietro per risolvere in maniera definitiva alcune delle accuse di violazione della privacy di questi ultimi tempi, cancellando una delle distinzioni più radicate tra versione gratuita e a pagamento del servizio.

Sparisce una delle principali distinzioni tra versione gratuita e a pagamento del servizio

Il successo di Google e Gmail

L’importanza che Google – così come Apple, Facebook e Amazon – ha nelle nostre vite è il sintomo di una vittoria ormai conclamata nell’agone digitale: Mountain View è da tempo ben più di un semplice motore di ricerca, avendo sviluppato un ecosistema che si estende ai sistemi operativi (con Android), ai contenuti video con YouTube, le mappe per la navigazione satellitare, gli assistenti domestici e naturalmente la posta elettronica, compagna delle nostre offerte Internet.

Gmail è uno dei servizi più utilizzati al mondo in questo campo (1,2 miliardi di utenti in tutto il mondo), ed è facile capire perché: è gratis, offre da sempre tantissimo spazio per l’archiviazione (ha esordito sul mercato con 1 GB, oggi 15, quando la concorrenza al più arrivava a quantitativi molto inferiori) e vanta una serie di funzionalità avanzate. Nel prossimo futuro arriveranno anche i pagamenti e le fatturazioni direttamente all’interno del servizio.
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Le mail “spiate”

Il problema, da sempre, riguarda la privacy. I server di Gmail analizzano i singoli messaggi per diversi motivi, sia per filtrare automaticamente lo spam e il malware sia per aggiungere pubblicità context sensitive. Tutto questo si traduce in un servizio molto efficiente, in grado di identificare i messaggi indesiderati e non farceli nemmeno vedere, ma anche isolare in un’apposita sezione le promozioni (mail senza intenti malevoli, ma che ci propongono offerte commerciali). Se scriviamo “ti allego un file” e poi ci scordiamo l’attachment Gmail ce lo fa notare, e così via. Tutto questo ha un prezzo: sapere che le nostre mail non sono poi così segrete.

C’è comunque da ricordare che non è, ovviamente, uno staff di essere umani a leggere la posta, ma software sofisticati che eseguono la scansione in modo automatico, senza che occhi indiscreti possano leggere ciò che scriviamo.

Il cambio di rotta

Se si utilizza il servizio a pagamento, le pubblicità praticamente scompaiono, così come la scansione dei contenuti. Ma ora Google ha annunciato che entro la fine dell’anno non ci sarà più la scansione nemmeno con Gmail in versione gratuita: una scelta necessaria, per adeguarsi alle linee guida che lo stesso colosso americano ha rilasciato di recente.

Addio alle pubblicità personalizzate, insomma (o almeno spazio solo a quelle ricavate da altri servizi): una scelta radicale per Google, che porterà forse a qualche introito in meno ma che tranquillizzerà molti sulla sempre più scottante problematica della privacy digitale.

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