Google diversifica e perde in borsa il 14%

Google porterà a casa di 500 mila americani la connessione Internet superveloce ma l’esperimento della rete a fibra ottica veloce 8 Gbps che permette di trasferire 1 GB al secondo potrebbe costare troppo, ben oltre alle stime effettuate da Stefano Quintarelli.

Il costo della rete superveloce in fibra dovrebbe costare, secondo stime ufficiali, 1 miliardo di dollari e quindi potrebbe essere troppo alto per un semplice esperimento. Google quindi vuole realmente competere con gli ISP, almeno secondo l’opinione di Bill Arnaud ex ricercatore del consorzio canadese Canarie per lo sviluppo delle autostrade informatiche.

Addirittura secondo gli studi condotti dalla società N4Group il “giochetto” di big G. arriverebbe ad un costo di 2 miliardi di dollari, una cifra che preoccupa gli investitori che penalizzano il titolo in borsa del 14%

Uno studio condotto Arbor Networks negli ultimi 5 anni sul traffico globale via Internet evidenzia come si stiano bypassando le infrastrutture degli operatori tradizionali, per affidarsi direttamente ai content delivery, come Google”.

Google in realtà ha già una rete alternativa (con cui collega i suoi data center), creata negli ultimi anni attraverso l’acquisto di reti di cavi a fibre ottiche sotterranei, comprati a prezzi stracciati dalle società di telecomunicazione in crisi.

Google continua anche i propri esperimenti sul fronte energetico con Google Energy : la Federal Energy Regulatory Commission (FERC) ha approvato la richiesta presentata pochi mesi fa per acquistare e rivendere elettricità a chi lo richiede.

Tuttavia Google Energy è stata creata solo per ottimizzare i costi energetici del colosso di Mountain View: l’energia servirà infatti per dare elettricità alle strutture della società e per accumulare scorte energetiche in caso di situazioni di emergenza per alimentare i propri server.

Una fornitura di 120 miliardi di kilowatt ora di elettricità all’anno, (destinata ad aumentare in relazione alla crescita dei data center) corrispondenti al 3% di tutto il consumo Usa, permettono infatti di ottenere un bel risparmio negoziando direttamente.

erà a casa di 500 mila americani la connessione Internet superveloce ma l’esperimento della rete a fibra ottica veloce 8 Gbps che permette di trasferire 1 GB al secondo potrebbe costare troppo, ben oltre alle stime effettuate da Stefano Quintarelli.

Il costo della rete superveloce in fibra dovrebbe costare, secondo stime ufficiali, 1 miliardo di dollari e quindi potrebbe essere troppo alto per un semplice esperimento. Google quindi vuole realmente competere con gli ISP, almeno secondo l’opinione di Bill Arnaud ex ricercatore del consorzio canadese Canarie per lo sviluppo delle autostrade informatiche.

Addirittura secondo gli studi condotti dalla società N4Group il “giochetto” di big G. arriverebbe ad un costo di 2 miliardi di dollari, una cifra che preoccupa gli investitori che penalizzano il titolo in borsa del 14%

Uno studio condotto Arbor Networks negli ultimi 5 anni sul traffico globale via Internet evidenzia come si stiano bypassando le infrastrutture degli operatori tradizionali, per affidarsi direttamente ai content delivery, come Google”.

Google in realtà ha già una rete alternativa (con cui collega i suoi data center), creata negli ultimi anni attraverso l’acquisto di reti di cavi a fibre ottiche sotterranei, comprati a prezzi stracciati dalle società di telecomunicazione in crisi.

Google continua anche i propri esperimenti sul fronte energetico con Google Energy : la Federal Energy Regulatory Commission (FERC) ha approvato la richiesta presentata pochi mesi fa per acquistare e rivendere elettricità a chi lo richiede.

Tuttavia Google Energy è stata creata solo per ottimizzare i costi energetici del colosso di Mountain View: l’energia servirà infatti per dare elettricità alle strutture della società e per accumulare scorte energetiche in caso di situazioni di emergenza per alimentare i propri server.

Una fornitura di 120 miliardi di kilowatt ora di elettricità all’anno, (destinata ad aumentare in relazione alla crescita dei data center) corrispondenti al 3% di tutto il consumo Usa, permettono infatti di ottenere un bel risparmio negoziando direttamente.

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