Petrolio in Croazia, è quasi conferma

La bellezza della costa croata è indiscutibile. L’Adriatico da quelle parti assume sfumature delicate, infallibili dinnanzi all’occhio umano in tutta la loro bellezza. C’è però una variante nel panorama che si chiama petrolio, e non pare essere una cosa che il governo croato intende tralasciare. I giacimenti di gas e petrolio nella parte di mare Adriatico inerente al territorio croato appaiono dunque la nuova frontiera dei big del petrolio, che hanno già presentato offerte che non si possono rifiutare.

La Croazia con il petrolio, diventerà la "Norvegia" del Mediterraneo?

Se ne era parlato un paio di mesi fa, e alla fine la conferma appare sempre più vicina. In Croazia, al di là di stime precise, pare esserci davvero il petrolio. Lo Stato del resto pretende di incassare circa 500 milioni di euro l’anno.

La scoperta è stata occasione di dibattito e riflessione per chi si appresterà nei prossimi mesi ad investire. L’affare è possibile, il paese, quello croato ne viene da 5 anni di recessione durissima e ha bisogno di questo petrolio come l’oro.

Un nuovo fenomeno norvegese alle porte dell’Italia? E’ l’importante domanda che tutti si pongono seppur con tanti e forse troppi dubbi. L’entusiasmo deriva da un’attenta analisi dei fondali effettuata dalla nave norvegese Spectrum Geo2 che ha confermato la nuova opzione di Zagabria in termini di investimento. L’oro nero si sa, fa gola un po’ a tutti, la Croazia peraltro è un paese che consuma la bellezza di 3 metri cubi di gas all’anno, la quantità di metano che è stata rilevata è pari a 60 miliardi di metri cubi, non poco.

I gruppi internazionali hanno tempo fino al 3 novembre per fare le offerte relativa allo sfruttamento del territorio messo a disposizione: 29 i blocchi che sono stati messi all’asta. Exxon, General Electric e Conoco Phillips sono già state avvertite della ghiotta opportunità e hanno fatto sapere alle autorità governative le loro intenzioni di presentare offerte consistenti.

L’Eni dal canto suo sta studiando la faccenda, in attesa che l’Ina, l’equivalente croato in materia di idrocarburi passi definitivamente sotto controllo russo. Il bottino non a caso è di quelli davvero interessanti, sarebbero estraibili barili di gas e petrolio da un valore di circa 2,8 miliardi di euro all’anno, un rendimento che non è niente male considerando lo stato comatoso dell’economia croata.

La questione che invece potrebbe restare irrisolta è quella del turismo. Sappiamo tutti la grande risorsa turistica che è la Croazia, e non solo a livello europeo. La Croazia dal turismo incassa cifre certamente importanti, circa 7 miliardi di euro, pari al 17% del PIL nazionale, è da vedere se anche gli amanti di quei luoghi e di quelle coste frastagliate saranno d’accordo con le trivellazioni che tra qualche mese cominceranno inesorabili.

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