Furti di proprietà intellettuale online: l’Italia uno dei paesi più colpiti

Non è bello quando si crede in un progetto e lo si divulga con tutti gli accorgimenti possibili nel magico mondo di internet e poi si scopre che qualcuno, dall’altra parte della rete a migliaia di chilometri dal nostro server sta facendo la stessa cosa, sta compiendo un’emulazione che più barbaramente è da intendersi come furto di proprietà intellettuale. L’ appropriazione indebita di segreti industriali è purtroppo molto diffusa online, e secondo i dati del Clusit l’Italia è uno dei paesi più colpiti.

Tantissimi in Italia i segreti industriali violati online

Il Clusit, Associazione per la Sicurezza Informatica in Italia ha da poco pubblicato un report che fa assolutamente riflettere. Nel 2014 infatti tantissimi, ed accertati, sono i casi in cui diverse aziende sul web sono state colpite, o meglio derubate di uno dei beni più preziosi che una corporazione possa aver il diritto di proteggere: la proprietà intellettuale delle sue opere e/o prodotti.

Secondo il Clusit i furti accertati in maniera definitiva nel 2013 sono stati ben 144 contro i 33 dell’anno precedente. Una crescita costante di violazioni che non vedono un ostacolo capace di imporre ai pirati una lunga “pausa di riflessione”. La cosa che più preoccupa come ha sottolineato Raoul Chiesa esperto informatico del Clusit è che le aziende italiane spesso e volentieri manco si accorgono di essere state derubate dei loro più importanti segreti industriali. Sempre Raoul Chiesa ha dichiarato “Noi abbiamo rilevato il fenomeno perché troviamo sempre più spesso segreti industriali di aziende italiane sui siti Web underground in vendita al migliore offerente“.

Il Governo italiano nel 2014 sollecitato dalla Commissione europea ha iniziato a produrre norme atte a rendere concreta la prima strategia nazionale per la sicurezza informatica. I risultati delle prime manovre di legge non sono però stati edificanti; scarsa tutela del made in Italy e una grossa vulnerabilità ancora diffusa per gli imprenditori che si affacciano sul web.

Alla base di quest’ingarbugliata faccenda che riguarda la proprietà intellettuale c’è ancora l’impostazione di un certo profilo imprenditoriale di chi si affaccia sul web per la prima volta. Ancora oscure a livello internazionale sono le sfumature di regolamentazione su chi aderisce al “copyleft” o al “copyright”. I primi, convinti fermamente della condivisione come valore assoluto, i secondi della custodia delle proprie idee come massimo valore d’impresa, del resto non sono mai andati d’accordo.

E mentre le due frange si schierano e si confrontano, i furti aumentano, basti pensare che siamo il paese europeo che nella strategia nazionale di sicurezza informatica ha ottenuto meno fondi dalle istituzioni.

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