Equo compenso per copia privata, associazioni dei consumatori molto critiche

La notizia che avevamo diffuso lo scorso weekend, relativa all’aggiornamento delle tariffe dell’equo compenso per copia privata, non sembra aver incontrato il gradimento delle principali associazioni dei consumatori, che sottolineano come tale incremento di oneri possa esser tradotto in un esborso di circa 100 milioni di euro l’anno per i consumatori italiani.

I rincari dell'equo compenso per la copia privata non convincono le associazioni dei consumatori
I rincari dell'equo compenso per la copia privata non convincono le associazioni dei consumatori

L’equo compenso per copia privata – ovvero, l’importo che ogni consumatore paga per acquistare un cd, un dvd, un tablet, uno smartphone o altri supporti con capacità di memoria – è onere che fonda la propria legittimità sul presupposto che chiunque potrebbe utilizzare tale dispositivo per registrare una copia di una canzone o di un film, pur legittimamente acquistata.

Il balzello, come anticipato nella giornata di sabato, ammonta fino a 5 euro per uno smartphone o tablet da 32 GB e, complessivamente, dovrebbe pesare sulle tasche degli italiani per circa 100 milioni di euro l’anno.

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Facilmente prevedibile è, a questo punto, la reazione antagonista delle associazioni di difesa degli interessi dei consumatori, che ricordano come in realtà l’utilizzo di tali dispositivi per la copia privata sia fortemente minoritario e, in linea di massima, non arrivi al 10%.

Non è inoltre scontato che l’adeguamento (pur previsto ogni tre anni per legge) debba necessariamente essere effettuato in incremento: questa e tante altre determinanti potrebbero presto condurre le associazioni dei consumatori ad avanzare formalmente le proprie opposizioni.

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