Equo compenso, la guida: ecco quanto dovremo pagare

Come anticipato, sono stati pubblicati il 7 luglio in Gazzetta Ufficiale i dati relativi al decreto sull’equo compenso, che dopo cinque anni rivede i corrispettivi da pagare in tutela del diritto d’autore per copia privata. Un provvedimento più volte rinviato e accompagnato da molte polemiche, e che vedrà entrare nelle casse della Siae 2,5 volte il gettito del 2013.

Equo-compenso
Tutti i dati relativi agli aumenti per la copia privata

Smartphone e tablet

Per quanto riguarda smartphone e tablet, il compenso è fisso di 0,50 euro per i cellulari comuni senza touchscreen; per quelli dotati di touchscreen, in pratica gli smartphone propriamente detti, il compenso è il seguente: 3 euro fino a 8 GB, 4 euro da 8 GB fino a 16 GB, 4,80 euro da 16 GB a 32 GB e 5,20 euro sopra i 32 GB.

Smartphone – Compenso per categoria Capacità
3,00 euro fino a 8 GB
4,00 euro >8 GB fino a 16 GB
4,80 euro >16 GB fino a 32 GB
5,20 euro >32 GB

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Chiavette, memorie, hard disk

Per quanto riguarda le memorie trasferibili o rimovibili, non si paga nulla fino a 32 MB, poi 0,09 euro fino a 1 GB e ulteriori 0,09 euro per ogni GB successivo al primo. Per le chiavette USB la soglia sotto la quale non si paga nulla è invece di 256 MB; 0,10 euro fino a 1 GB e 0,10 euro per ogni GB successivo al primo. Il compenso massimo per le memorie trasferibili è 5 euro, per le chiavette 9 euro.

Gli hard disk esterni costano 1 centesimo a GB, fino a un massimo di 20 euro, mentre memorie e hard disk integrati in apparecchi multimediale audio e video portatile o altri dispositivi analoghi costeranno da 3,22 euro (fino a 1 GB) a 32,30 euro (sopra i 400 GB).

Per i lettori Mp3 portatili si va da 0,64 euro (fino a 128 MB) fino a 12,88 euro (sopra i 20 GB). Fino a 14,81 euro si paga per hard disk esterni multimediali (sopra i 400 GB) e 32,20 euro per memorie o hard disk in videoregistratori e decoder (sopra i 400 GB).

Decoder – Compenso per categoria Capacità
6,44 euro fino a 40 GB
9,66 euro >40 GB fino a 80 GB
12,88 euro >80 GB fino a 120 GB
16,10 euro >120 GB fino a 160 GB
22,54 euro >160GB fino a 250 GB
28,98 euro >250 GB fino a 400 GB
32,20 euro >400 GB

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Supporti audio, digitali, analogici

Contando che i compensi sono aumentati proporzionalmente per i supporti di capacità superiore, per i supporti audio analogici si parla di 0,23 euro per ogni ora di registrazione;€ 0,22 per ogni ora di registrazione per supporti come minidisc e CD-R Audio; 0,10 euro ogni 700 MB per i CD-R; 0,22 euro per ogni ora di registrazione per CD-RW Audio e 0,10 ogni 700 MB per CD-RW.

Inoltre, si pagheranno € 0,10 per ogni ora di registrazione per i supporti video analogici, € 0,22 per ogni ora di registrazione per i DVHS, 0,20 euro ogni 4,7 GB per DVD RAM, DVD Dual Layer, DVD+R e i riscrivibili (DVD-RW e DVD+RW); infine, i Blu Ray e Blu-Ray RW verranno pagati € 0,20 ogni 25 GB.

Masterizzatori e TV

Gli apparecchi idonei alla registrazione analogica o digitale,

audio e video e masterizzatori di supporti costeranno il 5% del prezzo indicato dal soggetto obbligato nella   documentazione fiscale, per i masterizzatori inseriti in apparecchi polifunzionali il 5% del prezzo di un apparecchio con caratteristiche equivalenti. Per i televisori come smart tv il compenso sarà fisso, nella misura di 4 euro.

Quando entreranno in vigore i nuovi prezzi?

Le nuove tariffe entreranno in vigore dieci giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di ieri.

La “ratio” dell’equo compenso

Nell’equo compenso si protegge il diritto d’autore degli artisti, tutelati dalla Siae, l’Associazione Italiana Autori ed Editori. La logica del provvedimento è fornire un compenso “equo” per tutti quei supporti dove potrebbero essere registrate opere dell’ingegno, come un hard disk esterno o una chiavetta USB.

Le critiche al decreto

Il provvedimento è stato criticato da più parti perché ormai anacronistico, in un mondo che ormai ricorre sempre più allo streaming, sia audio che video, con servizi come Spotify, Sky Online o Infinity Tv. In altre parole, il vecchio modello che vede privilegiato il “possesso” di un bene immateriale su un supporto di registrazione è di fatto soppiantato dalla possibilità di accedervi in mobilità.

Il punto per molti è che sul materiale che verrà registrato già grava una parte dovuta alla Siae (ad esempio con l’acquisto legale di un brano su iTunes). Far pagare l’archiviazione sarebbe una sorta di “doppia tassa” che, oltretutto, prescinde dall’effettiva destinazione d’uso del supporto: se anche useremo i nostri hard disk esterni per archiviare le foto di famiglia, si dovrà comunque pagare l’equo compenso.

Inoltre, alcuni tipi di programma diversi da film e canzoni (si pensi ad esempio ai giochi, anche su smartphone) occupano molto più spazio dei contenuti protetti dalla Siae, e finiscono spesso col rappresentare la maggior parte dell’uso di un supporti di archiviazione.

Le difese del Ministero

Secondo il Ministero dei Beni Culturali, il provvedimento era dovuto. Una direttiva europea impone infatti una revisione dei prezzi per l’equo compenso a cadenza triennale, e il precedente decreto era scaduto nel 2012 (con l’aggiornamento delle tariffe ancora fermo al 2009). Inoltre alcuni Paesi europei pagano prezzi superiori ai nostri, come la Francia (dove uno smartphone da 16 GB prevede un equo compenso di 8 euro) e Germania (addirittura 36 euro). Mancano all’appello, però, altri stati dove si paga molto di meno.

Chi pagherà?

Sempre secondo il Ministero, alla fine gli aumenti non si rifletteranno sul prezzo finale del bene pagato dai consumatori; tablet e smartphone infatti hanno di solito prezzi fissi e l’andamento dei prezzi nei diversi paesi europei lo dimostra. Dovrebbero quindi essere le stesse case produttrici a farsi carico di quest’onere, pur non essendo loro i beneficiari del provvedimento.

È intervenuta a questo proposito l’Autorità Garante per la concorrenza ed il mercato, che parlando proprio di copia privata ha chiesto che l’ammontare dell’equo compenso sia specificato nel prezzo corrisposto dai consumatori per acquisti di apparecchi di registrazione e di supporti vergini.

Rimane inoltre la possibilità, sancita nella clausola generale di chiusura del provvedimento, di individuare e promuovere protocolli con la Siae per stabilire esenzioni soggettive ed oggettive dalla norma, ad esempio per apparati su videogiochi come le console (la cui destinazione d’uso è chiaramente ludica per la maggior parte) o per l’uso professionale di determinate attrezzature.

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