Equo compenso: in arrivo la nuova stangata sugli smartphone?

Una bella gatta da pelare per il governo Renzi: la famigerata “tassa sugli smartphone“, più correttamente conosciuta come “equo compenso“, sta polarizzando la discussione all’interno dell’esecutivo e rischia di vedere il ministro Franceschini e lo stesso premier su due fronti contrapposti.

Equo-compenso
Da aggiornare le tabelle ministeriali per l'equo compenso. La SIAE chiede aumenti anche del 500%

Che cos’è l’equo compenso? Si tratta del corrispettivo che funge da risarcimento verso gli autori per le copie private del loro lavoro, che sottraggono introiti alla Siae, e che viene calcolato come sovrattassa su smartphone, pc, chiavette USB e altri dispositivi in grado di fare e riprodurre copie di un lavoro d’autore. Il principio è stato sancito anche dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che però ha rilevato come l’importo del prelievo non possa tener conto delle riproduzioni illegali o dell’impossibilità tecnologica attuale di fronteggiarle.

Le tabelle previste dal governo sono però ferme dal 2009, ai tempi del decreto ministeriale Bondi che prevedeva un aggiornamento triennale, e la Siae preme per un rinnovo con aumenti anche del 500% dell’ammontare, adducendo come motivazione che in Italia l’equo compenso è più basso degli altri Paesi d’Europa. Ecco i cambiamenti suggeriti:

  • Smartphone da 0,9 a 5,2 euro;
  • Tablet da 1,9 a 5,2 euro;
  • Smart tv (nuovo inserimento) a 5 euro;
  • Computer con masterizzatore da 2,4 a 6 euro;
  • Computer senza masterizzatore da 1,9 a 6 euro;
  • Memorie trasferibili da 0,5 a 0,9 per Gigabyte;
  • Hd-Dvd da 0,25 euro per Gigabyte alla soppressione;
  • Dvd da 0,41 a 0,21 euro per Gigabyte;
  • Blu Ray da 0,41 a 0,20 euro per 25 gigabyte.

Il ministro della Cultura Dario Franceschini ha già fatto capire la sua intenzione: «Farò una scelta, probabilmente mi farò fucilare da tutti, è così quando si affrontano queste mediazioni, ma è un mio dovere aggiornare le tabelle che sono ferme al 2009. Il diritto d’autore è quello che consente la libertà all’artista, quello che gli garantisce il suo spazio di creatività». Del resto poche settimane fa 500 grandi nomi della cultura, tra cui il premio Oscar Paolo Sorrentino, avevano chiesto al ministro di procedere con urgenza alla firma del decreto.
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Ma l’opposizione interna potrebbe essere forte, visto che il Governo Renzi si è sempre battuto con forza per l’agenda digitale e per un accesso più semplice e meno costoso agli apparecchi elettronici per la comunicazione. Facevano notare due senatori renziano del Pd, Andrea Marcucci e Isabella de Monte, lo scorso febbraio: «L’Italia ha bisogno di più digitale a prezzi accessibili, non dell’aumento ingiustificato di balzelli a fondo perduto». Probabilmente nei prossimi giorni si saprà di più sull’esito di questa partita che si preannuncia davvero al calor bianco.

Nell’audizione di fine aprile, lo scontro si è ulteriormente acuito. Il ministro Franceschini ha reso nota la sua intenzione di aggiornare la tabella: le parti «si accordino subito o il Governo agirà d’imperio aggiornando le tariffe». Ma ha fatto scalpore la pubblicazione di uno studio commissionato dall’ex ministro Bray, che finirebbe con lo svalutare lo stesso concetto di “copia privata”, ormai obsoleto. Solo il 13,5 per cento degli acquirenti a quanto pare fa abitualmente una copia privata e comunque, nel 69,4 per cento, lo fa tramite computer. Critico Marco Pierani di Altroconsumo: «Il paradosso è insomma che tutti paghiamo un sovrapprezzo, che va alla Siae, sui dispositivi elettronici per una possibilità – la copia privata – che interessa solo una minoranza di italiani. E che comunque non interessa gli smartphone, i quali però pure subiscono un rincaro per l’equo compenso».

 

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