Energie rinnovabili, Tremonti contro l’eolico

Giulio Tremonti torna a scagliarsi contro l’eolico, attorno al quale si è creato un business, sostiene il ministro dell’Economia, che rappresenta uno degli affari di corruzione più grandi. Tesi manifestata di fronte alla platea della recente kermesse del PDL a Cortina d’Ampezzo, ma già espressa in un’intervista rilasciata lo scorso luglio a Massimo Giannini, vicedirettore de La Repubblica.

«Vastissime aree del paese sono deturpate da pale eoliche sorte all’improvviso, in un territorio che nei secoli passati non ha mai avuto i mulini a vento. E forse ci sarà una ragione», aveva detto Tremonti al quotidiano.

A Cortina d’Ampezzo sono tornati i mulini a vento: «Non dobbiamo credere a quelli che raccontano le balle dei mulini a vento, le balle dell’eolico, vi siete mai chiesti perché in Italia non ci sono i mulini a vento? Quello dell’eolico è un business ideato da organizzazioni corrotte che vogliono speculare e di cui noi non abbiamo certo la quota di maggioranza».

Eolico è sinonimo di corruzione, secondo Tremonti. Meglio, allora, puntare sul nucleare, anche perché «noi importiamo energia. Mentre tutti gli altri paesi stanno investendo sul nucleare noi facciamo come quelli che si nutrono mangiando caviale, non è possibile». Meglio il nucleare? Stando all’ultima inchiesta di PresaDiretta a cura di Riccardo Iacona, Vincenzo Guerrizio e Alessandro Macina, si direbbe proprio di no.

Lasciando l’atomo e tornando al vento, alla crociata anti-eolico di Tremonti rispondono a tono Carlo Stagnaro, in un intervento sulle pagine del Chicago Blog dell’Istituto Bruno Leoni, e Dario Salvelli, che proprio sul tema dell’eolico ha snocciolato numeri e analisi in occasione della sesta edizione della ZeroEmission Rome, appuntamento annuale dedicato alle energie rinnovabili.

La corruzione è intrinsecamente legata all’eolico? Se così fosse, risponde Stagnaro, dovremmo trovare episodi più o meno simili anche in altri paesi, in particolare in quelli che più hanno investito nel vento, come Germania e Danimarca. Invece, così non è. L’eolico, spiega l’esperto, è spesso un veicolo di corruzione «non perché questa vada via col vento, ma perché i processi autorizzativi e i meccanismi burocratici per ottenere un’autorizzazione sono così opachi, così imprevedibili e così discrezionali da aprire un’enorme finestra di opportunità per imprenditori disonesti, politici di facili costumi, e infiltrazioni mafiose di varia umanità».

Cosa deve fare, dunque, Tremonti se vuole affrontare seriamente la faccenda? Semplificare radicalmente i processi autorizzativi, scambiare questa razionalizzazione con una riduzione dei sussidi, disboscare le distorsioni esistenti, risponde Stagnaro. Le fonti rinnovabili non sono una religione, ma una tecnologia, anzi, sono tante tecnologie, con pregi e difetti, aveva già sottolineato l’esperto su AGI Energia.

Ci sono poi i numeri resi noti da Salvelli: l’eolico è la fonte di energia maggiormente in crescita in Europa, con un incremento del 23% rispetto al 2008, grazie anche ai materiali compositi che svolgono un ruolo molto importante nel settore. Con le fibre in carbonio e vetro si possono ottenere prodotti più resistenti e leggeri, aumentare il diametro delle pale, ottenere vantaggi in termini di potenza installata, e realizzare nuove macchine che «potranno sfatare il pregiudizio che l’eolico ha sull’impatto ambientale e paesaggistico».

La deturpazione del territorio tanto cara al ministro Tremonti. Che ha a cuore anche il benessere dell’economia italiana. E che allora dovrebbe prestare maggiore attenzione alle indagini sulle prospettive di mercato: secondo Anev e Labitalia, nel nostro paese si può arrivare ai 67.000 occupati nell’eolico, a fronte dei 25.000 addetti ad oggi impiegati. Con un incremento che può essere di oltre 40.000 unità e una media di 5.000 nuovi assunti ogni anno, come evidenziato da Paolo Carcassi, segretario confederale UIL.

È poi così vero che siamo poco competitivi perché importiamo energia? Piuttosto, è vero il contrario: importiamo energia perché siamo poco competitivi.

lio Tremonti torna a scagliarsi contro l’eolico, attorno al quale si è creato un business, sostiene il ministro dell’Economia, che rappresenta uno degli affari di corruzione più grandi. Tesi manifestata di fronte alla platea della recente kermesse del PDL a Cortina d’Ampezzo, ma già espressa in un’intervista rilasciata lo scorso luglio a Massimo Giannini, vicedirettore de La Repubblica.

«Vastissime aree del paese sono deturpate da pale eoliche sorte all’improvviso, in un territorio che nei secoli passati non ha mai avuto i mulini a vento. E forse ci sarà una ragione», aveva detto Tremonti al quotidiano.

A Cortina d’Ampezzo sono tornati i mulini a vento: «Non dobbiamo credere a quelli che raccontano le balle dei mulini a vento, le balle dell’eolico, vi siete mai chiesti perché in Italia non ci sono i mulini a vento? Quello dell’eolico è un business ideato da organizzazioni corrotte che vogliono speculare e di cui noi non abbiamo certo la quota di maggioranza».

Eolico è sinonimo di corruzione, secondo Tremonti. Meglio, allora, puntare sul nucleare, anche perché «noi importiamo energia. Mentre tutti gli altri paesi stanno investendo sul nucleare noi facciamo come quelli che si nutrono mangiando caviale, non è possibile». Meglio il nucleare? Stando all’ultima inchiesta di PresaDiretta a cura di Riccardo Iacona, Vincenzo Guerrizio e Alessandro Macina, si direbbe proprio di no.

Lasciando l’atomo e tornando al vento, alla crociata anti-eolico di Tremonti rispondono a tono Carlo Stagnaro, in un intervento sulle pagine del Chicago Blog dell’Istituto Bruno Leoni, e Dario Salvelli, che proprio sul tema dell’eolico ha snocciolato numeri e analisi in occasione della sesta edizione della ZeroEmission Rome, appuntamento annuale dedicato alle energie rinnovabili.

La corruzione è intrinsecamente legata all’eolico? Se così fosse, risponde Stagnaro, dovremmo trovare episodi più o meno simili anche in altri paesi, in particolare in quelli che più hanno investito nel vento, come Germania e Danimarca. Invece, così non è. L’eolico, spiega l’esperto, è spesso un veicolo di corruzione «non perché questa vada via col vento, ma perché i processi autorizzativi e i meccanismi burocratici per ottenere un’autorizzazione sono così opachi, così imprevedibili e così discrezionali da aprire un’enorme finestra di opportunità per imprenditori disonesti, politici di facili costumi, e infiltrazioni mafiose di varia umanità».

Cosa deve fare, dunque, Tremonti se vuole affrontare seriamente la faccenda? Semplificare radicalmente i processi autorizzativi, scambiare questa razionalizzazione con una riduzione dei sussidi, disboscare le distorsioni esistenti, risponde Stagnaro. Le fonti rinnovabili non sono una religione, ma una tecnologia, anzi, sono tante tecnologie, con pregi e difetti, aveva già sottolineato l’esperto su AGI Energia.

Ci sono poi i numeri resi noti da Salvelli: l’eolico è la fonte di energia maggiormente in crescita in Europa, con un incremento del 23% rispetto al 2008, grazie anche ai materiali compositi che svolgono un ruolo molto importante nel settore. Con le fibre in carbonio e vetro si possono ottenere prodotti più resistenti e leggeri, aumentare il diametro delle pale, ottenere vantaggi in termini di potenza installata, e realizzare nuove macchine che «potranno sfatare il pregiudizio che l’eolico ha sull’impatto ambientale e paesaggistico».

La deturpazione del territorio tanto cara al ministro Tremonti. Che ha a cuore anche il benessere dell’economia italiana. E che allora dovrebbe prestare maggiore attenzione alle indagini sulle prospettive di mercato: secondo Anev e Labitalia, nel nostro paese si può arrivare ai 67.000 occupati nell’eolico, a fronte dei 25.000 addetti ad oggi impiegati. Con un incremento che può essere di oltre 40.000 unità e una media di 5.000 nuovi assunti ogni anno, come evidenziato da Paolo Carcassi, segretario confederale UIL.

È poi così vero che siamo poco competitivi perché importiamo energia? Piuttosto, è vero il contrario: importiamo energia perché siamo poco competitivi.

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