Energia dal mare: ricercatori toscani sviluppano un nuovo materiale low cost

Il mare produce un movimento che potrebbe sfruttarsi per ottenere energia idroelettrica. Finora si sono condotti molti studi, ma il principale problema è che l’acqua salata corrode i metalli e così i costi salgono. Un gruppo di ricercatori toscani hanno trovato una soluzione “low cost“: utilizzare una specie gomma. In questa maniera si può produrre energia dal mare a costi bassissimi.

Tappeto sottomarino per sfruttare la pressione idraulica
Tappeto sottomarino per sfruttare la pressione idraulica

Dal Laboratorio di Robotica Percettiva Percro dell’istituto TeCIP della Scuola Sant’Anna a Pisa arriva una soluzione che potrebbe rendere più facile l’implementazione dell’energia idroelettrica dal mare.

Il mare potrebbe essere una fonte di energia pulita vasta ed efficiente. Tuttavia, produrre energia elettrica in questa maniera è ancora molto costoso, fondamentalmente a causa della corrosione che l’acqua del mare provoca sui materiali. Attualmente, sono in atto diverse prove con i metodi tradizionali in Portogallo e in Scozia, che sono in grado di creare energia ma a costi elevati.

Invece un gruppo di ricercatori della Scuola Sant’Anna, condotti dagli ingegneri Marco Fontana e Rocco Vertechy, sono riusciti a trovare materiali da utilizzare nella produzione di energia idroelettrica che l’acqua di mare non corrode: polimeri elettroattivi o elastomeri, e cioè, gomma. Una gomma simile a quella utilizzata per i palloncini gonfiabili, economica, leggera, galleggiante e molto deformabile.

Marco Fontana ha spiegato che “le onde sono sempre state considerate un’ottima fonte energetica perché la loro densità di potenza è fortemente concentrata. Ciò significa che per produrre energia hanno bisogno di molto meno spazio del vento e del sole“.

“Se fino ad oggi non sono mai state realmente usate – continua Fontana – è perché l‘ambiente marino è talmente corrosivo da rendere costosissimi tutti i processi di manutenzione. Ma con gli elastomeri oggi già in commercio si aprono nuove strade”.

“Si tratta infatti di materiali resistenti, ma estremamente deformabili. Il prototipo che abbiamo realizzato è proprio come un palloncino: l’energia prodotta dalle onde lo gonfia e quando torna indietro quell’energia si è già trasformata in elettricità. E a costi bassissimi“, conclude l’ingegnere.

Il progetto, noto con il nome di Polywec, riunisce esperti europei appartenenti a molti settori, dalla fluidodinamica delle onde alla chimica molecolare. La Scuola Sant’Anna è a capo del consorzio, composto dal Wawe Energy Center di Lisbona, dall’Università di Edimburgo, dal dipartimento di chimica molecolare di Iasi, in Romania, e dall’azienda nautica Selmar di La Spezia.

Dopo un anno di ricerca i primi test sono andati bene, e adesso la tecnica dovrà essere approfondita. Marco Fontana spiega che”i materiali che usiamo adesso sono stati scoperti appena dieci anni fa; il loro miglioramento è solo una questione di tempo ed i margini di riuscita del progetto veramente enormi“.

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