“Effetto Streisand” sul copyright, quando la repressione non funziona

L’irresistibile attrazione per la censura. Quello del copyright e, più in genere, delle informazioni sensibili diffuse su Internet è un problema annoso, per il quale le soluzioni finora proposte sembrano non aver sortito alcun effetto. Anzi, in alcuni casi è proprio il contrario: oscurare un sito fa registrare un vero e proprio boom delle visite, come dimostra uno studio del professore ermetico di Informatica a Padova Giorgio Clemente.

Pirateria
Secondo uno studio, le norme Agcom varate l'anno scorso potrebbero sortire l'effetto opposto

Il rischio delle norme Agcom

In un articolo di Repubblica a firma di Arturo Di Corinto vengono riportati i risultati della ricerca del Professor Clemente, che ha confrontato il numero di accessi unici relativi ai motori di ricerca più importanti e agli aggregatori di link pirata per contenuti multimediali come film e serie tv, a partire dal 31 marzo 2014 fino al 10 aprile 2015.

Il 31 marzo 2014 non è una data qualsiasi, bensì quella dell’entrata in vigore delle nuove regole Agcom sulla pirateria online, con un inasprimento di pene e sanzioni, fino appunto all’oscuramento dei siti. Ebbene, a giudicare dai numeri i black-out imposti si sono tramutati in una campagna promozionale in più di un caso: ad esempio Cineblog-01 è passato dai 173mila utenti unici di aprile 2014 a 1 milione e mezzo di visitatori sul nuovo dominio lussemburghese a novembre dello stesso anno.

Che cos’è l’«effetto Streisand»

Il fenomeno è stato spesso indicato dai media come “effetto Streisand”, a seguito della vicenda che vide protagonista nel 2003 proprio Barbra Streisand. L’attrice e cantante intimò al sito Pictopia di rimuovere alcune fotografie della sua villa a Malibu, oltre a chiedere un risarcimento di 10 milioni di dollari. Per la Streisand l’effetto fu l’opposto di quello desiderato: improvvisamente le fotografie, che erano state viste da poche migliaia di persone, furono visualizzate 420.000 volte solo nel mese successivo alla notizia. Numeri che al giorno d’oggi, con la diffusione della banda larga, possono essere molto più elevati.
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Secondo gli studi del Professor Clemente le norme anti-pirateria sarebbero perciò inefficaci, anche se c’è chi la pensa diversamente come Enzo Mazza della FIMI, la Federazione Industria Musicale Italiana, i cui dati sono diversi. Come ha dichiarato a Repubblica, inoltre, «lo studio di Clemente prende in considerazione gli accessi a siti con redirect attivato dopo il blocco. Questo non significa che il regolamento è inefficace, al contrario, conferma quello che abbiamo sempre sostenuto: ci vuole il blocco IP per evitare i redirect».

Che cosa dicono le norme Agcom

Le norme dell’Autorità, varate lo scorso anno, permette a chi detiene il diritto d’autore violato di segnalare il fatto direttamente all’Agcom, che provvederà poi a chiedere la rimozione dei contenuti pirata dai server, pena il blocco. Una procedura che è piuttosto onerosa, visto che secondo Assoprovider la misura costa 12 milioni all’anno agli ISP che devono adeguarsi.

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