E’ boom di imprese che richiedono il “rating di legalità”

Il “rating di legalità” è un riconoscimento ufficiale di onestà delle imprese e dei rispettivi amministratori rilasciato sotto forma di certificazione da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Nel 2014 le richieste sono state 402? Ma a che serve?

Cresce il numero di imprese che richiedono il "rating di legalità"

L’assegnazione di questa certificazione di virtuosità delle imprese offre una corsia preferenziale per ottenere finanziamenti pubblici e concessione di credito da parte delle banche.

Possono ambire a questo riconoscimento le imprese con un fatturato minimo di 2 milioni di euro all’anno che siano iscritte alla Camera di commercio da almeno 2 anni che dimostrino di possedere determinati requisiti.

Nel 2013, anno della sua introduzione le richieste sono state 142, mentre l’anno scorso sono salite a 402. Al momento solo il 50% delle richieste è stato accolto. Dell’altra metà, 12 si sono tradotti in un diniego, altre 64 imprese non raggiungevano il fatturato minimo richiesto, mentre altre 173 domande sono tuttora pendenti.
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Come funziona il rating di legalità?

Ci sono diversi livelli di rating. Per ottenere il rating “di base” (una stella) occorre, tra i vari requisti, autocertificare:

  • assenza di misure di prevenzione personale o patrimoniale;
  • assenza do misure cautelari personali o patrimoniali per gli amministratori e soci;
  • assenza di provvedimenti di condanna dell’Autorità e della Commissione europea per illeciti antitrust;
  • altri requisiti specificamente previsti dalla legge e dal regolamento dell’AGCM.

Si possono ottenere ulteriori punti, da due a tre stellette, soddisfacendo ulteriori requisti, oltre a quelli base.
Per la partecipazione a concorsi che prevedono l’erogazione di finanziamenti pubblici il rating ottenuto impone alle pubbliche amministrazioni di tenerne conto, attribuendo un punteggio utile per la graduatoria finale o nella valutazione globale dell’istanza dell’impresa.

Per quanto riguarda il credito bancario, gli istituti che decideranno di non tenere conto della certificazione, dovranno inviare alla Banca d’Italia una relazione dettagliata e motivata che spieghi il diniego.

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Come sono distribuite territorialmente le richieste pervenute?

Secondo i dati diffusi dall’AGCM, è il nord a primeggiare con il 43,3%, mentre nel centro Italia sono quasi metà rispetto al settentrione con il 22%. Il 31,7%, invece, proviene da imprese del sud e delle isole.

Se si considerano le regioni singolarmente balza all’occhio il primato della Sicilia, con il 14%, seguita dalla Lombardia con il 13,2%), il Veneto con il 13%, il Lazio con il 12,3% e l’Emilia Romagna con il 10,3%.

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