Dove finiscono i soldi delle multe?

Il Codice della Strada parla chiarometà degli introiti relativi alle multe deve finanziare la sicurezza stradale. Cosa si intende allora quando si afferma che alcuni comuni con le sanzioni “fanno cassa”? Diverse amministrazioni italiane, tendono a utilizzare i proventi delle multe investendoli in altri settori, oppure li impiegano per far quadrare un bilancio in rosso. Ecco cosa è successo a Napoli.

L'art. 208 del Codice della Strada prevede che il 50% delle sanzioni venga destinato alla sicurezza stradale

Non c’è di che stupirsi: siamo in Italia, il paese in cui le amministrazioni con le multe “fanno cassa”. Pare che l’art. 208 del Codice della Strada, il quale prevede che il 50% degli introiti comunali derivanti dalle multe venga utilizzato per coprire le spese di sicurezza stradale, non venga rispettato da molti comuni. Eppure c’è da meravigliarsi (o meglio, da indignarsi), dal momento in cui Fondazione Ania lavora costantemente per migliorare la sicurezza stradale e i sinistri non accennano a diminuire.

A Napoli ad esempio, a fronte di 30 milioni di proventi derivanti dalle sanzioni, 3,1 sono stati impiegati e  registrati sotto la voce di “politiche sociali per favorire la mobilità sul suolo cittadino”, mentre 345.800 sono stati utilizzati per una convenzione Fastweb e 1 milione di Euro per acquistare divise per i vigili (fonte Quattroruote).

La città di Napoli conserva già il triste primato per l’alta percentuale di falsi sinistri in frode alle assicurazioni e di soggetti in circolazione senza Rc auto, e se a ciò si aggiunge la mancata destinazione di grandi somme alla sicurezza stradale, l’incolumità degli automobilisti non può che essere a repentaglio. Ma non è finita qui. Anche altre città Italiane non brillano per trasparenza riguardo agli introiti delle multe, si tratta di Pesaro, Milano, Prato Torino e Firenze.
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A Pesaro 94mila Euro sono stati utilizzati per la previdenza integrativa, a Milano 1o milioni sono stati spesi per pagare gli straordinari degli agenti e altri servizi, a Prato, 289mila Euro sono state utilizzate sempre per straordinari, incentivazione, e flessibilità della polizia, e non basta. A Torino 3,5 milioni di Euro sono stati impiegati per gli stessi motivi delle città di Prato e Milano, infine a Trieste, 1 milione di Euro è stato speso per la manutenzione ordinaria degli impianti di illuminazione e a Bari, su 7,9 milioni di Euro incassati per proventi da multe, 1,4 sono stati utilizzati per indennità, assegni, Irap e contributi.

Insomma, pare proprio che in Italia come si dice, i comuni con le multe facciano cassa per tappare lacune di bilancio, e altre volte per destinare gli introiti delle sanzioni a necessità “più urgenti“, come è avvenuto ad esempio ad Aosta, dove le entrate sono state utilizzate per sgomberare la neve.

Eppure la sicurezza stradale necessiterebbe come da legge, del 50% dei proventi delle sanzioni per raggiungere standard accettabili. Esistono comuni, come quello di Ardea in provincia di Roma, dove l’amministrazione per insufficienza di entrate, non riesce nemmeno a tappare le buche (ormai diventate voragini), cioè a non provvedere al minimo necessario di manutenzione stradale.

Infine, non solo l’art. 208 del Codice della Strada viene disatteso, ma anche un’altra disposizione; quella che prevede l’obbligo da parte delle amministrazioni di inviare al Ministero dei Trasporti una relazione sull’utilizzo dei proventi delle multe. Attualmente, solo 438 amministrazioni su 8.167 hanno adempiuto. Il perché è di facile intuizione e lo dimostrano i dati di cui sopra: la maggior parte dei comuni italiani non rispetta la disposizione, e inviare la relazione significherebbe autodenunciarsi.

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