Divorzio in casa Tim: coinvolti anche i prezzi delle offerte

Lo scorporo della rete TIM – da sempre sia fornitore di servizi che di infrastrutture, con un’anomalia che non si riscontra nelle altre nazioni – potrebbe essere vicino: il 6 marzo verrà presentato al Cda dell’azienda il progetto di una nuova controllata autonoma, con benefici evidenti anche per gli utenti che potranno contare su una maggiore (ed effettiva) concorrenza.

Più concorrenza sul mercato significherà offerte più convenienti

Il problema dello scorporo

Se ne parla da parecchio, ma finalmente lo scorporo della rete TIM potrebbe essere arrivato a una svolta: il piano presentato dall’ad del gruppo Amos Genish, salutato positivamente dal ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, porterebbe quindi all’assegnazione di rete e cavi a una società in tutto e per tutto distinta, controllata al 100% da TIM ma in grado di operare in modo autonomo.

La notizia non è interessante soltanto per gli operatori TLC, ma potrebbe avere ricadute (positive) su tariffe, offerte e utenti. Del resto è per questo che da anni si invoca un piano in grado di ridurre ulteriormente i residui del vecchio monopolio di Telecom, ponendo fine alla doppia natura di gestore della rete e fornitore di servizi al pubblico.
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Quali potrebbero essere i vantaggi per gli utenti

In primo luogo, lo scorporo della rete – portando tutti i provider “clienti” a ricevere lo stesso servizio – metterebbe fine alle controversie relative a una minore qualità rispetto alle infrastrutture utilizzate da TIM. Il concorrente diretto della nuova società, inoltre, sarebbe Open Fiber, il soggetto creato dal Gruppo Enel insieme alla Cassa depositi e prestiti per la vendita all’ingrosso: un dialogo che porterebbe effetti benefici per quanto riguarda la qualità e la copertura della rete in fibra ottica, anche perché per ora gran parte della rete di TIM è FTTC e non FTTH, come accade per Open Fiber.

Proprio per questo, la natura stessa della società, completamente focalizzata sulla rete, porterà a un incremento degli investimenti per l’innovazione.

Dall’altra parte TIM – controllata da Vivendi, uno dei più grandi produttori di contenuti al mondo – presumibilmente opererebbe proprio su questo fronte per migliorare ulteriormente l’offerta, che già vede proposte innovative come la tv on demand di proprietà TIMvision. Anche le tariffe potrebbero diventare più interessanti: lo si è visto del resto nella telefonia mobile, dove la presenza di quattro diversi operatori ha portato a una progressiva riduzione dei canoni mensili a fronte di un aumento di quanto offerto in termini di minuti di conversazione e traffico dati.

Fino ad ora, invece, il mercato della banda ultralarga ha visto un operatore – TIM, appunto – detenere più del 50% del mercato, un’anomalia che non si riscontra negli altri grandi Paesi europei.

Non sarà comunque semplice. La data in cui la proposta verrà presentata al consiglio di amministrazione di TIM è il 6 marzo (due giorni dopo le elezioni, che potrebbero cambiare molte cose). Allora si saprà se lo scorporo rimarrà una chimera, almeno per il momento, o se qualcosa sta per cambiare davvero.

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